L’autore descrive una sensazione profonda che chiama “direzione animale”. È una ricerca di equilibrio tra istinto, corpo e mente. L’idea nasce dall’osservazione della natura. Gli animali trovano adattamenti spontanei dopo ferite o difficoltà. Allo stesso modo, nello sport, il corpo sviluppa strategie di compensazione. Il movimento cambia per proteggersi dal dolore. Attraverso respiro, attenzione e lavoro mentale diventa possibile gestire fastidi e dolori senza perdere il controllo. Non è un invito a ignorare gli aiuti esterni. È il racconto di un ascolto interiore che permette di continuare a muoversi e crescere.

Direzione animale

Ci sto bene dentro, non so come dire di preciso ma è una sensazione che mi fa stare bene, che mi avvicina alla primordialità, mi fa sentire tranquillo e libero. Non so se c’è un termine giusto da affiancare e non credo neanche che sia giusto, però sono sicuro che una ricerca di equilibrio anche in questa situazione sia sempre l’aspetto più azzeccato.

L’idea che trasporto in me è quella animale, quella dell’animale che, in natura, quando si “rompe”… diciamo si infortuna o è vittima di danni da accadimenti o battaglie con altre specie, riesce a trovare naturalmente un adattamento, un equilibrio che gli permette di continuare a vivere acquisendo nuove strategie per continuare a vivere anche in una nuova situazione… un’esplosione dell’istinto.

Il mio discorso gira lì intorno, senza cadere negli eccessi del non farsi aiutare mai ma nemmeno nel ricorrere ad aiuti esterni al più piccolo accadimento.

È una ricerca di equilibrio che naturalmente sento di avere dentro. Non è un consiglio e nemmeno un invito a seguirmi, è una mera descrizione di una sensazione che mi sta suonando dentro sempre più a voce alta e mi fa stare bene.

Diciamo dal rientro dall’infortunio al malleolo di qualche mese fa, ma sicuramente era già presente da prima. Da prima de “la grande corsa bianca”. Sicuramente è nata da una mente ben diretta verso un obiettivo e dall’esigenza di “mettere in ordine” le cose al fine di arrivare all’obiettivo.

Doloretti vari che appaiono grazie ad uno sfruttamento intensivo della macchina-uomo ed anche all’età che avanza. Dolori che si presentano con costanza innescando un adattamento del corpo durante l’azione sportiva.

L’autodifesa, il cambio di impostazione di corsa che diventa un automatismo atto ad assopire i vari dolori che si presentano nel corso delle mie attività sportive, corsa o nuoto che siano.

Quello che mi piace è proprio percepire come cambia, come si modifica la mia impostazione nel corso di un allenamento nel quale i dolori mi vengono a trovare e del come mi accorgo dello spegnersi di esso e, a volte, dell’arrivo del disagio nel compagno speculare piuttosto che altri posti sparsi nel corpo.

A volte sono fastidi (o per lo meno io li definisco tali). A volte pesano un po’ di più raccontandomi e mettendo in luce una consapevolezza della situazione che non mi porta a mollare ma a lavorare col respiro e cambiare qualcosa del mio movimento, supportato dal lavoro mentale di conoscenza, catalogazione del dolore, che mi permette come di metterlo in un cassetto.

È qui che torna/arriva la potentissima immagine dell’animale in natura che istintivamente trova una soluzione traducendosi in capacità di darmi carica, energia, volontà e piacere della sfida nel continuare.

Poco importa se dal ginocchio destro poi si passa al sinistro, alle caviglie piuttosto che i tendini rotulei o la spalla destra (nel nuoto…ma anche in corsa) ciò che importa, per me, è riuscire a diventare padrone di questi aspetti gestendoli senza correre subito da specialisti. 

È una bellissima “direzione-sensazione animale” …. Io la chiamo così, che forse rischia (se perdo l’equilibrio) di portarmi allo stop, ma in fondo, a differenza di un animale, il mio rischio di diventare preda facile non è quella di sopperire ma al massimo di sorbirmi un “te l’avevo detto!!”

Andrea Pelo di Giorgio 

Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta