Durante lo spettacolo olimpico, l’Autore osserva con particolare attenzione le “facce” degli atleti: sguardi concentrati, espressioni intense, volti totalmente immersi nell’azione. Da mental coach e sportivo, riconosce in quelle espressioni la capacità di fermare il pensiero cosciente per lasciare spazio all’automatismo allenato, affidando all’inconscio la guida della prestazione.
La differenza tra professionismo e amatorialità emerge proprio nella gestione mentale: restare focalizzati sul compito, proseguire nonostante l’errore, liberare le emozioni solo dopo la linea d’arrivo. Un lavoro fatto di metodo, volontà e allenamento che può diventare un valore anche nella vita quotidiana, oltre lo sport.
Facce
Lo spettacolo Olimpico prosegue ed io me ne lascio rapire ogni volta senza freni liberando le emozioni fino a inumidirmi gli occhi in ogni situazione di gioia piuttosto che di delusione di qualche atleta, poco importa se Italiano o meno/la nazionalità (una vita difficile quella dei “sensibiloni”) .
Facce, l’ho scritto sopra perché le espressioni, gli sguardi degli atleti nel pre e durante la performance sono l’aspetto che più di ogni cosa mi ha rapito ed estasiato percependo quanto questi atleti riescano ad essere completamente dentro a ciò che si apprestano a fare.
Da persona che lavora nel campo mentale e da sportivo quale sono sempre stato percepire questa potenza mentale è qualcosa di veramente fantastico che traccia una linea ben marcata tra il professionismo e lo sport amatoriale.
Gestire la mente, fermare il pensiero lasciando spazio al momento di FARE, laddove viene lasciato all’inconscio il compito di prendere le redini in mano.
A cosa pensi quando ti sistemi nei blocchi di partenza Marcel Jacobs? (ndr: intervista di “Belve”)
Non penso a niente, faccio quello che va fatto, che ho allenato per tanto tempo facendolo diventare un automatismo. Se lasciassi spazio al pensiero cadrei nel pensare ciò che non devo fare e cadrei proprio lì dentro, quindi faccio.
Facce quindi.
L’attenzione catalizzata nei visi, alla ricerca di particolari, di sfumature che mi permettano di comprendere il lavoro mentale che stanno attuando in quel preciso istante e nel tempo della prestazione. Rimango rapito dall’incredibile capacità di svolgere un compito fatto di tantissimi movimenti che si susseguono senza la minima titubanza, automatismi perfetti che si susseguono dentro ad un binario da cui l’atleta uscirà solamente dopo la “linea d’arrivo” liberando le emozioni.
In particolar modo è impressionante la complessità del pattinaggio artistico: performance fatte di migliaia di particolari e anche dalla capacità di proseguire come se niente fosse successo in occasione di errori …. “Strabiliante!”.
Rimango incantato dagli atleti che ad occhi chiusi in perfetta connessione con se stessi pre-corrono con l’immaginazione ciò che di lì a poco sarà il loro compito informando/istruendo la parte inconscia su ciò che si troverà ad affrontare.
Certo sono professionisti, quindi chiamati a farlo. Hanno sicuramente un team composto da altri professionisti che ricoprono tutti gli ambiti importanti che permettono loro di acquisire competenza tali da poter agire prestazioni fuori che paiono impossibili da raggiungere. Questo, tuttavia, non toglie loro il merito dell’incredibile capacità acquisita del rimanere dentro al compito che serve per raggiungere l’obiettivo.
È un lavoro incredibile che richiede tantissimo allenamento, capacità, voglia di mettersi in gioco e di esplorare nuovi orizzonti.
Rimanere lì, riuscire a tenere fermo il pensiero, passare la palla all’altra parte che è dentro ognuno di noi e che pochi di noi riescono a sfruttare.
Provare per credere
Provate a pensarci, provate a farlo, nella maniera più semplice, provate a rilassarvi, mettervi comodi e a contare semplicemente valutando a che numero riuscite ad arrivare prima che il pensiero prenda il sopravvento. Provate ad accorgervi dopo quanto tempo vi rendete conto che non state più contando ma state pensando ad altro.
Gestire, guidare la mente sarebbe un grande plus anche per noi amatori se parliamo di sport ma anche nella nostra vita professionale e privata fatta per tutti noi di obiettivi.
Volontà, metodo, programmazione, curiosità e disponibilità a essere bambini per giocare a scoprire qualcosa di nuovo, fatto di strade da seguire ma adattabile alla nostra unicità magari spinti dall’esperienza vicaria nell’aver osservato una sciatrice/tore intendo con gli occhi chiusi ad ondeggiare le braccia seguendo il percorso che si srotola nella propria immaginazione, soffermatevi sugli occhi, sulla pace e benessere che essi trasmettono poi partite, sarà un viaggio bellissimo.
Non sono solo facce.
*Disclaimer: è necessario per questa pratica un buono stato di salute o per lo meno determinate caratteristiche non generalizzabili, consultate sempre il vostro medico e/o allenatore, in generale specialisti accreditati.
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta





