E’ il giorno  e non
inizia neanche nei migliore dei modi
Si presenta così “….io”, 
con la sorpresa.
Mancano  due parti dei
bracci di traino ….. è il gelo assoluto.
Nata lasciando correre la fantasia, sciogliendo le briglie
dell’immaginazione, colorando con gli occhi una cartina geografica sapientemente
aperta sullo schermo del pc.
Unire est ed ovest del nord Italia attraversando rinomate
località turistiche.
1200 km circa, una distanza mai affrontata, stessa modalità
…….le mie gambe.
C’è sempre una prima volta, viene subito dopo a quello che
hai già sperimentato.
In solitaria , nella corsa e nella giornata.
Nessun camper al seguito, nessun obbligo verso qualcuno se
non con me stesso fra l’altro disposto anche a ragionare obiettivamente. 
Un carretto tecnico abilmente preparato dal mago della
telaistica Federiconi Moto di Castiglione di Cervia modificando la slitta
(fornita dal Guru Eris Zama) che già avevo usato in Minnesota (2010).
Ruote a sgancio rapido, bracci di traino con aggancio
rigido  per il traino su strada e sistema
di variazione con ganci mobili (ad anello + moschettone) nel caso di neve alta.
Neve , si,  “….io” si
fa d’inverno  “d’estate san fare tutti”
ho sempre detto ironizzando.
Una borsa con il minimo indispensabile, una 30ina di kg da
trainarsi dietro in tutto il viaggio.
Io, Liso, la montagna, 
il lento scorrere del tempo … l’assenza di confini.
Liso è lui, il carretto, battezzato dopo questa rinascita
con un nome a doppia valenza,  unire
idealmente l’avventura con Lisa, la mia ragazza (il carretto è maschile) e
descrivere la condizione strutturale del carretto effettivamente un po’ liso
dopo tante avventure.
I saluti li avevo fatti tutti.
Lisa già dal giovedì prima della sua trasferta professionale
con la difficoltà oggettiva di “imporre” 3 settimane di stop ad una relazione
appena partita e capace di regalarmi serenità; i bimbi (bulldog inglesi) come
al solito ….peccato non potergli spiegare che tornerò , che non li stò
abbandonando. Due strapazzate, due biscotti e due coccole  prima di partire con la serenità che saranno
comunque nel loro ambiente e che ci saranno Arianna , Lisa e amicizie che si
faranno carico di garantirgli il continuo di qualche vizio.
4 pizzette a panino (una sopra l’altra) al Pic Nic da Sandro
(un po’ come tornare sedicenne) , il fallimento dell’operazione Gagliardetto
nel Comune di Cervia , il saluto ad Arianna e la strada per il viaggio
“variabilante”  è presa.

Le qualità del viaggio strutturato dall’amico, ufficio
stampa e uomo dalle mille qualità organizzative risultano essere leggermente
naif.





















Nell’ordine sono in grado di :
         
Spostare dalle 13,00 circa  alle 13,40 l’orario senza colpo ferire
         
Dilatare il classico quarto d’ora d’attesa al
Bar Copernico di Forlì triplicandolo come per magia
         
Dimenticare il giubotto ad alta visibilità,
essenziale per la mia sicurezza, nella Scenic lasciata al Surfing Shop  (cambio del furgone ufficiale)
         
Scegliere il percorso non autostradale (fino a
Padova) dopo la partenza delle quasi 16,00 da Milano Marittima cannandolo 
         
Recuperare ben 15 minuti sul Tom Tom  obbligando l’intero equipaggio ad assumere
una posizione aerodinamica

Alle 21.45  l’arrivo
ufficiale a Malborghetto Valbruna dove la Sig.a Cecilia ci attende all’Hotel
Baita



offrendoci un ospitalità completa di ristorante tipico .
Gli avvenimenti del dopo cena, coperti dal segreto sportivo,
non saranno divulgati per assenza di firma sulla liberatoria.

Torno all’inizio 
quando il giorno , il giorno di “….io”, non inizia nel migliore dei
modi.
Il sangue mi si gela dentro dopo aver montato le ruote
(prima di far colazione), non trovo più le due parti dei bracci di traino che
si fissano a Liso.
Impietrito , gelato, mentre il pensiero ritorna a vivere
visivamente le immagini della preparazione materiale e “mise in camion” .
C’erano, ….sono sicuro !!!
Ricordo bene di averle appoggiate sul carretto tutte e
quattro proprio per evitare di dimenticarle ……. Lo vedo nella mente.
Le cerco e ricerco dappertutto …….niente!!!
La immagine involontaria “faccia d’ebete con forti problemi”
appare sul mio viso risvegliando la curiosità di Fabrizio che non drammatizza
         
Trovo un fabbro e li faccio rifare, mi piace
quando ci sono dei problemi da risolvere.
Lory (la moglie) è d’accordo ma la mia tranquillità è ormai
irrimediabilmente andata a puttane (si dice).
In quel frangente sbaglio nel posizionare la tazza nella
macchina del caffè,  mangio alla boia di
un Giuda, perdo telefono, guanti per circa 10 minuti e anche il portachiavi a
moschettone regalatomi da Lisa  ( tutt’ora
uccel di bosco).
Parlo, seguo i discorsi pur rimanendo abbastanza in bambola
in tutto il tragitto che ci separa da Tarvisio.
Il mistero dei bracci scomparsi già mi innervosisce in più
l’idea che non si riesca a reperire un fabbro, o che esso non abbia il tempo/voglia
mi terrorizza.
Come si fa a partir per un avventura in cui il carretto è un
punto cardine lasciando a casa i bracci ?
Pensa alla bella figura che farò col Sindaco di Tarvisio
Renato Carlantoni …..minchia Pelo , minchia.
Tarvisio  ore 7,30 :
l’ora è  quasi giunta
anche se ancora non riesco a sentirla completamente,  …. I bracci continuano ad inquinarmi la mente
….. spiego il fatto anche agli amici Alessio e Antonio (i pedalonieri)  in attesa al Bar del Centro dalle 6.45 circa.
Un abbraccio, un caffè e l’ accompagnamento iniziale,  un bel regalo. 
Ore 8,00 :
il saluto del primo cittadino di Tarvisio Renato Carlantoni,
mentre Fabrizio si esibisce in un servizio fotografico con  l’assenza di memory card, ufficializza a tutti
gli effetti il via di “….io” che parte, come da piano d’emergenza, nella
modalità leggera.
Zainetto tecnico Scott in spalla e ritmo fin troppo allegro (assenza del traino).



Un passo avanti l’altro verso 20/25 giorni diversi,
misteriosi per un certo verso nonostante la conoscenza di me stesso maturata in
anni di esperienza. Le reazioni del fisico, la caparbietà nel raggiungere un
obiettivo , la mente, una materia ormai conosciuta ma mai da prendere sotto gamba
specialmente nelle avventure sulla lunga durata nelle quali il diavolo è sempre
pronto a metterci la coda.
Un grandissimo e validissimo supporto da Fabrizio sempre in
attività per seguirmi trovarmi gli alberghi , verificare strade , passi ,
pericoli ecc. ecc.  ma una solitudine “fisica”  che diventa estremamente impegnativa in
presenza di difficoltà che hanno la potenza  di stimolare

mente e creatività col fine di  trovare soluzioni capaci di farti star bene.  

Ripetitività di azioni mai noiose, avvolte ogni giorno da
una confezione diversa in grado di regalarti qualcosa di nuovo, impensato.
“….io”  un viaggio
emozionante con Amref al mio fianco, capace di farmi sentire quel bene al cuore
che si prova ad essere generosi nei confronti di chi è meno fortunato di noi.




Partito ufficialmente alle 
8,00 trotterellando con uno zaino in spalla, due amici a fianco e l’auto
della polizia municipale  a farci da
scorta è divenuto però il vero “….io” dopo 22 km circa quando mi è stato
consegnato, da Fabrizio e Lory,  il fido
compagno Liso capace di mettere a posto la mia mente assetata di rispetto  dei programmi annunciati.
Il diario day by day (al massimo  “two day by day” per problemi di linea)  può essere letto nella pagina dedicata del
mio blog  http://andreapelodigiorgio.blogspot.it/p/io.html
. Grammatica e forma probabilmente non saranno delle migliori ma rileggere
correggere …e anche capire, risultava abbastanza difficile vista la stanchezza (
chi si accontenta gode).
““….io” il viaggio “ sarà una sorta di raccolta , di memorie
forse neanche tanto in ordine magari raggruppate in argomenti che inizia, come
ogni memoria avventuriera che si rispetti, con un  grazie ai preziosi patners che hanno creduto
in me  supportandomi in questa sfida :

grande supporto
tecnico con materiali ai vertici della qualità

  







supporto energetico durante lo sforzo  ma soprattutto  nel recupero ed integrazione delle sostanze
perse nello sforzo



L’ossigenzazione aggiunta



per avermi disteso, rilassato, insegnandomi che ogni tanto
non è importante “fare, tanto resisto al dolore” ma  “fare un po’ di meno sentendo e rilassando il
proprio corpo”



Sempre attenti alla mia salute fisica  poi ….basta chiedere al  mio Periosto





 





                                                               










Moreno Motor Company, Terme di Cervia, Surfing ShopInbici, Capo Nord  fino alle Pompe Funebri De Gianni del
mio amico Marco al quale sarcasticamente avevo chiesto di  accompagnarmi nel lungo viaggio J .

 

Un grazie al Comune di Cervia per il patrocinio


a Max per lo
splendido logo di “….io” a Dario Daddo Nardone  





FabrizioCutela
 colui che ha
stralavorato dietro alle quinte togliendo alla mia mente pensieri organizzativi
impegnativi pesanti permettendomi sfruttare tutte le energie per il
raggiungimento dell’obiettivo.

per la considerazione ed il premio
assegnatomi agli oscar del Triathlon e 
stragrazie a

Infine un grazie a tutti coloro che compariranno in questa
avventura e nel seguito, autori di gesti che hanno fatto la differenza.







“….io”   10 dicembre
2013 : era già una grande emozione.

è un pensiero leggero ,
volutamente leggero 
vola senza entrare in
profondità per non creare un terreno fertile  
paure, difficoltà non
metteranno  radici  profonde da divenire una forza contraria alla
splendida emozione che già sto vivendo . 
avanzo seguendo l’impulso,
la voglia dissetarmi
so che ci sono, non li peso
un giorno ci sarà un
momento  (è scritto da qualche
parte) 
perché privarmi delle emozioni
?
il pericolo, la solitudine , i
rischi ….un pensiero leggero, mi sfiora, incute timore  ma …
il rumore sordo dei passi
sulla neve
il silenzio puro e terso delle
montagne
la mia solitudine
il  mio respiro affannato,
le nuvole di fumo che
usciranno dalla  bocca
la fatica
il tempo  mi farà ancora una volta capire quant’è lungo
un minuto e quanto, in realtà, giorno dopo giorno ci lasciamo sfuggire dalle
dita attendendo un week end  che il più
delle volte non lascerà che leggere tracce dissolubili
una linea rossa  lungo la quale esplorerò per l’ennesima volta
i miei confini mentali cercando di aprire altre finestre per poter osservare
nuove barriere crollare 
piena di sudore, fatica,
costanza ,
sarà  fredda, difficile, lunghissima 
emozioni , sorrisi , immagini
…… attimi   
qualcosa di unico mi pervade,
fremo
la forza del freddo incute
timore ,
un emozione diversa
forte
decisa
potente
sarà una grande sfida
sarò  “…io”
andrea pelo di giorgio 
 Alessio e Antonio


Alessio e Antonio (non so chi sia il capitano), i pedalonieri
dell’adriatico, sono due “suonati “ noti per la loro passione di attraversare
il nostro mare a bordo di un pedalone.

Conosciuti per fama tramite Radio Deejay ho avuto
l’occasione di contattarli quest’estate approfittando del loro passaggio dalle
spiagge cervesi.
Un contatto tramite Facebok 
ed un accordo per una pedalonata/nuotata fianco a fianco  ha contribuito alla crescita dell’amicizia
nella più completa stima reciproca.
Alessio e Antonio mi hanno tenuto compagnia durante i primi
45 minuti di corsa praticamente fino all’uscita del comune di Tarvisio momento
in cui sono stato abbandonato anche dalla scorta della polizia urbana.
Nonostante la loro presenza fisica sia finita lì, i due
amici sono rimasti sempre in contatto con Fabrizio svolgendo un lavoro di
consiglio e suggerimento molto importante.

 Tolmezzo informazioni e fiducia cieca

Il pizzaiolo dice 20km/18 
per arrivare alla meta di Tolmezzo …..la prima tappa.
Avanzo abbandonando la strada che porta ad Udine , secondo
le direttive  deduco, in collaborazione
col fido Garmin 910, che la meta dista 10 km . I cartelli stradali ne
danno  12,  che tali rimangono per un altro km almeno
prima di divenire di colpo 9, dove sostano per un pezzo prima di divenire 6 e
ritornare 7 dopo un altro km .  E’ sempre
bello poter contare su di un sistema chilometrico fatto alla cazzo , è un
giocare a schiantarsi le ossa  anche se
ormai ho imparato ad attutire certi colpi.
La strada è quella  giusta
e mentre cominciano a cadere le prime gocce faccio la mia entrata a Tolmezzo.
Sarò ospite all’Hotel La Rosa (comunicazione ufficiale Earthware) , che decido
di cercare una volta arrivato in centro.
Tolmezzo si presenta come un bel paesino dall’aria viva,
ordinato, ben illuminato  dove ad una
precisa richiesta di informazioni non è detto che ci sia un altrettanto decisa
risposta.
Attiro l’attenzione di un signore distinto  e corpulento:
         
Mi scusi , 
mi può indicare la strada per l’Hotel La Rosa?
         
Si certo , ….. le indico la strada  più lunga, solo 500 metri in più, se non le
dispiace
         
Veramente  ……. Sa comè ….
         
Si ma faccio prima a spiegarla …..dunque
vada  in fondo a questa strada , c’è una
rotonda gira a sx
Arriva un ragazzo giovane, 
barba capelli e occhi tutti insieme, guarda curioso  e…. :
         
Scusa  ti
posso chiedere cosa stai facendo, dove stai andando ?
         
Certo , sento le indicazioni per raggiungere
l’albergo e ti dico tutto.
15 secondi di ascolto e ….:
         
Lo accompagno io
         
Grazie.
Ringrazio anche l’uomo corpulento stoppando la sua
spiegazione,  avviandomi con il ragazzo
mentre soddisfo tutte le sue curiosità.
Rimane sorpreso da ciò che faccio , ne è entusiasta, mi
chiede info su come seguirmi, contattarmi 
….. si ferma e  :
         
Grazie, 
io vado a casa sono arrivato. Grande, buona continuazione.
         
Grazie a te, 
mi dici dove vado per l’hotel ?
         
Ah , non lo so mica
Rido tra me e me per non dire altre cose,    ……….vedo un altro  uomo.
Parlando una strana lingua molto sospirata mi spiega la
strada:
         
Quando arriva in fondo a questa via  trova alla sua destra il cons… agrario  , prosegue un po’ e gira 
Senza proferir parola indica col
braccio  una curva a lungo raggio a dx
         
Poi vede la Spar e subito dopo  c’è l’hotel
         
Dopo il consorzio agrario giro a dx allora
         
no dopo il cons agrario  curva  
ripiomba nel silenzio rimimando
la curva ad ampio raggio a dx.
Mumble mumble mumble …….
Riprendo il movimento ridendo
mentre le spiegazioni del signore ballano nella mia mente soffermandosi sul
gesto della curva innominabile.
Vedo la Spar (dentifricio
spazzolino e sono a posto) e l’Hotel La Rosa.
Ad accogliermi una gentilissima
signorina che mi spiega subito come funziona.
         
Siccome domani chiudo  non c’è la cena (ci sono comunque pizzerie in
centro e se vuole le presto la bicicletta), 
non c’è la colazione domattina e non ci sarò neanche io   quindi lei 
lasci le chiavi sul banco del bureau e si tiri dietro la porta
posteriore.
Che dire, mi sembra tutto così
strano  ma in fondo l’importante è avere
il posto da dormire e stare tranquillo.
Doccia calda prima di muovermi
velocemente verso il centro, il tempo  per l’attività 
del blog è molto importante , il diario di “….io”  deve fornire la possibilità a chi mi segue di
sapere  oltre che donarmi il piacere di
trasmettere e giocare con le parole.
Vista l’offerta chiedo la
bicicletta.
         
La bici è li, il centro è a 500 metri , le
chiavi  prendile su perchè quando torni
non ci sono, mi passa a prendere il mio ragazzo alle 21.30  e poi 
l’hotel è chiuso ….entra da dietro da dove uscirai domani.
Spaziale!!!
In centro chiedo informazione ad
un furbo che mi passa davanti schivandomi facendo finta di niente.
Sarà anche la stanchezza ma
questo tipo di maleducazione mi fa girare le palle, così torno indietro lo
afferro l’uomo per un braccio e :
         
Scusa ma ti ho chiesto un informazione
         
Ah ,
         
Vorrei mangiare un piatto di pasta, …una
pizza   mi puoi dire dov’è un ristorante
qui nei dintorni?
         
Non lo so
         
Ma come non lo sai …. Non sai se c’è una
pizzeria ?
         
Fai la curva 
sotto i portici 30 metri
Mumble mumble mumble.
Mangio, pago e rientro ….l’albergo è deserto …”mio” .
Camera , scrivo….….shining J .
E’ solo l’inizio di quello che sarà un fantastico viaggio
sportivo ed emozionale in grado di regalarmi tantissimo.
Una piccola linea rossa appariva ora sul nord est
dell’Italia, ero stanco ma non ammazzato , avevo di fronte le mie 5/6 ore di
riposo e cominciavo a mettere in pratica i meccanismi che mi avrebbero
accompagnato per almeno 3 settimane forse più ….previste.
L’ora di partenza volontariamente fissata per le 7.30 ebbe
sin da subito un ritardo condizionato dal servizio colazioni nella maggioranza
degli alberghi e soprattutto da una difficoltà mia nel seguire gli ordini di
una sveglia che strimpellava troppo presto 
considerando che prima dell’1/1,30 non spegnevo mai la luce (aggiornamento
blog) e, almeno per i primi 3 – 4 giorni, 
non riuscivo a dormire sereno forse a causa del continuo cambio di letto
.
La stanchezza risolse il problema letto alla svelta
regalandomi pian piano sonni pesanti e filati mantenendo però le difficoltà mattiniere
di uscita dal letto.

Quelle di tappa (difficoltà), sia in termini di
caratteristiche del percorso, meteo,  che
di conformazione  paesaggistica,
richiedevano (chiaramente) sforzi fisici e mentali diversi che mi accompagnavano
consegnandomi alla sera a volte pimpante a volte col desiderio estremo di
raggiungere l’hotel per godermi una doccia calda facendomi transitare fino al
domani.
Tappe come la seconda 
Tolmezzo – Nuoitas  mi regalano
una grande allegria ed enfasi forse per i paesaggio che assume sembianze più
montane con il ritorno della neve, forse perché 
racchiudono in se dei fatti che ti fanno sorridere, sentire un minimo
“noto” come al bar “La Gioconda” di Villa Santina.
La madre della titolare mi riconosce e saluta brandendo il
quotidiano (messaggero di Udine) nel quale un articolo, corredato da foto,
parla di me.
La mia sosta tranquilla si trasforma ( con  piacere) in un sacco di parole e racconti con
i clienti del bar che nel giro breve vengono informati dalla signora entusiasta.
Quel giorno, nonostante la pioggia, non cala mai di umore, è
uno dei pochi giorni in cui ascolto le “mie” canzoni (ormai stantie)
nell’MP3  che canto a voce alta
(probabilmente spaventando qualcuno) incurante del mio non savoir faire            ……….è uno spatacco, una gran sensazione di
libertà.
L’unico attimo difficile 
avviene quando, una volta calata la sera decido di seguire
un’indicazione bar  che mi porta ad
abbandonare la strada maestra.
Solo 300 metri di salitone prima di ascoltare la chiara senzazione
di errore percorso; rientro.
E’ molto freddo, decido allora di indossare anche le muffole
da sci , visto che lui  mi attanaglia alle
dita.
Sgancio i moschettoni dalla vita a mani nude, faccio la
stessa cosa con i ganci della rete aprendo la borsa per la ricerca.  Operazione conclusa,  appoggio i guanti li sopra  (scemo) 
e  riaggancio i bracci rigidi di
Liso alla cintura.
Ho le mani talmente congelate che fatico a mettermi anche i
guanti leggeri termici.
Ce la faccio . 
         
ora mi metto le muffole …….
Giro la testa indietro ….sono là nella slitta, mi sono già
legato, i bracci sono rigidi ……… …la furbizia .
Non sarebbe un problema se non avessi perso le dita
completamente e se qualsiasi pressione 
su di esse mi facesse un male cane.
Riuscire a riaprire i moschettoni è stata un impresa  molto dolorosa e difficile ma dopo un 5
minuti grazie alla  calma imposta ………
l’operazione va in porto.
I benefici 
dell’episodio li ha  avuti il bar
successivo ,  a Forni,  nel quale ho ristabilito la temperatura a
forza di bevande calde.
         
Prenda a dx al bivio dopo Forni di sopra,  passo Maurie, fa qualche km  e sulla sx noterà un incrocio ben illuminato
. Scenda a sx, 500 metri ed arriva a Nuovitas 
….li trova l’albergo omonimo.
Vado tranquillo con la nuova temperatura ristabilita.  Il buio invade l’ambiente  proprio quando arrivo al bivio.  Accendo solo le luci di Liso , affinchè ci
vedano da dietro ,  mantengo spente
quelle davanti spingendomi nella notte alla luce della luna.
Che poesia, immerso nel buio , libero io , libera la mente.
Libera di poter correre nel oscurità di quella magica notte in un posto così
disperso …… una magia.
Faccio dei km tutti al buio pesto, sono estremamente sicuro
perché nessun incrocio illuminato è passato davanti ai miei occhi , solo
qualche piazzola scura e ricolma di neve.
Tuttavia la sicurezza vacilla quando  la strada continua a passare sotto ai piedi e
non si intravvede niente.
Arrivo ad un bazar, proprio mentre Fabrizio mi chiama.
L’esercente sentenzia che Nuoitas è a circa due km a sx
…….proprio da dove venivo io
Mi scappano due parole colorite (potevo già essere in
albergo) che confermo due minuti dopo a Fabrizio accortosi dell’errore
osservando il live tracker  (fantastico,
è come l’occhio del grande fratello)
Torniamo verso il basso insieme  facendo attenzione alla mia destra  …io non vedo niente , le solite piazzole di
prima  fino a trovarmi circa 300 metri
dopo la deviazione.
Non è stata una cosa semplice individuarla ma con  l’aiuto di un automobilista che mi dice “ non
può non vederlo” e un po’ di immaginazione riesco a trovare (invisibile) il
fantomatico sentiero che in 500 metri mi porta all’hotel Nuoitas  dal quale era già partita la pattuglia di
ricerca disperso grandi.     
Road
to Misurina…..minchia cazzo


Non credo di avere un 
volto dalle sembianze proprio umanissime quando arrivo al bivio che  porta a Misurina.
Ho una stanchezza estrema , con la E maiuscola posso
garantire, a conclusione di una tappa molto dura  fin dalla mattina con il valico del passo
Maurie  avvenuto sotto un abbondante
nevicata trasformatasi in pioggia nel corso della discesa.
La sosta ristoratrice , peraltro, al bar del paese posto a
fine discesa, non era stata delle migliori

Un classico circolo gestito da un signore anziano con  una stufa soffiante aria fredda sulla quale
avevo appoggiato i guanti ad asciugare,   un toast di colore “ mi scusi mi è scappato”
ed un cappuccino fatto col criterio  “ustiono
il latte per fare la schiuma” …..minchia che culo.  

A bilanciare quest’episodio inserisco la pizza di
mezzogiorno pappata ad Auronzo di Cadore, molto buona avvolta  dalla gentilezza di un locale (nel quale ero
rimasto solo) in cui nessuno ha detto niente del mio  vestirmi e svestirmi a  piacimento , proprio come se fossi in una
tranquilla camera d’albergo  con la sola
differenza del passaggio silenzioso della cameriera ogni due x due.
Il dubbio di Fabrizio, su quella tappa, era creato dall’assenza
di strutture intermedie nelle quali potersi concedere un attimo di riposo prima
del paese di arrivo.
Forte di qualche un fantomatico ristorante/albergo (trovato
con la collaborazione di Luca dell’hotel Nuoitas – google maps) avevo deciso di
farla preferendola ad un’ alternativa più semplice.
A posteriori posso asserire che il dubbio non era infondato,
i pochi alberghi/bar erano effettivamente chiusi così una volta iniziata la
salita verso Misurina mentre il paesaggio assumeva fattezze sempre più
montane  proponendo panorami e creste
veramente da favola (le tre cime di Lavaredo) mi rendevo conto che la patata
cominciava a diventare bollente e che tutta quella “bollentezza” non scioglieva
neanche un grammo di neve ….anzi, di pari in passo con l’aumentare della quota
vi era un proporzionale ….anche di più …. aumento del manto bianco che di li a
poco diventò padrone effettivo di tutto ciò che mi circondava.
Incredibile di come 
quell’ambiente montano ricoperto di candido biancor assumesse nel giro
di poco  fattezze quasi irreali.
Montagne di neve accalcate dappertutto,  alberghi , bar  completamente sommersi  e irrimediabilmente chiusi.
Col passar dei km con il calar della temperatura, complice
anche il giorno che stava lentamente lasciando spazio alle tenebre,  aumentava chiaramente la stanchezza ed il
pensiero di non trovare niente di aperto 
costringeva la mia mente ad un lavoro più importante.
Ma si sa che in casi estremi c’è sempre l’aiuto della
provvidenza che in questo caso arrivò proprio dall’ambiente clericale, nei
panni del Sig. Lorenzo.
Un suv grigio, proveniente dalla corsia opposta, si affianca
abbassando il finestrino, il sig. Lorenzo (che conoscerò poi) mi chiede se può
farmi una domanda.
         
Certo
         
Ma lei è il signore che sta attraversando l’arco
alpino ?
         
Sono quello . Dico sorridendo
         
Sono il direttore della Villa Gregoriana ( 500
metri avanti) , ho letto di lei sul giornale stamattina, complimenti per
l’impresa …… saremmo lieti di poterla ospitare nella struttura.


Compiaciuto ringrazio spiegando che quella sera, per una
questione di km,  dovevo raggiungere
Misurina (dove avevo già l’hotel riservato) ma che sarei stato lieto di fare
una pausa ristoratrice.

D’accordo su tutto mi indica la strada, probabilmente un po’
più lunga dei 500 metri suggeriti, accogliendomi con gentilezza nella immensa
villa Gregoriana di proprietà della Diocesi ospitante gruppi di vacanza di
disabili e tanta altra gente facendo buone azioni + una ,in quel giorno ,  …… 
”….io”.

Una mezz’oretta di pausa, con piccola visita del pian
terreno della villa ,  solito
rifocillo  nella sala piena di persone in
attesa della cena

mentre fuori dalle
mura buio e  freddo si rinforzavano
sensibilmente.

         
Mancano solo 6,5 km al bivio, molto impegnativi  a dire il vero , mi rammentano. 700 metri di
dislivello .
         
“Minchia” ,  penso partendo con tutta la volontà di finire
ed una condizione ancora buona.
Per i primi km tengo effettivamente un buon passo, spingendo
con forza sia con le gambe che spalle/braccia attraverso il prezioso aiuto dei
bastoncini.
Mi rendo conto però presto che i già lunghi 11 minuti  e rotti impiegati a percorrere un km  si allungano, grazie alla stanchezza  ma anche all’aumentare della pendenza, fino a
divenire interminabili.
A  peggiorare la
situazione ci si mette anche Fabrizio (non per colpa sua)  sentito pochi minuti prima  per la conferma del paese d’arrivo.
Comunicazioni nell’ordine: 
1 stasera risiedi all’hotel Miralago , mi hanno detto però
che devi arrivare entro le 9,00 se no …..ciccia
2 non fanno servizio ristorante       
Fuori si bela dal freddo, 
il ghiaccio ricopre la strada facendomi faticare a trovare il grip con
le scarpe,il ritmo rallenta a tal punto che il crono arriva a segnare 14’ 56”
interminabili  per un km. L’impegno è estremo
devo andare più forte possibile  per non
arrivare fuori tempo e trovare l’albergo sbarrato.
Il nervoso  mi morde
le orecchie.
         
Ma che cavolo vuole dire , “se non arriva entro
le 21,00 chiudiamo” ?  Da quando in qua
gli alberghi chiudono ….. (a parte quello di Tolmezzo) , fosse stato mezzanotte
.. dico io .. ed inoltre sai che  una
persona sta arrivando ……. ma stracavoli, aspettalo!!!
Un passo avanti l’altro Andrea, prima o poi
finisce questo muro.  Se è vero che
stamattina sotto ai piedi c’era dell’altra roba ….passa anche questo.
Effettivamente , leggermente sfigurato (così mi sento) dalla
fatica arrivo al bivio. Qualche dubbio sulla direzione , chiamo Fabrizio che mi
guida ricordandomi i pochi km  ( 3 almeno
….altro che uno) più il Grand Hotel che in realtà non centra un fico secco con
la direzione dell’hotel Miralago.
Fortunatamente, una volta entrato in paese, vedo sulla
destra un cartello direzionale, mezzo coperto di neve , in un angolo della
strada. Mancano 500 metri circa, è uno stradello innevato che passa davanti ad
una pizzeria, l ‘unica aperta mi sa. 
Lo vedo, la in fondo alla fine di quel sentiero che si snoda
attraverso curve viziose che non fanno altro che allungare la distanza.


Ad attendermi , credo siano le 8,30, un signore anziano  molto gentile intento a guardare un programma
della De Filippi in Tv

Mi sembra di carpire chiaro e tondo che l’albergo non sia
dotato della più moderna tecnologia  ma
poco importa, l’importante è riuscire a rilassarsi mangiare qualcosa e dormire
bene.
Sottolineo ancora una volta la gentilezza estrema del
signore ( 70 enne circa) ; a registrazione eseguita mi consegna  documento e 
chiavi mentre io sto bello ritto  carico come un somaro con la borsona in spalle,
lo zaino, telefono ecc. ecc.
La chiave è tipo quella di Fantozzi , dotata cioè di un
portachiavi gigante dal peso di circa  3
/ 4 kg.
         
camera numero 12, secondo piano
         
Cazzo (mi scappa dentro)  neanche al primo   …oggi tutte le fatiche.

A quattro rampe effettuate entro nell’androne ,   la luce non si accende…pazienza …. corridoio
con ormai la spalla sx che urla, trovo la camera numero 12 e completamente al
buio provo ad infilare la chiave nella porta.
Non ci entra, non la becco proprio
         
Vuoi che sia diventato così incantato ? 
Provo e riprovo, 
niente da fare, le borse ormai hanno un peso di 200 kg e mi scappa anche
la pipì, una di quelle che ti fanno stringere le gambe.
Continuo a non farcela, il nervoso ormai mi ha travolto
…..accendo la torcia del telefono e ……. La feritoia della chiave è orizzontale
.
         
Ma dove cavolo si è mai vista una feritoia
orizzontale  !!!
La chiave finalmente entra ………. non gira.
Provo e riprovo, niente da fare, entra da ambo le parti  ma non gira.
         
Adesso vado di sotto e mi sente ….….. penso
nervosamente
Guardo la chiave come per minacciarla di violenza grave,         ….
è un ultimatum!!!
Non dice niente, mi fa osservare solo una cosa  …… è la nr. 16.
Non so se è più la voglia di andare di sotto  o cambiare porta e cercare la mia camera.
Vince la seconda, 
chiave in orizzontale et voilà , la porta si apre lasciando spazio ad
una visuale inattesa.
Un lavandino  con un
bidet posticcio sotto.  Richiudo per un
attimo
         
È la prima volta che mi capita di entrare dal bagno….…che
stranezza.
Spalanco.  
Il lavabo e di fronte il letto …forse riesco anche a lavarmi
le mani da steso (quasi quasi l’ipotesi entrata dal bagno era migliore); a
fianco  una porta che porta (scusare la
ripetizione) al W.C e doccia.
Fantastico …..beh poco male ma in fondo c’è tutto ciò che mi
serve per passare la serata.
Solita strategia scald’ambiente. Apro la doccia a
temperatura max  mentre tiro fuori il pc,
scarico foto e filmati dagli apparecchi trasferendoli sull hard disck e, mentre
il fido portatile esegue il suo lavoro, mi denudo apprestandomi a godermi la
meritata e calda doccia.
Assenza di fumo …………….. manca il vapore.
Mano sotto al getto dell’acqua e ……rimango senza fiato, impietrito.
         
GHIACCIATA !!!
Resto fermo immobile.
E’ un colpo al cuore, forse anche uno al culo …. non so, non
riesco a gestire l’idea di dover far la doccia fredda.
Rimango nudo e tinco circa un quarto d’ora.  Braccio teso e mano che non esce mai da sotto
al getto della doccia cercando di carpire anche la minima variazione spremendo
tutta la speranza che ho in corpo.
Il pisello mi dice che se lo metto sotto si ritirerà  non sapendo,poi, se sarà poi in grado di fare
ritorno. 
Capto una leggera variazione, forse è solo la mano che si
abitua.  Decido di farla evitando perdita
di tempo e conseguente chiusura della pizzeria vista l’assenza di vita nel
paese.
Le parole che usciranno nei 3 minuti di sofferenza non sono
riportabili . Sono lavato,  non  perfettamente risciacquato ……ci penserà il
telo. 
Scendo e  calmissimo
(d’altronde sono gentilissimi) comunico spiacevole fatto.
         
Come fredda ? 
doveva lasciarla correre un po’
         
42 km ? 
300 metri di vialetto innevato  e il titolare mi dice che il pizzaiolo è già
andato a casa, al massimo può darmi ciò che è rimasto .
Accetto al volo scacciando l’idea di dover fare strada col
rischio di trovare poi tutto chiuso.
E’ un ottima scelta vista la bravura che mette in campo
creandomi un piatto enorme di affettati, formaggi,   insalata, dolce, caffè, coca cola.
Via  a scrivere  sul blog e a godermi un riposo ancora non
dei  migliori.
La sveglia della mattina seguente segue la solita prassi ……
anzi peggio e non scendo dal letto prima delle 7.45 .
Faccio scorrere l’acqua nel lavandino in camera (servizio
che pochi hotel hanno) e nel frattempo 
preparo tutto,  io compreso.
Ore 8,00 l’acqua ha ancora i ghiaccioli,  neanche il gusto di lavarsi la faccia con
l’acqua calda.  …si vede che deve andare
così.
La colazione rispecchia un po’ il contesto generale  rimanendo leggermente stantia  in una sala agghindata da una triste ed
inquietante (parere personale) pelle  di
daino/capriolo   o similare aperta ed
appesa al  muro

Saluto cordialmente, ringrazio per l’ospitalità completa
ripercorrendo i 4 km  e qualche spiccio
fino al fatidico bivio e la seguente discesa verso Cortina.
  














Cortina
, il bar e il ciccione maleducato


8 km circa di discesa, in cui lascio che le gambe si
divertano tenendo ritmi anche troppo veloci ma necessari dopo le fatiche
estreme fatte la sera precedente per raggiungere Misurina, mi portano a
Cortina  ritenuto un passaggio
“obbligato” vista l’importanza della località turistica nel panorama alpino
Italiano.
Non avendola mai vista decido di regalarmi una sorta di
visita turistica nelle vie del centro riservate solo al traffico pedonale  cosa che mi vedeva comunque in regola anche
se trainavo Liso, il carretto.
E’ passata da un oretta la metà mattina, il sole scalda
avvolgendomi con una coperta molto gradevole (a volte anche troppo calda sulle
gambe) e per me è il momento di mettere qualcosa nello stomaco.
Trovo il bar “giusto” verso la fine del corso principale
dopo esser transitato davanti a vetrine, attività  dall’eleganza anche un po’ troppo  per quello che sono io  ma ….sono a Cortina dove il lusso è palpabile
nell’aria.  Il mio bar è contraddistinto
da una grossa botte all’esterno che funge da tavolo con un paio di sgabelli ,
lo scelgo proprio per quello  vista la
gradevole temperatura del sole che gli batte direttamente sopra.



Sgancio Liso premurandomi di non parcheggiarlo di fronte al
locale per non intralciare l’entrata. Lo 
lascio sulla parte opposta della strada proprio su una lingua di neve
ancora non sciolta, ben visibile sul manto bianco e non intralciante in nessuna
direzione.
Il bar è strapieno, stipato, tutti intenti a bere qualcosa
ma soprattutto a guardare le olimpiadi invernali. In programma in quel momento
una manche di uno slalom non so se speciale o gigante nel quale gareggiava
qualche atleta italiana.
Chiedo tranquillamente un cappuccino e una grossa fetta di
strudel che, susseguentemente, dopo aver pagato e creato un altro po’ di slargo
(l’omo ha da puzzà) consumerò nel tavolo esterno.
Cappuccino ottimo, strudel super.
Noto una persona (sembra già idiota a vederla da lontano),
sbuca da un vialetto laterale, è in rotta di collisione con i bracci di Liso.
Corporatura grande, panzona, un paio di occhiali vecchio
tipo color tartaruga con lenti uguali; avanza con passo addormentato dritto
dritto .  L’impressione è quella di una
grande nave alla quale, una volta lanciata, è praticamente impossibile far
deviare drasticamente la traiettoria.
Tra me e me penso che lo farà  proprio in considerazione della visibilità di
Liso.
Non avviene, ormai è ad un tiro di schioppo. Mi alzo arrivando
fino a metà della carreggiata non intervenendo,   “metterà il piede tra i due bracci” .
Osservo in silenzio , fa un passo  schiacciando sotto al suo piede grasso
(sicuramente puzzolente) un braccio di Liso 
che per la pressione fa una sorta di inchino.
Come se niente fosse successo. Continua a camminare mi passa
a fianco dirigendosi al bar totalmente assente alla vita esterna.
Scatto come una molla pur mantenendo la calma, mi giro e
l’afferro per un braccio:
         
Mi scusi , ma non ha visto che lì per terra c’è
un carretto  a cui lei ha pestato il
braccio senza colpo ferire? 
Scocciato per esser stato preso , mi dice:
         
Scusi ?
Ripeto filo per filo segno per segno  quanto sopra
         
È un isola pedonale questa,
         
Il fatto che è un isola pedonale le da diritto a
pestare coi suoi piedi quello che vuole ?
         
Non mi interessa , mi lasci andare.
         
  …..ma
guarda te questo
A me sinceramente sembra di sognare, il vertice massimo
della maleducazione cafoneria inseriti in un uomo di merda che si crede una
razza superiore.
Esprimo solo un “guarda te che gente”  prima di far su le mie cose e riprendere
verso il paese di Dobbiaco rimuginando ancora sull’accaduto e comunicandolo a
Lisa che mi spiega, ancora una volta, la strategia del “buco in fronte” .
Giusto il tempo di un chilometrino che, mentre affronto la
salita che mi porta fuori paese,  il
fermo a R che tiene fissato il braccio rigido al carretto si spezza a metà
liberando la parte sx.
Il peso del panzone sul braccio ……Porca P…a  T…a .
Stop obbligato, nessuno in giro , case circostanti chiuse e
senza anima viva apparente ……mente in movimento……. l ‘unica cosa da fare.
Mi costa una mezz’ora 
forse anche più ma pensando, girando ed osservando con gli occhi
attenti  noto i ganci della rete ferma
carichi. Con le armi di cui dispongo , denti e forbici, tolgo la gomma
protettiva e riesco ad addrizzare la parte a S di uno . Lo spessore è giusto
per il foro, inserisco ed il gioco è fatto.
In culo al panzone e via.
Il
Passo CimaBanche anzi lo Chalet


Cortina è alle spalle, la maleducazione anche, sto bene , il
sole mi bacia tranquillamente accompagnandomi all’ora di pranzo che avverrà alla
prima occasione utile dopo le 13,00 (più 
o meno intorno al 25° km adattabile 
di solito). La strada sale e lo stesso faccio anch’io andando di passo
tranquillo raccontandomi un po’ tutto quello che era successo fino al quel
momento.
Allo svalico ci sono un paio di ristoranti , da quel punto
parte , credo di aver visto bene, una pista da sci di fondo o arriva una pista
di sci alpino  o forse è un tratto
percorso da chi fa sci alpinismo …… qualcosa che avesse a che fare con gli sci
comunque.
Sulla destra c’è lo Chalet Cimabanche,  un piccolo chalet molto caratteristico.

Decido di sostare, lo faccio ancor più volentieri dopo aver
chiesto ed ottenuto un giudizio molto positivo da una coppia in viaggio di
nozze già cliente dello chalet da anni.



Desto la solita curiosità alla mia entrata, chiedo se si può
mangiare  e al cenno positivo della
ragazza mi siedo nell’unico tavolo libero al momento.
Come dico di solito nei bar quando mi incalzano per sapere
cosa voglio ordinare “ mi smonto un attimo e poi comunico”
Così è, mi tolgo gl abiti in eccesso, appoggio lo zaino
nella sedia,  tiro fuori tutti gli
armamentari per dare un po’ di vita al telefono ed aggiornare la mia situazione.
Un ordine semplice, pasta con olio e grana, coca cola,
ammazzo una banana ed un buon caffè finale.
Naturalmente espongo “….io” 
raccontando velocemente i chi,come,perché  alla ragazza, a vari clienti del ristorante
poi , fino ad arrivare alla conoscenza e allo scambio di impressioni col padre
della signorina che mi ha accolto e servito.
E’ un signore esuberante, genuino, di quelli che parla a
spron battuto.
Parliamo di tutto , avventura ,sponsor tecnici economici  cifre 
ecc. ecc.
Prima di salutarci ho l’occasione di vederlo all’opera nei
panni di fotografo  “faccio solo foto
perfette”  immortalandomi con la figlia.



Sono ospite, non pago niente ….anzi ,  ricevo anche una promessa di sponsorizzazione
per il quintuplo ironman  Varano LakeXtreme del 23 giugno…… altro che il signore di Cortina.


 La pagina di Cortina si
chiude bene con la chiamata dell’omonima radio 
(Simona la speaker) che dedica uno spazio ad “….io” con un intervista in
movimento di 10 minuti bissata poi nei giorni successivi quando mi trovo nei
pressi di Milano .

Incontro
Folin


Andrea , amico e compagno di squadra  mi aveva chiesto dove mi trovavo.
Considerando il fatto che la mia traccia era sempre
disponibile e verificabile da Fb/blog/twitter ecc. ecc.  rispondo con 
un ironica “rotonda di Zadina”
Ero uscito da poco dallo Chalet Cima Banche quando una
Subaru Forester bianca mi si affianca .
 Vedo la sua
faccia  in espressione “patacca”
sorridermi .
E’ una bella sorpresa, non ci avrei mai pensato. Piccola
sosta di saluti ed abbracci, qualche domanda informativa prima di riprendere
salutandoci con sorriso sincero.
È sempre un piacere.

Rio
di Pusteria – stremato  nell’hotel
simpatia



Parto quasi con dispiacere da Villabassa  paese lungo (ci ho messo 3 km a trovare l’albergo)
in cui sono stato ospite dello splendido Hotel Adler

Gestito da una famiglia stupenda e con personale di alta
professionalità. Deliziosamente viziato e stracoccolato .  

Il saluto con  …. (e
mi perdonerà perché non ricordo il nome) è un piccolo evento del mattino
comprensivo di  foto davanti al complesso
Alberghiero.  
Mi  incammino  verso Brunico e Rio Pusteria.
Piove, piovicchia ma non è un problema in quanto sono
protetto dal mio goretex totale Scott che mi tiene al riparo del vento e dell’acqua.
La strada iniziale non  è delle migliori in quanto  statale ad alta percorrenza.
Giusto pochi km alla galleria  nelle quale è ben specificato che gli omini a
piedi , specialmente quelli che trainano un carretto, non possono passare.
Non so come mai ma qualcosa non gira bene, perdo del tempo
in cazzate o per lo meno in quelle che ritengo tali , sistema  questo , tira fuori quello   ecc. ecc.
Mi stoppo prima dell’ultima svolta che mi permette di uscire
dalla statale e non prendere la galleria.
Prima di effettuare qualsiasi mossa (sono bravissimo a sbagliare
strada) contatto Fabrizio.
Mi conferma che il passaggio dal paese non  comporta un allungamento sensibile del
percorso, riparto tranquillo.
Per non sapere ne leggere ne scrivere chiedo ulteriori
informazioni ad una gentile signora che incrocio all’imbocco del paesino.
         
C’è anche la ciclabile che arriva fino  a Brunico, 100 metri avanti sulla sx
La imbocco sulla fiducia …… è piena di neve, mi fa divertire
rendendomi curioso di scoprire il comportamento che terrà Liso  su questo fondo così silenzioso.
La cosa negativa viene dai tratti in cui la neve è acquetta non
indosso il goretex ai piedi ma le  T2 Palani  che però non resistono all’acqua …neanche
quella fredda.
Qualche km , riprendo la strada maestra, comincio a salire
di quota arrivando di buon passo alla pausa di metà mattina.
C’è un bar proprio sullo scollinamento  dove mangio un ottimo strudel, un buon
cappuccino con l’aggiunta di un espresso giusto per combattere l’ombra del
sonno derivante dall’ancora poco dormire che mi gira attorno.
Traffico ….. molti camion.
Alla mia SX l’entrata della ciclabile. 
Si stacca dalla strada principale inserendosi tra le
montagne ……  la prendo  e devo dire che me la godo  anche se 
il problema dei piedi rimane.
Si inserisce nei boschi permettendo alla mente di fondersi
con essa mentre gli occhi spaziano alla ricerca di particolari da fermare nella
bellezza di quegli scenari che persistentemente rimangono bagnati dalla
pioggia.
I km passano con il loro ritmo tranquillo, mi godo il
momento allontanando quasi anche il pensiero della metà di mezza tappa posta in
quel di Brunico.
La sbarra è chiusa, l’indicazione indica chiaramente
ciclabile per Brunico a sx ma la sbarra è chiusa  praticamente sepolta dalla neve. Seguo la
strada che continua dritto  passando
dietro a qualche fattoria, fino a portarmi ad una casa dove finisce.
Di lì in poi c’è un campeggio.
Un po’ mi girano pensando ai km  da 
fare a posteriori per andare a riprendere la strada statale che vedo
a  poco lontana dopo i campi.
Non cedo a quell’evenienza, suono il campanello della casa ,
presumo , dei titolari.
Un ragazzo dal proferire Italiano leggermente spigolato  mi spiega che 
Brunico è vicino e che se non voglio tornare indietro l’unica
possibilità è oltrepassare il campeggio, andare oltre le reti di recinzione
(c’è un passaggio) attraversare il bosco e scendere una discesa corta ma molto
pericolosa per infilarsi, dritto dritto, nel sottopasso e sbucare a Brunico.
Sorridendo mi butto all’avventura . E’ trail puro in mezzo
alla neve che rende Liso una slitta pur senza smontargli le ruote.
E’ un passaggio divertente, sbuco dentro   a Brunico, dove dopo esser stato rifiutato
dalla mensa degli anziani, in quanto mensa non ristorante, mi accomodo in una
pizzeria del centro.
E’ la mia oretta di relax, i soliti rituali, il mio divagare
nelle comunicazioni con l’effetto degli occhi che mi chiedono di rimaner seduto
e lasciare che si chiudano al posto di riprendere il movimento.
Come al solito non gli do retta, proprio cocciuto,
rinfilandomi nella ciclabile che arriverà fino a Rio Pusteria luogo in cui
dormirò quella notte.
Non so come succeda, probabilmente è colpa mia o forse è una
magia fatto sta che la larga ciclabile si trasforma in un sentiero che costeggia
il fiume  pozzangherato, fangoso e  innevato.
Incontro anche ad uno dei personaggi meno furbi del mondo
intero uscendo proprio dal sentiero nel suo giardino. E’ intento a lavare
l’auto.
Chiedo informazioni 
avendo un bivio davanti.
         
Per Rio di Pusteria?   ……… segua il sentiero   e ci arriva direttamente.
         
Ma non vedi che ho un carretto dietro che pesa che
“Dio sa l’ostia? “ (detto locale non offensivo e comunque perdono). mi ritrovo
a pensare  500/600 metri dopo con la neve
a mezza gamba in una salita che mi sta portando verso non so quale monte.
Inverto la marcia col motto in
testa “fa che non lo trovi”  girando a sx
all’incrocio che porta al paese.

La ciclabile originale è davanti
a me subito dopo l’incrocio  successivo.
La inforco non preoccupandomi del
fatto che essa è distante dalla strada principale non pensando, in sostanza,
che essa attraversa la vallata senza passare praticamente da nessun paese.
Piove forte ed ininterrottamente,
da Brunico, sulla mia figura di omino che si muove. Tengo la testa ferma sul
concetto che la sera prima o poi arriverà conscio che non avrò l’occasione di
effettuare la pausa pomeridiana  per non
avere un aggravio importante di km.
A testa bassa come un mulo mentre
le luci della notte calano, i piedi acquisiscono l’effetto marcio diventando
completamente bianchi ……azzurro T2  più
precisamente,  mollicci e pieni di
pieghe.



 Spesso e volentieri pozzanghere profonde
avvolgono il piede,  l’acqua al collo
delle caviglie mi fa salire i brividi che comunque hanno un effetto positivo sul
sonno……………. Sparisce!!!
L’arrivo a Rio di Pusteria  è intorno alle 20,00.
Sono veramente provato,  stanco e infreddolito.
L’albergo, che fortunatamente mi
sbatte proprio sotto al naso, è gestito da persone di quelle che ti accolgono
cl sorriso di circostanza ma che in realtà sembrano scocciate dalla tua
presenza e  forse lo sono davvero.
Fabrizio mi aveva già messo al
corrente del fatto che non erano assolutamente interessanti all’ospitalità  ma “forse quando gli spieghi tutto
….sicuramente cambiano idea” .
         
L’importante è che arrivi presto  perché se no il cuoco se ne  va.
         
E’ la sera giusta ….penso.
Sono regolarissimo, arrivo in tempo  , consegno subito i documenti e mentre lui,
col sorriso di circostanza,  l’accento
spigolato mi accompagna alla camera (molto carina devo dire) lo informo della
mia esigenza di mangiare.
         
lei faccia la doccia adesso.
Gentilissimo.
Non ci metto neanche tanto, evito la prassi  lunga delle foto e dei video scendendo nel
giro breve  (20 minuti) .
         
il cuoco è cià usciten !!!  ma può andare in pizzeria ….. attraversa la
piazza, nella via dopo la trova. Forse è meglio che metta un giubbotto .
         
Ma  va a
fare in c..o  dico mentre vado in
pizzeria.
         
Sono 32 € 
mi dice il figlio al mattino.
Spiego tutto , l’impresa, l’impatto pubblicitario, Amref ,
la sensibilizzazione che portiamo avanti .
         
Sono 32 € 
ripete
Non ricordo il nome dell’albergo ma in fondo è meglio così………..
sorrido di circostanza  
La prima cosa che noto partendo in quel mattino è che deve
essere iniziato un periodo sfortunato per i rapporti informativi con i
passeggianti delle città/paesi.
E’, infatti, dalla città di Brunico che ogni volta che
chiedo informazioni incappo in signori tedeschi che guardandomi con occhi
strani  riescono, allargando le braccia,
a dire solo “non capisco”
Uno , due , tre , quattro, cinque , sei , sette …….. minchia
che sfiga.
Mi dicono “trattasi di una comportamentistica umana non ben
chiaro se Italiana, Tedesca, Austriaca o Nipponacante chiamata  Sud Tirolo” 
….non so, non mi interessa neanche approfondire (non faccio di tutta
l’erba un fascio).
La richiesta di un informazione  merita sempre una risposta.  EDUCAZIONE.         
    
a
Bolzano , oltre la frana , ospite della famiglia Ferrari


Abbandono Rio di Pusteria .
Saluto il simpaticissimo figlio della famiglia XY avviandomi
sereno in direzione Bolzano.
La notizia ottima è che non piove e la temperatura è
gradevole sin dalle prime ore della mattina, quella meno buona è che mi sono
vestito come il giorno prima con i pantaloni felpati che mi porteranno, nel
giro breve, una friggitoria nelle gambe.
Afferro la ciclabile fino a Chieves  ( 5km ) uscendo poi sulla strada statale(nessun
rischio, ne ho già avuto abbastanza ).
Traffico tranquillo, strada ben asfaltata e pendenze non
impegnative sia in salita che in discesa.
A Bressanone mi prendo il primo ed unico (spoilero) ditaculo
annunciato da una strombazzata feroce.
Me lo regala in rotonda un ragazzino figlio di papà a bordo
di una Bmw serie 1 con radio a palla, bassi vibranti e lame rotanti .
La precedenza ad un uomo col carretto  non fa parte del codice della strada e
probabilmente l’uomo col carretto non può neanche calpestare il manto stradale.
Gentilmente me lo fa notare sbandierando un dito alzato
verso l’alto  condito da una faccia da
sboroncello che metà basta.
Raccolgo e deposito nel cestino del Bar Sport  dove mi fermo per la classica pausa di metà
mattina.
Sono particolarmente tranquillo, mi godo il sole, l’ordine,
la precisione e l’organizzazione del Sud Tirolo che però mi stupisce
percorrendo la statale che porta a Bolzano dove un cartello giallo informativo
segnala la chiusura della Statale per la città al km non ricordo  ….altro , come dicono al banco salumi.
Nessun altra notizia, 
strade alternative per Bolzano , 
possibilità di deviazioni una volta passato quel cartello, niente …………..
per la precisione.
Mistero che rimane anche chiedendo informazione alle poche
persone al di fuori di un capannone.
         
C’è la frana 
ma forse a piedi la fanno passare …..magari dalla ciclabile……forse
         
Altre strade per Bolzano ?  …….che mi risulti  no.
Fiducioso  di una soluzione positiva oltrepasso la
segnalazione gialla percorrendo quella statale così tranquilla e poco
frequentata dalle auto.
Gestisco il dubbio e la fiducia
fino all’incontro col ristorante.
Sono appena uscito dalla
ciclabile quando me lo trovo davanti, probabilmente  ci stava ancora qualche km  ma 
l’incertezza creata dalla situazione frana mi consiglia di sostare.
Osservandolo da la netta
sensazione di essere chiuso a tal punto che quasi decido di  riprendere il viaggio.
Ma non avevo fato i conti con
l’impeto della fame ….. o la  voglia di
riposarmi un attimo???   Appoggio la mano
nella porta , si apre scoprendo la figura di un anziana signora seduta nel bel
mezzo del ristorante deserto .
         
È aperto ? chiedo .  Posso mangiare qualcosa?
         
A dire il vero 
no …. o meglio chiudo da domani, se si accontenta di qualcosa di
semplice.
         
semplicissimo , pasta con l’olio e coca
cola.  
Il meccanismo ristorante si mette
in moto, mi apparecchia il tavolo  con
tutte le sue cosine  e, mentre l’acqua
arriva a bollitura mi spiega che chiuderà fino a quando non riapriranno la
strada.
         
 Da quando
c’è la frana  non passa più nessuno, cosa
devo stare aperta a fare?  ….vuole anche
un insalatina ?
Quella che  arriva è l’insalata più timida che abbia mai
visto , quattro foglie di lattuga verdina chiara appoggiate su di un letto  di piatto fondo che non fa invidia neanche alle
colleghe servite in alcuni ospedali.
C’è la fame  che la divora e divora anche la pasta con
l’olio.
Aggiungo un gelato rimasto lì da
Aprile (comunicazione ufficiale della signora) + un caffè.
Al momento della richiesta del
conto da simpatica vecchierella  si
trasforma sparandomi un 18,60 €  che mi
suonano come un tantino eccessivi …forse l’olio …forse l’insalata …..o forse mi
ha leggermente sodomizzato .
Prendo per buona la terza
ringraziando per l’azione esclusivamente teorica.
La temperatura cala , la gamba
riprende una temperatura decente portandomi ad una crescita di condizione con
l’arrivare della sera.
Nel frattempo Fabrizio si era
informato con la Protezione Civile ottenendo un pass telefonico  per il mio passaggio in zona frana.
         
Basta che faccia attenzione ai sassi che
rotolano giù dall’alto ……..rassicurante.
Vado tranquillo , il problema
sera è stato risolto dalla disponibilità dall’amico Roberto Ferrari di Skinfit  che oltre ad
ospitarmi a casa propria (Pineta Laives) mi viene anche a ritirare in quel di
un bar dove mi ero appoggiato (Bolzano)

Come al solito per ulteriori
conferme chiedo info lungo il corso,  un
uomo mi dice  “non capisco”  mentre un altro  mi dice “prenda l’autobus” , ….al terzo non
chiedo niente continuando ad avanzare mentre un elicottero continua a
stazionare a mezz’aria quasi a controllarmi.

         
Ho il permesso della protezione civile !!!  comunico. Lui rimane lì portando a galla il

ricordo dell’esperienza al sentiero Numero 1 dell’Adamello  quando l’elicottero scese recuperando due
cazzoni  che rispondevano al nome di Giorgio
– Aldovini  ….ma questa è un’altra
storia.

Entro in zona frana
oltrepassando, spostando le barriere segnaletiche/intimidatorie  facendo finta di niente …..per non saper ne
leggere ne scrivere corro  in modo da
riuscire ad oltrepassare il tratto nel minor tempo possibile.
Solo qualche chilometro, ne esco
non intercettato da nessuno anche se ad un certo punto un numero sconosciuto
appare sul telefono.
         
Mi hanno scoperto ……mannaggia !!!
In realtà era un uomo di Rai 3
regione.
         
La attendo a Bolzano sulla pista ciclabile per
un video e relativa intervista  se è
disponibile
         
DI SPO NI BI LISSIMO!!!
Giusto per darci un parametro di
tempo gli comunico cosa sto vedendo in quel momento.
         
Ma c’è anche uno svincolo stradale?
         
Si
         
Ah  ho
capito ,  è vicino ……mancheranno un paio
di km
Ringrazio per lo sconto
chilometrico ,  con i miei conti della
serva ne mancavano 7/8 ….continuo a correre ancora con più verve e con un gran
sorriso (grande Fabrizio).
Ne passa di tempo  e anche di km .
Lo richiamo
         
Effettivamente ho fatto un errore ……da dov’era
lei ne mancavano  almeno 6. Dal casello
dell’autostrada che sta vedendo  ne
mancheranno 1,5
Saranno almeno 3 , sembra niente
ma sono differenze lunghe con i ritmi che tengo  e  Liso
al traino. Arrivo col sorriso e bello pimpante .

Insieme facciamo un bel
lavorino,  video di corsa, intervista,
particolari sugli sponsor , Amref in primo piano ….. circa 15 minuti  di
tempo.


Alle ore 8, qualcosa  attendo Roberto Ferrari  in un bar indicatomi da Rai-man.
Sarà una serata spettacolare,
principalmente per la genuinità e l’amicizia 
dimostratami da tutta la famiglia Ferrari (Roberto, Barbara,Silvia e
Kiki Christian) ….Persone con la P maiuscola, altro che “non Capisco” ……  in secondo luogo per la variazione sul tema
“solitario” che mi aveva accompagnato fin lì e lo avrebbe fatto …fin là.   
Un grazie particolare ai figli che
dopo avermi fatto qualche domanda e stretto la mano hanno dormito insieme per
lasciarmi la disponibilità di un soffice lettone.
Ottima cena ( ho bevuto anche un
bicchiere di vino) e chiacchere a 360° per la chiusura di una  bella giornata.
   
Il passo Palade  ….c’è un bar?

Ci sono anche le frittatine nella colazione Ferrari
….fantastica. La sveglia è un attimo anticipata per permettere di portare i
bimbi a scuola e di rispettare degli impegni presi in precedenza da Roberto e
signora. 
A causa di passi chiusi per neve e passi chiusi per rischio
valanghe vengono fatte scelte alternative indicando come via maestra il passo
Palade che, a causa di ingoranza geografica, non avevo mai sentito dire ma che
a causa dei suoi 20 km  imparerò presto.
Mi congedo dalla famiglia Ferrari col sorriso e con un
passaggio fino alla città di Bolzano (dove ero stato raccattato). Vengo
depositato all’inizio di una ciclabile che porta fino a Merano che abbandonerò  circa 6 km 
prima entrando nel paese di Lana 
nel quale effettuerò la sosta pranzo  leggermente anticipata  per riempire lo stomaco di carboidrati o
altro ….non so di preciso  J
Già dalle prime battute si era presentato come un giorno
dalle soste anticipate visto che appena dopo 4 km avevo abbandonato la via
ciclabile per sostare in un bar in cerca dell’espresso non ancora bevuto.
Crollavo letteralmente dal sonno e la via presa mi stava rallentando sempre di
più togliendomi la testa dal ritmo che volevo tenere.
Un azione secca e decisa 
accompagnata da cappuccino , brioches e caffè  mi aveva riportato nella strada giusta ed ora
marciavo sotto al sole ascoltando le canzoni del mio mp3 incagnendomi sull’ascolto
di “Ora” – jovanotti – accompagnandolo col mio maldestro canto.
Direzione  Lana ,  paese caldo potrei dire facendo una pessima
battuta , dove dopo un impegnativo peregrinare trovo una pizzeria  la sulla sx.
L’accoglienza non è delle più calde e nemmeno la pulizia
delle tovaglie  ( ci sono delle patacche
grosse come medaglie  …recitava Moser in
una pubblicità) .
Ho fame e gli anticorpi molto forti  . ordino!!!
Pian piano la barriera tra me e la cameriera cede  ed allora 
comincia a chiedere informazioni prima di mettermi al corrente che:
1 gli devo trovare un lavoro in riviera adriatica  perchè lei insegna Zumba 
2 suo figlio è estremo  
perché fa l’illusionista ( mi mostra una foto di un ragazzo bianco dracula
che vola) 
3 varie ed eventuali
 Colorato il mondo !
Esco dal pranzo consapevole che nel giro di poco la strada
comincerà a salire e che dovrò essere concentrato, molto deciso per affrontare
quei lunghi 20 km  che distano dal passo.
La strada si inclina, 
è come se avessi un numero di pettorale puntato.
Attacco deciso,  la mia
tattica è spezzare in due la salita.
La presenza di piccole località mi permetterà di
sostare  al 7° o al 12° km.  Deciderò strada facendo ascoltando la fatica.  Via a testa bassa, come si dice in gergo,
anche se in realtà essa rimaneva bella alta   mantenendo l’occhio libero di cercare ,
l’allegria dentro e  il respiro profondo
della mente.
Pochi chilometri di presentazione e la strada comincia a
salire decisa ostentando sicurezza.
La neve ritorna ad essere la protagonista del paesaggio
circostante in breve tempo mentre il candido silenzio viene interrotto dal mio
respiro cadenziato e dal cigolio, ormai caratteristico, di Liso.
Spingo con le gambe e con le braccia  stupendomi di come il tempo chilometrico
risulti quasi sempre inferiore rispetto ai km mattinieri .
Nel giro breve ci prendo gusto iniziando così una sfida che
mi porterà a forzare per abbassare il record mondiale di km in salita con
traino di Liso a pieno carico.
Il respiro diventa importante  come succede in tutte le sfide dove un atleta
da il massimo di ciò che ha in corpo.
Al settimo km  sono
talmente nel pieno della velocità che mi dispiace interromperla ….. accecato
dalla possibilità di abbassare ulteriormente il timing mondiale decido
estemporaneamente di sostare al 12° km.
Tengo botta , anzi sono ancora in grado di aumentare  l’andatura almeno per gli altri 3 km
successivi che anticipano l’esigenza di far rifornimento staccando un po’ la
spina  rifocillandomi con qualcosa di
caldo.
L’undicesimo km  è
quello  delle conferme.
So benissimo che la località successiva è al 12° km  ma ci sono dei momenti in cui la necessità è
quella di sentirselo dire.  La conferma
che ti dona la tranquillità di cui hai bisogno  
…..”l’ha detto lui “
Giro la curva e alla mia destra in una piccola zona
parcheggio, perpendicolare al senso di marcia, scorgo la figura di un uomo .
Avvolto da abiti pesanti di colore scuro, dal viso barbuto
ed occhi nascosti da un classico berretto da uomo  di una certa età si muove nei pressi di un
auto (presumo la sua).
E’ la “vittima” designata.
Attraverso la strada attirando la sua curiosità e, una volta
davanti, pongo  una semplice domanda:
         
Mi scusi , c’è un bar?
         
Non capisco !!!
E’ molto raro che perda la pazienza ma …….
“COME CAZZO FAI A DIRMI NON CAPISCO ???  “
Neanche ti avessi chiesto “ scusi mi sa indicare la
direzione precisa per non rischiare di mettere in forno e bruciarle tutte mele
cotte che poi cosa servono che qui lo strudel non lo fate praticamente più ?”
Porca troia ….. tre parole di cui una  internazionale .
Faccio il fumo dalla testa , non so che numero di “non
capisco sia” , l’effetto è devastante …. Senza dargli modo di sfuggirmi mi
avvicino deciso alla sua figura e piazzandomi a pochi cm dal suo viso gli urlo
in faccia con decisione  le 3 parole ben
scandite  
         
C’è UN BAR????!!!!
Probabilmente gli faccio un po’ paura.  
         
Giri la curva, 
ne trovi uno alla sua destra (da leggere con accento leggermente
intedeschito)
Il corso intensivo ITA-D / D-ITA  ha funzionato molto bene J
Ringrazio e riparto 
affrontando quella ultime centinaia di metri che mi dividono pausa
relax.
Il benvenuto viene fornito da Oivia una splendida pastore
del bernese  stazionante davanti alla
porta d’entrata.
Con molta calma faccio mio un gustoso strudel  col solito accompagnamento di cappuccino e caffè.
L’assenza di linea quasi completa e la password del wi fi,
fornitami dal barista,  sbagliata anche
se semplice da ricordare (123456789) non mi permettono di contattare Fabrizio
nel giro breve.
Il problema è legato all’Albergo in cime al passo .
E’ aperto ?  ci
ospita?
E’ molto importante avere una visione chiara e certa di ciò
che il territorio può offrire soprattutto perché  oltre a quella struttura non ne risultano
altre fino alla fine della discesa cosa che non sarebbe troppo salutare fare.
In un “laffo” di linea arriva la notizia brutta (è chiuso)
che mi fa già prendere informazioni per un eventuale e non gradito stop forzato
a quel 12° km .
Nel secondo “laffo” di linea 
vengo tranquillizzato ed “inviato” all’hotel Cervo in un paesino dal
nome di Madonna della Neve  4 km dopo al
passo Palade a dx della discesa.


Riparto più incarognito di prima , il record del mondo può
ancora calare ( e lo farà) ,  solo il
tempo di riprendere il ritmo e torno a volare 
forte anche del fatto che la seconda parte è più corta visto il mio stop
al 12° km. 

La sommità arriva alla svelta mentre calano le luci della
notte donando quell’alone di magico . Corro la discesa con la voglia di entrare
in una camera accogliente e soprattutto andare sotto ad una doccia calda.

Le solite peripezie 
dovute al mio non tirar fuori la frontale mi fanno credere di saltare un
bivio che in realtà è poco più avanti.
Perdo un po’ di tempo ritornando sui miei passi   per
poi ritornare ancora sui miei passi (quelli che avevo abbandonato) dopo aver
chiesto informazioni ad un automobilista .
La deviazione del convento della madonna  era proprio davanti al mio naso. Scendo a
Dx  entrando in un paese

sommerso dalla
neve , bello caratteristico e vivo.

L’hotel Cervo è veramente notevole, mi accoglie da gran
signore nei panni di ragazzi molto giovani. Ospitalità ai vertici,  camere belle e curate, ottima doccia e fantastico
ristorante.
Il passo Palade è alle spalle , sono carico come una molla
ed il letto è fantastico.
La tempesta di neve e vento  sbufferà forte nella nottata ma non avrà
potere sul  mio sonno pesante. le strade
, il paesaggio ricoperto di neve fresca mi racconteranno tutto la mattina
seguente  coadiuvati da un freddo vento
sferzante.

I saluti per la generosità e 
l’uomo col carretto riprende la sua corsa  coprendo oltre 8 km di discesa che lo
accompagneranno a fondo valle proprio fino al paese “Fondo” che rimarrà famoso
nella mia mente per la generosità di Carlo,  gestore dell’omonimo bar, oltre alla colazione
mi regalerà un cabaret del dolce tipico (delizioso strudel) condendolo con la
seguente frase :

         
Questa sarà la benzina per la tua giornata.
    
 Fantastico Carlo
….fantastico

















Arianna

Immerso nei miei pensieri 
è così che sono in quel tratto di strada statale che punta dritto verso
Milano.
Completamente immerso probabilmente anche per assentarmi dal
traffico continuo e lo spettacolo paesaggistico assente.
Sapevo che qualcuno sarebbe passato a trovarmi,  ma oltre al probabile incontro con Filippo
Vaghetti, a Milano per lavoro e a quello 
con Sergio Cavalera che mi avrebbe ospitato brancolavo nel buio.
Ero nel mio tranquillo trotterellare con l’occhio attento al
Garmin, una volta scattato il 25° km 
tutte le osterie erano buone per la pausa pranzo.


Di preciso non so dove sono con la testa, ne a cosa sto
pensando, so solo che dal niente, in un perfetto silenzio entra violentemente
nel mio raggio visivo una figura.

E’ un flash la sua apparizione, i pantaloni grigio americano
, la maglia scura, poi inquadro il viso.
Non so cosa sia successo in quel momento, qualcosa di strano
si è impossessato di me ; osservo quel viso sorridente, un attimo molto lungo ,
potente.
Sorpreso, estraniato, perso in un immagine che conoscevo ma
non riuscivo a definire
Una forte somiglianza con Giuly , un frangente nel quale non
sono  in grado di capire  cosa …..chi era , nel quale per un attimo ho
creduto  che ….    
Il secondo sguardo (in realtà uno unico e lungo – non ho
tolto gli occhi da quel viso) mi ha presentato Arianna, apparsa dal nulla con
un sorriso magico capace di cancellare ogni rumore.
Stop in mezzo a quella statale trafficata.  Un abbraccio meraviglioso composto da un
fantastico materiale conduttore capace di trasferire un sentimento così
profondo che probabilmente le parole non riuscirebbero a rendere.
La sorpresa più bella che mai avrei immaginato,  Arianna con me in un tratto di “….io”
Dietro Maurizio con la sua Opel Agila , la maglia ufficiale
gialla nel prezioso compito di accompagnatore.
Pochi km , qualche parola, mentre in fila si corre sul
ciglio della strada.
Poca strada insieme prima della sosta all’osteria più
preziosa di tutto il pre Milano che però disattendiamo ordinando tre semplici
piatti di pasta al pomodoro anche per non appesantirci troppo ed alleggerire il
portafoglio.
10 forse 12 km insieme 
così come facevamo da piccoli quando papà Paolo ci portava a correre
tutti insieme . La prima corsa insieme da adulti , Ariuccia che mi stacca
approfittando del mio parlare con Dario Daddo Nardone , stupendomi anche nel
suo correre che dura fino a Gorgonzola  
Una forte sferzata al cuore difficilmente descrivibile,
quantificabile
E’ un grazie immenso
   
I
compagni di viaggio


Alessio
e Antonio

Ancora ? J


Alex
Copeta
 

Con Alex ci sentiamo tramite Facebook la sera in cui dormo a
Cussago .
Purtroppo è tardi quando Alex apprende della mia sosta
anticipata. Lui abita proprio lì e mi avrebbe ospitato volentieri a casa
propria.
Poco male , ci vediamo domattina.

        

E’ puntuale, ore 8,30 si presenta con la sportina razione k
utilissima nell’arco di quella giornata uggiosa che mi avrebbe portato nel
bergamasco o li vicino. 
Frutta , brioches e reintegratori, un piccolo gesto che la
dice lunga  sulla sua sensibilità.
Mi accompagna sotto ad una fine pioggerella per 11 km  prima di fare dietro front e rientrare a
passo più allegro di quello che gli avevo “imposto”.
Poche ore, semplici ma passate in ottima compagnia .


Giuseppe
Cialdini e famiglia

Sono appena uscito da Lecco prendendo la direzione Como
quando Giuseppe mi chiama
         
Non mi conosci ma ti sto seguendo su facebook, mi
farebbe piacere conoscerti insieme alla mia famiglia
 
Veramente pochi minuti e mi passa davanti  proprio mentre sono finito, la durmia
colpisce sempre,  dentro ad una strada a
4 corsie vietata agli scooter sotto i 250 cc ……figurati agli uomini a piedi.
Il sorpasso avviene all’altezza dell’uscita di Erba  indicazione che mi toglie sempre una fredda
battuta dalla bocca.
Accordo per uno stop caffè/colazione insieme e due
chiacchere conoscitive che avviene in un bel bar del piccolo paese successivo.
Giuseppe è un runner estremo, l’unico Lecchese ad aver
portato a termine la temutissima Spartathlon.
Da subito la sensazione di semplicità e sportività si fa
largo lasciando percepire tutta la sua fierezza di ultrarunner.

20 minuti circa, l’appuntamento è fissato per la mattina
seguente a Cantù.  
Bed & breakfast 47 (ma che bello) , di lì si parte
insieme percorrendo i primi 17 km  che
scivolano letteralmente via 
chiacchierando di tutto ciò che ci passa per la mente, riscaldati da un
bel sole, fino ad un bar pasticceria nel quale la colazione sancisce la parola
fine del tempo disponibile.


Un vero piacere Giuseppe.
  
 Sergio Cavalera

Lo definisco una “persona con la P maiuscola”
Conosco già Sergio, 
ho avuto modo di incontrarlo di persona e conoscerlo in occasione di un
mio precedente passaggio a Milano.
Mi segue su Facebook ormai da abbastanza tempo ed ho subito
legato un ottimo rapporto percependone la genuinità.  


Con lui ero d’accordo,  lo avrei avvisato per tempo in modo che si
potesse organizzare col lavoro ricavando un buco di tempo per correre insieme.
Semplice e limpido, un grande amante della corsa e
soprattutto della sua famiglia.
Gli accordi sono presi,
Sergio mi viene incontro nell’interland Milanese per farmi da guida
nell’attraversamento della capitale del nord , cosa complessa per uno a cui
capita di perdersi nei paesini e forse anche per lui  visto che un attimo di fuori rotta lo
facciamo. Condividiamo  una corsa che
durerà quasi 15 km con passaggio in piazza non ricordo quale per il saluto all’amico

all’amico Filippo
Vaghetti in passaggio professionale a Milano

L’aggiunta dell’accordo prevede l’ospitanza a Casa Cavalera
dove avrò la possibilità di conoscere la famiglia formata da due splendide
bimbe Emma e Linda  ma non la moglie Simona
assente per lavoro.
La sua ospitanza è qualcosa veramente di fantastico, servizi
lavatrice (compresa la macchina fotografica J )  cena a base
di spaghetti alla carbonara ottimo più polpettine di secondo , coca cola, dolce
e caffè  oltre che preparazione divano
letto disponibilità di tutte le prese elettriche che avevo bisogno chiavi di
casa fornite per poter muovermi a Milano 
con chiamata di taxy compresa  per
il trasferimento a Radio Deeejay.
Una condivisione fantastica conclusasi il mattino
seguente  con la moka di caffè già pronta
sul fornello preparata da Sergio prima di andare al lavoro .
Non manca però un abbraccio con un grazie sincero, che
arriva da ambo le parti ….ma non sono stato io ad essere ospitato? …… ed
indicazione di uscita da Milano che abbandono volentieri per ritornare a
respirare ed uscire dal casino .


Parto direttamente da casa Cavalera col taxy chiamato da Sergio,
direzione  Radio Deejay.
Per quanto, ovviamente, sia interessato a parlare on
air  per me è sempre un grande piacere
poter entrare nello stabile di via Massena 2 .
Ne percepisco sensazioni molto positive, un ambiente sereno,
positivo ed intelligentemente leggero.
Vic, Veec ….Vittorio 
, solo sua mamma  lo chiama così J  mi attende.



“Passo a salutarti se posso” era il messaggio al quale ho
avuto l’assenso.
Tranquillamente salgo  
nel più completo silenzio.
Radioi Deejay  è molto
diversa nottetempo,  molto  tranquilla, poche facce, pochi incontri.
Entro addirittura dalla parte sbagliata dello studio
spaventando Marisa “ ho visto un losco figuro aggirarsi nel buio”.
Con Vic   ci sono Fede
e la Mari (i cicci) , anche loro suonati (nel senso buono della parola) anche
loro conosciuti tramite interazioni con la radio.
Mi posiziono in studio seguo la trasmissione (via
Massena)  in silenzio  chiacchierando 
ogni qualvolta la protagonista è la musica o pubblicità.
Sono  in visita di
piacere,  ascolto la radio da dentro (è
bello faro) godendomi tutta la trasmissione fino alla fine della puntata quando
il Veec mi saluta come pubblico non pagante segnalando i 730 km  già percorsi fino a quel momento.
E’ un saluto amichevole quello che ricevo (e faccio) prima
di abbandonare lo stabile , lo  apprezzo
molto.
Rientro sorridente dopo aver atteso qualche quarto d’ora un
taxy in arrivo dalla stazione 200 metri oltre l’incrocio insieme a Marisa.
         
E’ un sistema di prenotazione nuovo ci
spiega  il taxy driver
Ne io ne la Mary capiamo 
ma non importa  20 metri di
condivisione ed inizia il gioco dell’uva (ognuno va a casa sua ….ricordi di
bimbo)
Casa Cavalera mi aspetta per la notte,  ci arrivo col sorriso.
L’indomani , dopo aver salutato Sergio ad un ora super
presta , mi rimetto in viaggio rispettando la tradizione. 
Sarebbe stato bello riuscire a passare  da Nikky (avevo ricevuto il suo invito) ma
avrei dovuto sostare fino al pomeriggio perdendo praticamente tutta la giornata.
…..lo sentirò poi telefonicamente al mio rientro.



Ma Deeejay vs Pelo non è finisce lì, l’ultimo round  alle 11,30 con  Aldo Rock che, dopo aver parlato dell’Oscar
del Triathlon,  narra dell’uomo col
carretto che sta attraversando l’Italia, 
“è di buona famiglia – se lo incontrate dategli una zuppa – ….nel
carretto porta l’anima”   queste alcune
frasi di un magico intervento che, oltre a farmi sorridere, mi inorgogliosisce
facendomi affrontare la giornata col sorriso.



Grazie Aldo , Linus ,grazie Deejay e grazie a Dario  che ha portato  la mia avventura dentro a DJCI. 
Fantastico!!!
























Stefania  l’ultratleta di Lecco

Su organizzazione ultraperfetta di Fabrizio Cutela incontro
Stefania  al mio arrivo a Lecco.
La segnalazione della presenza di questa forte ”ultratleta
per passione” ci  era stata fatta
dal’Hotel Baita di Malborghetto Valbruna.
L’idea di un possibile incontro era scaturita subito nella
mente “stampa” di Fabrizio anche se ancora non vi era la certezza di un
passaggio nei paraggi.
A variazioni passi effettuate, trovandoci a passare nei
paraggi è stato sufficiente spostare di poco la linea rossa sulla cartina e (a
volte è questione anche di fortuna) capitare proprio di dormire nel suo paese
di residenza.
La incontro nel primo bar del  paese che trovo nella mia strada verso il
B&B locale dopo una tappa discreta nel cui finale ho effettuato l’unico
errore vantaggioso rispetto al percorso disegnato da Fabrizio su Maps my Run.
Stefania è di professione maestra e di passione ultratleta a
proprie spese.
Si organizza da sola parte e vive le sue emozioni senza
“pesare” su nessuno.
E’ un piacere parlare con lei e scambiare impressioni su
modi di vivere, vedere le proprie sfide e quelle altrui.
La sua prossima è veramente molto bella e stimolante …. un
super triathlon in solitaria usando la propria MTB  ma ….vietato spoiler are Andrea .
Sarà lei a comunicarla, 
in bocca al lupo Stefania .
 I carabbbbinieri

Stimo l’arma e le forze dell’ordine in generale e lo scrivo
sinceramente senza dovermi parare il culo da ciò che andrò a raccontare.
 Dove sono di preciso
non ricordo.  Quel mattino sono partito
da Lecco, il meteo non è dei migliori ed ho già fatto anche una cappella
inserendomi chissà come in una strada a 4 corsie con spartitraffico.
Ho da poco lasciato il bar in cui mi sono incontrato con
Giuseppe e famiglia quando nell’attraversare il paese vengo sorpassato dalla
vettura dei carabinieri.
Sto tranquillamente camminando impegnato in un colloquio
telefonico con Fabrizio per accordi sull’imminente (la sera stessa)  serata dell’Oscar del Triathlon in programma a
Milano.
500 forse 700 metri dopo, mentre sono ancora  al cellulare, 
noto la vettura ferma sul ciglio della strada in concomitanza con un
piccolo piazzale. 
Finestrino 
aperto  con agente lato guida che
sporge leggermente fuori,
Li affianco, non sono velocissimo da poterli prendere in
controtempo e :
         
Mi fornisce i documenti per favore?  Esclama sporgendosi ulteriormente
Rimango un attimo interdetto, allibito, sorpreso,
incredulito ….
         
Guardi , li ho dentro lo zaino  dovrei smontare mezzo mondo le posso dare i
miei dati a voce ?
No ….. non dicevo a te Fabrizio , parlavo con
i carabinieri …… mi hanno fermato
Dall’altra parte del filo ( che in realtà non c’è più)  Fabrizio ride di gusto  “non ci credo!!! “  
Non riuscendo a gestire le due conversazioni simultanee chiudo
con l’ufficio stampa per dedicarmi alla pattuglia protettrice della legge.
Comunico tutti i dati 
compresi quelli relativi a ciò che sto portando avanti cercando di
trasmettere sicurezza in modo da evitare controlli accurati che avrebbero
portato solo a perdite di tempo .
         
 andrea
pelo di giorgio ….”….io”  …..Amref  …….cercatelo su internet e vi salta fuori
tutto.
Gli do anche il codice fiscale, niente da fare  …. chiamano la centrale ed effettuano il
controllo, d’altronde potevo essere un pericoloso corriere della droga.
         
La facciamo attendere un attimo ,  il tempo necessario per il controllo in
centrale
Capita poi che qualche domanda/affermazione entri di diritto
a far parte delle barzellette.
Solo due  ….
         
Tarvisio – Courmayeur  ….…. ma fa tutta pianura ?
         
Quanto manca a como ?
 ……
mezz’ora!!!
Minimizzo e trattenendo le risate per non inacidire l’arma,
penso che forse sia stata l’inusualità della situazione a farli parlare senza
pensare …… spero
Risulto talmente un bravo ragazzo che non mi merito neanche
la perquisizione della borsa (cosa che temevo) .
Riparto col sorriso e tre giorni davanti in cui l’arma sarà
spesso sulla mia bocca

Salussola….5
km


L’ultima parte della tappa che mi porta a Salussola entra di
diritto nelle grande fatiche di “….io” 

– Piove a dirotto dal primo pomeriggio,  l’armata delle Nutrie da combattimento mi
segue con gli occhi  già da parecchie
ore.




Cala la sera, Fabrizio quel giorno è impegnato in riunioni
col genio ferrovieri e non riesce a darmi assistenza.  Stanco infreddolito arrivo a circa 5 km da
Salussola, ore 19 passate da poco, 
chiamo un bed & breakfast  dal
quale una voce di una signora un po’ avanti con gli anni mi conferma la
disponibilità della camera. 50 €  con
prima colazione .
Non ho molta forza per trattare insistendo sull’avventura
che stiamo portando avanti e preso dalla stanchezza confermo telefonicamente.
-Sono a 5 km da Salussola, a piedi,  in queste condizioni ci metterò un oretta. Mi
da l’indirizzo così arrivo direttamente? 

Esegue senza dire niente, 
imposto il satellitare  ……..
mancano 11 km ……… “ma dimmelo xxxx che non sei a Salussola !!!
Fabrizio, interpellato d’urgenza, mi trova un altro albergo
….. 5 km da Salussola (è un vizio J ) , il titolare dell’hotel mi viene incontro col
Fiorino e  visto che è molto tardi
accetto di salire risparmiando alla fine un km di fuori rotta. 
Arrivano le sorprese, l’appartamento  ha il riscaldamento spento.
-Attenda qualche minuto che si scalda   dice accendendo
 la caldaia

Si alza la bora a 110 nodi dentro la stanza,  mi concedo una doccia scaldando la sala bagno
con il vapore acqueo e quando esco 
mancano solo gli orsi polari.  Il
termoconvettore getta aria fredda.
Nell’andare a mangiare la pizza,nel loro locale,  segnalo l’inconveniente.
-Impossibile è tutto attivo,  probabilmente ha sorpassato la temperatura
impostata e getta aria fredda per rinfrescare, la caldaia è a 19°.
-metterla a 21° no ?  
– ah, …provvedo subito.
La pizza non è molto buona, ne lascio lì la metà e rientro
in camera.  L’aria esce calda ma
l’ambiente rimane freddo , preparo per inoltrarmi nel letto a scrivere quando
uno “STRONK” raggiunge le mie orecchie …… rumore di Liso.
Esco veloce dalla camera e vedo un volvo v40 che smanovra a
fatica svicolando via tutto a destra.
Liso è stato colpito e i bracci di traino ora si intersecano
Impaurito da quello che potrebbero essere i danni  inveisco contro il driver testa di cazzo
(l’omissione di soccorso è penale)
Fortunatamente non ha colpito i bracci ma solo piegato
l’ultima parte della “carlinga” di Liso 
che risistemo (è in alluminio) agendo sulle lunghe leve.
Rientro in camera e nel letto.
La colazione sarà in linea ……. Vado verso
Oleggio.
Grand
Hotel Paradiso Rodengo Saiano


         
Qui pagano tuttined
inoltre potete tranquillamente cercare posto in un altro Hotel , a noi la gente
come voi  non piace.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro
Fatti
Veloci


         
*Grande difficoltà nel trovare un Bar a Barengo
         
*Scusa 
quanto manca a Cantù ?  chiedo ad un
ragazzo che viaggia nel suo mondo con le cuffie nelle orecchie.
         
15 minuti !!!
I km …..QUANTI KM !!!!
 

*Dalla Citroen C4 appena incrociata  scende una signora che mi urla

-Scusi 
va a Santiago ?
*Arrivo nel centro di un paesino dal nome complicato, piove
forte da qualche minuto. Chiedo a degli indigeni dove posso trovare un
ristorante, una pizzeria …una trattoria
-lì a destra , 100 metri c’è la trattoria,
ma se va al bar qui di fronte  mangia
meglio
*….io news
“….io news “   nasce dopo qualche giorno  con la doppia valenza di farmi giocare  e dare un informazione ironica a chi mi
seguiva  giornalmente.
L’idea è risulta ottima,  la conferma arriva direttamente dai followers
che lo attendono  come appuntamento
fisso  sin dai primi giorni .
….. è come un dolce a fine pasto.
  “….io news” , che
spatacco
*Oleggio : L’Hotel Oleggio esce alla distanza dimostrando un
ospitalità in crescita – prezzo particolare, ristorante offerto,  fino al bel gesto finale  con cui il titolare mi offre due bottiglie di
vino, in confezione unica, che abbinano la città di Tarvisio a quella di
Oleggio  ….. si scusa anche per avermi
dato un peso in eccesso. Bella gente !!! 



*Folgarida ….. il giubotto : 
dico solo minchia.

Arrivo a Folgarida da Dimaro.
E’ una delle mattine più fredde dell’intera avventura,
talmente fredda che indosso il piumino 100 grammi Scott.
La prima sensazione è quella di non andare proprio (non era
poi vero ,  era la salita che pendeva
decisa) a tal punto che decido per una sosta anticipata a Folgarida (7 km).
Albergo/bar , mi spoglio , colazione, bagno.
La seconda barista, dall’aspetto mascolino che, a mio
avviso, emana saffismo da tutti i pori mi appella “gran fusto”
Mi siedo al tavolo con un caffè  prima di rimontarmi.
Succede il fattaccio.
L’entrata di una coppia di runner forlivesi mi distrae
dall’intenzione di inserire il 100 grammi nello zaino. 
Lo lascio tranquillo sulla panca e riparto , galeotte furono
le chiacchere.
Me ne accorgo solo a pranzo ma è troppo tardi  …. “non abbiamo trovato niente”
Aggiungo solo stracazzo.
         
*Se a Madonna di Coniglio non mi cagano vado
oltre . questo avevo dichiarato.
L’ente turismo, la casa bianca e il pentagono  locale, 
la riunione degli anziani che commentano i lavori  comunicano che per poter organizzare
qualcosa  serve una comunicazione
preventiva (forse mesi) e non c’è modo e maniera di organizzare un accoglimento
per il mio passaggio trasformandolo in evento.
Mantengo la parola.
*Sbattutomi sotto al naso mentre ero alla ricerca di un
ristorante l ’Albergo Tosa
mi offre l’opportunità di vivere una spettacolare e molto buona pausa pranzo.


La cortesia iniziale con possibilità di asciugare i vestiti
davanti al fuoco,
l’interesse mostrato 
per ciò che stavo portando avanti corredate da foto di gruppo in tutte
le salse aggiungono valore alla mia giornata.

Bello sentire la stima e la cordialità della gente.
……..grazie di tutto ragazzi
Ps: pranzo offerto J  

*Hotel Cervo : bellezza, cortesia, disponibilità in grande
stile

L’asciugamano Elefante, lo so cos’è  l’ho già visto tante volte ed è veramente
carino entrare nella stanza d’albergo e trovare il kit di asciugamani  sul letto con la presentazione “elefante”
Telo da bagno arrotolato in modo da creare una sorta di
proboscide rivolta verso l’alto.
Lo vedo , lo apprezzo e vado a far la doccia (5 minuti dopo)
stupendomi dell’assenza del telo e  asciugamani. 
Mi sono asciugo col bidet 
o forse con quello da esci doccia.
In aggravamento della cosa 
mi lamento poi  al telefono con
Lisa …. “pensa che non c’erano i teli ….. in un albergo così bello ……..”   per, prima di chiudere la telefonata, accorgermi
della cazzata raccontandogli lo spettacolo del telo presentao a elefante     …la stanchezza può giocare brutti scherzi J
*Liso si Ribalta –
 Per una sorta di
civiltà e sicurezza, decido di salire su un marciapiede ( di solito giro in
strada ….. mi sento stretto nei marciapiedi …maledetti confini  J) , scende agevolandomi la marcia  fino ad arrivare ad un sottopasso
interrompendosi con la presenza di un muro davanti .
Non male e non sono neanche state abbattute le barriere
architettoniche visto che non c’è nessuna discesa che agevola il rientro in
strada.
A prendere sottogamba le cose  poi si fanno dei danni ,  …… non posso esimermi  …J .
Scendo in obliquo , il peso del carico dona l’onda a Liso
che si rovescia spiaggiandosi come una balena che tenta il suicido  facendomi 
bloccare una corsia.
Rido mentre mi do dello scemo, mi sgangio  raddrizzo il compagno scusandomi verificando
i pochi danni.
La Go Pro salta perdendo i supporti nella slitta mentre
l’attacco di un braccio si piega leggermente costringendomi ad una stravanata
decisa.













E’
successo anche :


premiato alla serata di gala “Oscar del Triathlon”  organizzata dal fiume in piena Dario DaddoNardone a Milano con il premio speciale Cuore Estremo. Trasferimento da Cantù
(B & B 47) a Milano e viceversa a Cura dell’Ufficio Stampa Earthware diFabrizio Cutela. Per me una serata molto bella e ricca di soddisfazioni che mi
ha dato la possibilità di incontrare e conoscere persone importanti. Un po
cotto al rientro.



                      




































































56….70…..giù
di lì


In fondo piccole discrepanze  se relazionate alla distanza totale del
viaggio , un po’ meno  se  infilata tutta dentro la stessa tappa.
Vobarno –Salò   classica tappa di 55/58  secondo le rilevazione di Maps my Run  .
Lascio l ’hotel  Ginevra di Roncone  (sono stato ospitassimo ….e grazie) nella
solita buon ora ritardata affrontando un cono d’ombra lungo quasi 20 km che non
mi permette di entrare in temperatura corporea giusta.  
Sosta reintegro,  comprensiva di speakeraggio,  al Bar Malanotte (17° km) prima di
imbattermi  nelle solite segnalazioni che
minano la tranquillità . 
Salò 42 km,  …..sono al 28° km !!!
Mumble, mumble , mumble ……… 28+42
…. non da certo I 56/58 km previsti   ….mumble mumble mumble .
La comunicazione con Fabrizio
comincia nervosa ma sfocia rasserenata da un “ ma no dai, sono le solite
imprecisioni dei cartelli ……comunque 
controllo”
Passano appena  5 minuti per 
la conferma che la prima ipotesi era quella giusta.  I km sono 70 se non qualcuno in più  anche se 
il mezzo tecnico ufficiale comunicava altro.

L’osteria  Lanterna (ottimo pranzo) mi permette di
verificare il tutto ….sono un 70ello abbondante 
ed io non riuscirò a portarli a casa dentro la giornata.

Non sarebbe un problema se non
avessimo già concordato un incontro con le “istituzioni” di Toscolano
Maderno  (paesino lacustre a 12 km da
Salò)
Gli accordi prevedevano  l’arrivo a Salò  seguito da un trasporto a Toscolano  dove avrei approfittato dell’ospitalità del
Vicesindaco Davide   dopo aver cenato
insieme ad  Ali, Paola, Davide e al
giovane  Angelo.
Passo dopo passo valutiamo il da
farsi sentendoci a triangolo tramite le linee telefoniche proteggendoci da
attacchi esterni che cercano di annientarmi .
La titolare del  bar incontrato a Barghe  ci prova un paio di volte,  prima con un cappuccino orrendo , poi
aumentando da 18 a oltre 30 i km  che
distano da Salò.
Forte della signorina nascosta
dentro al mio smartphone   (narra 18
km)  riparto deciso , non prima però di
rispondere alle domande ad una coppia di ragazzini che mi hanno seguito con la
bici dal paese precedente. Sono i Ringo Boys, uno di razza bianca e uno di
razza nere, un vero spettacolo da vedere e da ascoltare nelle loro domande
curiose ed ingenue e  nei loro sorrisi.
Le luci della sera stanno arrivando
e il freddo diventa pungente, l’uomo che mi raggiunge con la mtb  mi fa i complimenti (sa cosa sto facendo)
confidandomi che quello sarebbe il suo sogno e che lui vuole andare a piedi in
Cina   ……fantastico obiettivo.
Rientro nella tensione
dell’arrivo  …..dove non so ma da qualche
parte  un arrivo ci doveva essere.
L’accordo arriva …… Vobarno è il
paese nel quale Ali con un amico verrà a prelevarmi  (5 km da Salò)

 Io salirò con Alì,  diretto a Toscolano , mentre Liso ospite di
una Peugeot 308 cabrio  dormirà nel
magazzino tra flotte di bottiglie d’acqua.

La serata passa tranquillamente
attorno ad una pizza, la nottata , dopo aver 
tentato di entrare in quasi tutte le case della via (dimenticare il
numero civico è una bella storia) , è ottima 
….ormai dormirei anche sui sassi .
La mattina seguente si riparte da
Salò, ne Ali ne qualche suo collega riuscirebbe a riportarmi a Vobarno  ….in fondo 
è solo un piccolo trasferimento dichiarato.


Verso Bergamo  …..nei pressi 
J 















Incontro
con Scott






E’ al termine della tappa che mi avvicina a Bergamo che
incontro i signori della Scott (Ivano ed Eleonora).
L’albergo è l’ Antico Borgo la Muratella, uno splendido ed
immenso complesso creato in una vecchia struttura della quale mantiene tutte le
caratteristiche di un tempo.


Arrivo dopo una tappa difficile nella quale ho effettuato
degli errori di percorso che hanno 
comportato lo stesso chilometraggio 
ma con un effettivo meno 10 km rispetto al punto che dovevo arrivare.
L’errore è avvenuto nella seconda parte e mi è stato
segnalato da Fabrizio con un “come mai sei a 20 km dalla partenza?” quando il
mio garmin ne segnava esattamente  32.
Se da una parte quell’errore mi ha fatto notevolmente girare
le cosidette dall’altra mi ha dato la possibilità di avere la conferma che la
carogna è sempre pronta alla risposta una volta chiamata in causa.
E’ bello scoprirlo, è bello sentire addosso le energie che
non pensavi di avere uscire e far tenere al fisico ritmi altamente impensati.
Carattere , forza, volontà 
……. fiero di tutto.
Arrivo sotto l’acqua battente, dopo aver sopportato un ragazzo
che in tre minuti mi ha consigliato 3 volte di prendere il treno, aver visto in
sequenza, a distanza di pochi km, Bergamo 20 – Bergamo 17 – Bergamo 20,  aver incrociato 6 auto che alla mia richiesta
di informazioni hanno tranquillamente tirato dritto ma anche dopo aver
constatato che la gentilissima signorina con la golf  si era premurata di avvertire la pompa di
benzina del mio passaggio informativo imminente  ……. non sono tutti uguali  per fortuna.
Foto insieme con le ragazze al distributore e anche con gli
uomini dell’anas ( un grazie particolare a colui che mi ha regalato la sua
arancia spontaneamente) trovati in corso d’opera.
Il ritmo indiavolato per recuperare seguito dalla decisione
di non attraversare Bergamo ma di aggirarlo in modo di agevolare l’arrivo a
Milano ci hanno portato dritto dritto all’Antico Borgo alla Muratella dove
Fabrizio aveva  spostato
l’appuntamento con Scott.
Ho il tempo di godermi l’albergo, la camera e riprendere il
calore corporeo grazie ad una superba doccia e un allagamento del bagno  …..c’era un foro nella struttura J …….prima
di una bella serata al ristorante con Ivano ed Eleonora che oltre ad allungarmi
un giubotto sostitutivo al 100 grammi lasciato a Folgarida  prendono giù gli appunti per un comunicato
stampa sul sito ufficiale www.scott-sports.com
e predispongono un intervista in diretta con Radio Bergamo Alta per la mattina
seguente.
Piove ancora dopo l’intervista in radio, parto col sorriso
in direzione Milano , mi attende Sergio e Radio Deejay e ci sarà una grande
sorpresa …… è bello essere immerso in “….io”

Graize a Scott per
l’all inclusive offertomi . 



 
      
La deviazione x Sant Pierre

Tutto nasce per colpa di Fabrizio
…… “ per una questione di ricettività alberghiera e per aver meno km domani
sarebbe meglio oltrepassare Saint Pierre, sostare al paese successivo (non
ricordo il nome) Giusto qualche km  in
più e strada leggermente diversa.
Dico “va bene”  in fondo non mi cambia niente, sono in
anticipo rispetto al solito quindi qualche km in più ci sta.
L’aver qualche km in meno per l
‘ultima tappa tranquillizza l’organizzatore che per il giorno successivo
ha  centellinato i secondi.
Arrivo previsto nella piazza di
Courmayeur ore 15,00 esatte.
Non fa una piega e come già
scritto, al momento, accoglie il mio consenso.
E’ una giornata speciale, il sole
spinge forte scaldando l’aria che arriva a toccare i 16° centigradi. Sfoggio il
primo nude look di tutto il viaggio (gli stinchi)  godendomi la presenza delle vette Val
D’Aostane imponenti ma mai sgarbate anzi le definirei quasi protettive per la
loro costante presenza attorno alla mia figura senza mai farsi sentire addosso.


Il passaggio in un Aosta piena
come in un giorno di mercato mi regala un sorriso grande come una casa.  Sento la curiosità al mio passaggio , gli
sguardi  addosso .

Ne esco riprendendo la strada
statale che percorro fino al punto del dubbio.


Sarò nella strada giusta per ?
Parola al satellitare.
La conferma che sono sulla retta
via è immediata ma c’è una seconda possibilità stradale.
Noto solo un paio di cose,  un chilometro in meno  e passaggio in strade interne.
1+1 fa due e  senza osservare di fino scelgo l’opzione
corta.
SE l’opzione A presentava un
percorso chiaro lineare e con pendenze del tutto relative , la B veniva ben rappresentata
dal vocabolo Indiavolata.
A naso  non meno del 16%, lunga ed insistente.
Probabilmente la più dura di tutto il giro 
con l’aggiunta di varie ed eventuali.
Girato a dx al bivio ( c’era un
cartello strada senza uscita ….ma il satellite la mostra chiaramente aperta)
dopo 500 metri una mucchia di neve sbarra la strada costringendomi ad un
passaggio difficoltoso in mezzo alla natura. Una gimcana di pochi metri  per rientrare nella strada asfaltata e
trovarsi davanti un classico blocco composto da neve più blocchi di cemento.


Dico minchia!!! Sbuffo , maledico
le mie scelte, lancio un paio di improperi e affronto una riunione
straordinaria con me stesso.
Sgancio Liso, tolgo la borsa ed
un pezzo alla volta salto l’ostacolo avendo cura di ufficializzare il momento
prendendo fotografie.


Di là dall’ostacolo imparo da una
coppia locale che la strada viene chiusa dal comune nella stagione invernale in
quanto pericolosa vista la pendenza impegnativa.


Sempre bravo a trovare le cose
più semplici ……vero Pelo ?
C’è ancora una bella fetta di
salita,  sono sulla strada giusta per
Saint Pierre, un po’ meno per l’altro paese che si è allontanato (probabilmente non mi vuole).
Il rombo di un motorino mi arriva
alle spalle mentre mi fermo a fotografare un panorama maestoso reso speciale
dalle luci del tramonto.  La strada sale
alla porco giuda cosa confermata 
dal fiatone e dal sudore che mi sta lentamente
impregnando gli  abiti.
Arriva lo scooter , lo vedo
impostare l ultima curva per poi fermarsi al mio fianco.    
E’ Luca , un ragazzino molto giovane,  non capisce cosa sto facendo e soprattutto il
perché.
          

     Non mi era mai capitato di vedere uno come te .
Sei matto, strano, incredibile …….

Parliamo, spiego, narro.
Luca ha appena perso il lavoro, è abbacchiato e preoccupato
ma trasmette positività.
Mi chiede i contatti
         
Pensa quando lo racconto in giro,  mi dice. 
Ora devo andare . Ciao Andrea, mi raccomando , non mollare !!!
         
Mai mollare , Luca, mai ….. in bocca al lupo.
Inizia la discesa, è peggio della salita.
Liso spinge come un matto costringendomi ad un passo frenato
assorbito tutto dalla gamba sinistra ( il tallone finito delle Scott T2
confermerà a fine discesa).
Veramente una gran variante!!!
Chiamo Fabrizio, comunico la sosta a Saint Pierre
tranquillizzandolo che i km del giorno dopo li mangerò a colazione .
Mi imbatto nell’Hotel omonimo che mi accoglie gentilmente
offrendomi l’alloggio per la notte con la prima colazione. La camera è
veramente molto bella, curata dotata di un letto fantastico che coccolerà la
mia ultima notte nell’avventura.


   
     






















I
ragazzi di Morgex


I ragazzi di Morgex mi cercano sulla strada trovandomi poco
prima del passaggio dal loro paesino.
Manca poco all’arrivo, ho tempo di fare tutto, i km sono
pochi e il mio ritmo è veramente ottimo.
La sosta è alla rotonda d’entrata dove scattiamo foto
insieme al cartello pubblicitario dei loro eventi Trail.



Uno …due ….tre  fino a
divenire 7/8 persone .
Allegria , affetto , complimenti  e tanta sana passione.
500 metri dopo la sosta al bar dove festeggiamo facendo
ammucchiate fotografiche ed ingurgitando brioches.


Un gesto stupendo, di quelli che rimangono dentro .
W Morgex !!!





























“….io”  a Courmayeur

Scrivevo così quel mattino nel mio diario :

06 marzo  Saint Pierre – Courmayeur
 
pronto per vivere questo ultimo atto di
….io 
mi viene quasi voglia di non partire e di
allungare questo momento magico. 
è sempre così , alla fine ti dispiace
finire, dispiace dire a tutte le emozioni che vorticosamente stanno girando
dentro alla tua anima che dovranno lentamente scemare per rientrare  nella
vita di tutti i giorni ma  è così. 
è un po’ come a Natale, in fondo è
l’attesa la cosa gustosa , poi apri il regalo  e nel giro breve finisce
tutto.
Se così non fosse in fondo perderebbe il
fascino.
Felice come una pasqua, per l’ultima volta
preparo le mie cose, mi preparo e vado incontro a quello che sarà una
fantastica passerella finale 
il mio mondo 
….io 
con il cuore  GRAZIE A TUTTI 
    andrea pelo di giorgio 
poche parole prima di iniziare l’ultima giornata, è il
momento in cui “giochi col tempo” sentendone addosso l’estrema variabilità
degli attimi guidata dalla tua percezione del momento. Interminabili ore trascorse
nel sentirlo mentre faticosamente scivola sulla mia pelle, in occasione di
tratti particolarmente impegnativi vuoi per le condizioni atmosferiche o  per le difficoltà del tratto di percorso,
paragonati a tappe che molto più veloci lisce nelle quali la bellezza di ciò
che stai attraversando o una condizione fisica particolare non ti fa quasi
accorgere del trascorrere dei minuti .
Il tempo, il suo ritmo preciso, invariabile nella
realtà  variabile nella sua percezione.
Lunghi periodi passati sentendo ogni singolo secondo dei minuti che si
trasformano poi  in  un semplice “già finito. Volato!!!
20 lunghi giorni lentamente volati via , vissuti
completamente ma GIA’ finiti, vissuti.
Anche questo è uno spettacolo.
Lo è, sarà, anche quell’ultimo giorno nel quale  non esisteva il problema chilometrico,  ma solo il godersi di un ultima attesa dal
sapore dolce.



 Un film di
emozionanti immagini, momenti che mi hanno trapassato lasciando un segno in
ogni angolo di me stesso. Difficile dire, trasmettere in realtà quanto questa
esperienza possa avermi regalato, insegnato ponendo la mia attenzione in vari
aspetti della vita.
La sveglia è anticipata , devo scrivere, concludere quello
che la sera prima non è stato fatto per problemi di wi-fi .  Mi sarebbe dispiaciuto non dare una dovuta
fine l diario, non poter esprimere un ringraziamento sincero a tutti coloro che
mi hanno seguito e donato forza con la loro attenzione.
Abbandono l’Hotel Saint Pierre percorrendo la Statale, non
ho nessuna intenzione di uscirne rischiando di incontrare pendenze
inverosimili.

La  Val D’Aosta mi
avvolge con le sue emozionanti e maestose montagne,  proteggendomi come una mamma fa col suo
figliolo.  

L’attenzione nei confronti della mia figura di viaggiatore
solitario è alta, il tam tam dei runner locali è stato deciso e ben “suonato”.
I saluti tramite clacson, urla e sbracciamenti 
sono tanti e trasmettono tutti energia pura . Il camionista apre
addirittura lo sportello  incitandomi e
girandosi verso di me lasciando correre il Camion .
Non riesco ad andare piano , le gambe ci sono , non sentono
la fatica, l’enfasi, la voglia dell’emozione immensa le spinge creando degli
anticipi sui tempi e conseguenti comunicazioni da Fabrizio (- Rallenta. Fermati
un po’ in un bar).
Eseguo, effettuo pause più lunghe (mi aiuteranno poi i
ragazzi di Morgeux) in completo relax fisico ma non mentale.
La dentro è già un vortice, un continuo susseguirsi di
pensieri, di supposizioni. Il gioco del trasportarsi è attivo come non mai ,
arrivo in piazza a Courmayeur almeno sei o sette volte respirando , vivendo,
una previsione di sensazioni.
Non sarò solo, 
l’avventura si concluderà in compagnia, fa parte del gioco
dell’organizzazione di quest’evento “la possibilità di accompagnarmi di correre
per un tratto X insieme a Pelo” .



La macchina organizzativa di Fabrizio ha già preso accordi,
organizzato tutto  con la gente del luogo
e la presenza di amici.

Un emozione diversa, nuova che inizierà a 5 km da Courmayeur
e che mi farà anticipare il mio momento di qualche ora.
Varco la vecchia strada locale, è priva di particolari
asperità  ed attraversa la valle
completamente esposta al sole, lascio che mi avvolga scaldandomi interamente e
mi assento.
E’ un’altra aria, tersa pulita, profonda .  Un ossigeno ricco, capace di alimentare ogni
singola parte di me facendosi sentire fino alle estremità più estreme del mio
corpo. 
La certezza di avercela fatta, salire un altro gradino,
“vincere” un’altra sfida.  La potenza della
mente sul corpo, più forte degli imprevisti, delle fatiche , delle condizioni
avverse ……..la volontà di raggiungere un obiettivo, il sapore sublime di
sensazioni sconquassanti, emozioni, lacrime
Rimango lì, la cadenza dei passi mi sfiora appena.
Loro, là in alto, ci sono sempre, la forza, la protezione
che mi danno sono un intenso dono che vivo con tutto me stesso.
Pensieri, sorrisi, immagini ……..il nostro vissuto. Il
passaggio di un veloce velo di tristezza, lascia spazio ad una felicità
immensa, stanno bene, li sento.
Giuly il suo sorriso …… senza toglier nulla agli altri
Rientro …ho il sorriso dentro e in volto , esco dalla
vecchia strada attraverso la strada  c’è
il paesino.
Nella piazzetta, davanti alla chiesa al municipio. lì ……aspetto
5 minuti …..10.
Il furgone Surfing Shop parcheggia,  Fabrizio, Dario Daddo Nardone ……….Lisa, vedo
lei, è una grande felicità,  l’arrivo di Giovedì
era proprio per quello.   
I sorrisi parlano, abbracci e  baci riempiono il  vuoto durato venti giorni il resto transita
intensamente tra noi .

Fabrizio e Dario vengono baciati/abbracciati con un altrà intensità, trasporto, sentimento e senza mani sul culo 🙂 . E’ una bella amicizia.
Il Timing preciso di Fabrizio decide, probabilmente anche
per far terminare lo sbaciamento, che è l’ora.

“….io” sta veramente arrivando al capolinea. 
Nel corso degli ultimi km si uniranno a me liso, Lisa e
foto-video Daddo il runner facente parte dell’organizzazione Tor des Geans  accompagnato dal figlio in Mtb ed un altro
amico che ci abbandonerà poco prima di Courmayeur.


La strada comincia a salire decisamente. Il ritmo rimane
quello …… di corsa,  Fabrizio ci frena o
tenta di farlo.
Lisa sorridente e leggiadra saluta ad ogni foto di Dario non
dando mai una parvenza seria J
, le montagne si stringono attorno a noi con tutta la loro candida potenza,
monsier Le Blanc  è lì, immenso
imponente  il più imponente …..lo sa.
Navigo sorridente mescolando discorsi, battute, sorrisi
mentre dentro il vortice emozionale sta decisamente entrando in una possente
centrifuga. I pochi neuroni J
si dividono egregiamente i compiti permettendomi di essere presente in tutti i
campi (almeno così mi è parso) godendomi al massimo questa nuova situazione.

Le ultime rampe …… il cartello Courmayeur …… c’è già
l’accoglienza, le bandierine della città , il fotografo e la signora ……. Super
attiva nel suo ruolo di organizzatrice di eventi e coordinatrice stampa c’è già
la festa.

Due scatti col cartello Courmayeur, un sorriso che vuol dire
tanto , un ultimo km  da percorrere nelle
vie centrali solcando il passeggio della gente …….gli ultimi sguardi incuriositi.

Minuti finali riempiti con sorrisi, amore, il bene e la stima degli amici …..  il momento è proprio lì, …. in quel preciso punto dove finisce la linea rossa.
Le mie gambe si
fermano, Il sindaco, signora Fabrizia Derriard, mi accoglie ufficialmente
complimentandosi.



Sono le 15,01 e qualche secondo, la precisione di Fabrizio
fa impressione.
La piazza ha l’immagine Scott , gonfiabili e bandiere fanno
bella mostra, è un ulteriore e gradita sorpresa, la presenza di Ivano Camozzi
mi gratifica molto.
La mia intenzione è quella di abbracciare Lisa,  “sbatto” prima in Ivano (la lucidità che
mantengo mi evita di dare baci), l’abbraccio i complimenti e i miei grazie per
la presenza e lì appoggio prima di riuscire nella prima intenzione.


E’ un abbraccio profondo, le vuole raccontare, trasmettere,
nel breve tempo di un minuto quanto “….io” sia riuscito a farmi vivere, quanto
certe emozioni siano in grado di donare, di quanto sia stata importante la sua
presenza in tutto il corso dell’avventura.
Spazio a Rai 3 Val D’aosta (mi seguiva dai meno 3 km circa)  con l’intervista per il futuro servizio di
Andrea di Giorgio detto Pelò ,  le foto
con Liso (lo abbraccio anche col cuore) , Fabrizio , Dario,  Courmayeur  e l’emozione di una grande avventura diversa
da tutte 



E’ ufficialmente finita, 
l’inversione dell’euforia inizia a fare il suo corso scemando lentamente
per, a piccoli passi, riportare tutto ad una normalità con qualcosa in più
dentro …. “….io”     

       

di
cuore

andrea pelo di giorgio
domani arriva sempre



                                                                 
Hanno partecipato, in ordine sparso
Il Sindaco di Tarvisio Renato Carlantoni 
Il Sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard
Alessio e Antonio i Pedalonieri
Rai Regione Trentino Alto Adige 
Rai Regione Val d’Aosta
Sergio Cavalera e Famiglia 
Giuseppe Cialdini e famiglia
I ragazzi di Molgex 
Vic – Federico – Marisa – Via Massena
Linus – Deejay Chiama Italia
Aldor Rock – Deejay Chiama Italia
Nikky – Tropical Pizza
Nuovarete
il Gazzettino di Udine
Corriere Romagna Ravenna
La Voce di Romagna 
Hotel La Baita (Malborghetto Valbruna)
Albergo La Rosa (Tolmezzo) 
Hotel Nuoitas (Nuoitas)
Lorenzo – Villa Gregoriana 
Alex Coppella
Hotel MiraLago (Misurina)
Hotel Adler (VillaBassa)
Hotel Cervo (Madonna del Bosco) 
Bar Giancarlo (Fondo) – Giancarlo – lo Strudel
Hotel Dimaro (Dimaro)
Hotel Ginevra (Roncone)
Hotel Pomaro di Gussago
Arianna di Giorgio – Maurizio Berselli
B&B Solo Sonno
Stefania Valsecchi (ultratleta) 
La Notte degli Oscar
Stefano Pecorella
le Nutrie
Neve – Pioggia – Sole
Ostello dei Giovani (Verres)
Hotel Monterosa (Verres)
Luca 
Liso
Lisa
La famiglia Cutela tutta 
Alberto e il padre 
Il Comune di Courmayeur
il popolo di Facebook – Twitter – Google +
gli amici 
i bimbi inglesi 
tutti coloro che mi hanno incitato e sostenuto
tutti coloro che ho dimenticato  (non voletemene)
gli altri periodici, web che mi hanno dato spazio 
Andrea Pelo di Giorgio 

infine

 grazie al
Grand Hotel Paradiso di Rodengo Saiano 
per non avermi accettato (neanche a pagamento) dimostrando che  cortesia, etica professionale sono quelle che fanno la differenza ….. non le stelle concesse.

Domani Arriva Sempre   
Andrea Pelo di Giorgio