Africa 5 in  compagnia di Andrea Pelo di Giorgio  ringraziano sentitamente tutti coloro si sono adoperati ed hanno contribuito, anche con un piccolo gesto, alla riuscita di questa splendida avventura che, oltre alla soddisfazione fisico/mentale, ha contribuito ad un cuore più sereno e soddisfatto nell’aver “piccolamente” dato il suo prezioso apporto ad una causa grande come l’Africa.
Grazie adì tutta  Amref Italia Onlus, a Matteo Scarabotti per quest’opportunità che mi viene data da tanti anni.

Ringrazio inoltre: 
Scott
Enervit
Zoot
Just Pylates Studio 
Centro Medico Cervia 
Hearthware 
FCZ
La stamperia
Camping Viola
Bar Sant’antonio
Ristorante “la Terrazza del Mare” 
Panis Beach 
Fabrizio Cutela e Casa Cutela
Dario Nardone 
Lazzaro 
Nicole ( ce ne sono tanti) 
Lucas 
Michel Aprile
Nazario Cruciano
La Lucy’s family e la Lisa’s parentado
Tutto lo staff Varano Lake Triathlon 
tutti i sostenitori tutti 
coloro che ho dimenticato

……buona lettura    
Infinito 5

 ….infinito

L’ho sentito dentro
percepito tale

mentre la fila di lampioni “scorreva ferma”  scivolando difficilmente al fianco della mia
figura senza proferir parola

una campana di luce arancione e la ,seppur magra , conferma
che altri 10 metri  erano faticosamente
transitati  sotto ai miei piedi
infinito ,  così si
stava rivelando quel “gioco”
una crisi senza precedenti 
mi aveva avvolto con tutto il suo peso cercando di portarmi via da
quella sfida personale chiamata quintuplo Ironman (19/900/210)
5/6 giorni di movimento continuo previsti , ricalcando
praticamente sempre gli stessi tratti di strada/percorso , un  impegno fisico rilevante, dubbi non ve n’è,
ma soprattutto un impegno mentale di dimensioni enormi per combattere e contrastare
l’assenza di competizione con altri atleti e la mancanza di un ufficialità
dell’evento .
L’appiglio unico  sta
in se stessi , nella convinzione con cui ci si pone degli obiettivi, nella
soddisfazione  che si riceve dalla
caparbietà con cui si lotta per cercare di conseguirli , nella consapevolezza
di non essersi tirati indietro e nella voglia di provare ancora una volta
quella fortissima emozione che esplode in tutta la sua potenza quando capisci
di avercela fatta.
Il resto in fondo non importa, come venga recepito, capito,
valutato  non ha nessun valore rispetto a
quanto una prova del genere ne avesse e ne ha avuto per me .
La consapevolezza 
del  “ce la posso fare” , il non
tirarsi indietro davanti a prove che possono sembrare insormontabili,  l ‘essere padrone della propria mente a tal
punto da metabolizzare la sofferenza ( a volte anche pericolosamente) ,  variare il rapporto con il passar del tempo
fino a vivere sulla pelle ogni singolo secondo che transita dando una risonanza
continua alla fatica .
Gli interminabili quasi 15 minuti per percorrere un km  , la sensazione del vuoto muscolare e la
capacità di osservarrsi dall’esterno ridendo di quella condizione .
“ come ti sei ridotto 
il mio andrea ……. Ma ti vedi ? “   
e  giù a ridere  di se mentre la mente avanza con  “un passo avanti l’altro Andrea …..e anche
quel lampione sarà raggiunto.
E’ il quintuplo Ironman , 
una storia nuova , diversa, assolutamente niente a che vedere  ne col deca Ironman (1x 10 gg) nel col
doppio/triplo.
Tutto nuovo , diverso , …… è vero non essere in gara con
nessuno di certo non aiuta ad avere quella cattiveria fisica in più  ma ogni pensiero, ipotesi di ritmi , tempi ,
pause e qualsiasi altra cosa fatta verranno puntualmente smentite rese nulle
completamente prive di fondamento.
Quanta “roba”  è  transitata attraversandomi  sino ad inserirsi nel mio più intimo io
….quanti megabyte servirebbero per poterle catalogare tutte in un fantomatico
hard disk  e quanta fortuna c’è in noi
che non dobbiamo neanche porci il pensiero di metterle in ordine ed
archiviarle  per poterle un giorno andare
a rivedere come si faceva una volta con le diapositive.
La bellezza della nostra mente, del nostro essere in grado
di garantirci il rivivere di tutto ciò che abbiamo provato in un determinato
momento a patto che esso abbia creato delle emozioni .
Quanto c’è dentro a quello sguardo perso nell’orizzonte di
un mare cristallino e piatto come una tavola poco dopo le 5,00 di mattina.
E’ un assenza profonda 
quella che sto vivendo in quel preciso attimo , il corpo in piedi  fronte mare  coccolato dalla morbidissima muta Zoot ,  l’interagire con i presenti  anche scherzando (cosa che mi riesce assai
bene)  mentre qualcosa di potente mi
invade rapendomi facendomi viaggiare lungo il mio raggio visivo .
Nessun ostacolo  mi
sbatte contro , è libetà , una grande e fantastica sensazione di libertà che si
amplificherà ancora di più  una volta che
sarò la dentro e che adesso mi sta ribaltando .
Ogni pensiero, ogni frangente importante della mia vita è
pronto ad entrare regalandoti sbalzi di emozioni  capaci di farmi lacrimare.
C’è tutto , tutto quello di cui sono irrimediabilmente
schiavo , tutto ciò che, ancora, mi porta a cercare di andare  oltre.
È un alba intima quella che ci ospita al Panis Beach da
Mario, è un respiro profondo ed un cuore dal battito secco e  ben scandito che mi accompagnerà in acqua
insieme  all’amico Fabrizio Cutela (per i
primi 3.000 m) .
Il fresco dell’acqua che entra nella muta fa preludio alla nuova
colonna sonora che  invaderà le mie
orecchie  per le ore seguenti  contraddistinta dal canto dell’acqua nelle
orecchie, lo sbattere delle braccia per entrare nell’acqua ed il respiro
cadenziato del nuotatore di lunga distanza.
Sarà un nuoto fantastico 
strutturato con un primo giro lungo 
(verso nord) che mi porterà ad oltrepassare la metà della distanza
totale  seguito da vari giri più corti
(verso sud) che  permetteranno micro
riposi e soste reintegro Enervit (organizzate dall’argentino e bravissimo Luca)
.
Più veloce del previsto , meno doloroso  del previsto 
e con un solo , ma consistente, incontro 
di Meduse  in branco che mi hanno
costretto ad uno stile gimcana di difficile attuazione ma portato a casa con
successo.
Transito dal cancello di uscita frazione nuoto , 2 bandiere Zoot unite da uno striscione Enervit
dopo 6 ore 34 minuti dotato di braccia alzate ed un evidente
felicità  dipinta nel viso.
1/3 è fatto , sto bene , lo dirò anche a Nazario  (giornalista locale ufficiale) nella pausa di
recupero offertami (doccia compresa) da MarioPanisBeach , non ho ancora la
minima traccia di sonno  e sono  pronto ad iniziare quella che è nella mia
mente la parte più difficile.
900 lunghissimi km in bicicletta .
Sinceraente non sapevo dove sarei andato a parare, mai fatti
, mai provati e neanche avvicinati  in
tutto il pre evento che, per una serie di fatti personali,  non mi aveva dato quella tranquillità/tempo
necessario per la preparazione di una distanza così importante.
160/230 km  le mie
uscite più lunghe. Saltate le prove di randonneur, saltata la giornata
interamente dedicata alla bicicletta  
eppure ero lì, pronto a provare, 
basando su un’unica certezza , la mia volontà, la mia coriaceità nel
perseguire un obiettivo .  Non mi
importava il tempo che avrei impiegato, mi premeva farcela ,  condizione unica per portare a termine la mia
sfida.

Scott Solace sotto al sedere, pochi km insieme  ma un immediata sensazione di comodità  di essere padrone di un piccolo giocattolo
dalla linea grintosa ed il peso minimo. 
Abbandono per la prima volta la piazzetta di Varano subito
dopo l’ora di pranzo passata al bar Sant’Antonio da Anna e Mario mio quartier generale ufficiale
da quando sono uscito dall’acqua fino alla fine.
Un  percorso da
ripetere ad oltranza, non molte le divagazioni  , ogni piccola buca, vena dell’asfalto,  ogni faccia dei  frequentatori abitudinari di locali ,  …immagini che giro dopo giro si imprimono nella
 mente attraversando i miei occhi
diventando preziosi punti di riferimento della mia frazione ciclistica.
Variazione mentale attiva, 
ragiono diversamente, mi serve , è indispensabile.
Ogni piccolo appiglio per la mente diventa indispensabile,
ogni piccolo particolare sul percorso 
prende le sembianze di un piccolo numero diventando parte di una pista
cifrata (tipo settimana enigmistica) che giro dopo giro mi possa  trasmettere la consapevolezza di essere già
in quel preciso punto.
Partono i giochi mentali con i km che diventano blocchi di
giri necessari per raggiungere un piccolo  traguardo, un ristoro, un determinato
quantitativo chilometrico , il  “ho già
fatto” tot km  prima di arrivare alla
metà  sostituito nel dopo dal “mancano
solo” .
Pensieri che si inseguono e si ripropongono periodicamente
giro dopo giro dando immediatamente una spiegazione positiva e sensata ad ogni qualsivoglia
pensiero che tendesse, anche minimamente al negativo .
E’ una mente che lotta in continuazione, che non molla mai
la presa anche se  spesso rimane in
secondo piano lasciando la libertà ad ogni altro tipo di pensiero  di distrarmi allontanandomi dal lento passar
dei minuti .
I chilometri crescono senza fretta, il ritmo è sempre
tranquillo , nessuno ha fretta ed oltretutto nessuno ha un riferimento ben
preciso su come si sarebbe comportato il fisico oltre ad una certa barriera
chilometrica. 
Ogni piccolo angolo del percorso è imparato a memoria,  i disegni delle trattorie, a volte  strane per evitare buche sull’asfalto, le
velocità massime che si raggiungevano nella piccola discesa e quelle minime
della salita precedente fino alle posizioni dei cani di strada con la
conoscenza di quelli che giro dopo giro mi attaccavano correndomi dietro per
qualche metro.
E’ come un sogno alienante, 
strano ,  pedalo  in balia di pensieri su pensieri  di domande di risposte a volte anche poco esaustive  o raccontate 
, sento la fatica incollarsi  al  corpo pesando  sempre più, minuto dopo minuto , ma pedalo
,  forse assente ma presente nel mio
mondo .
Le 8,00 e pedalo , le 13 … pedalo le 22 , le 24 , le 3 a.m
…….. e pedalo  intorno a quei 5 km  osservando tutto ciò che mi passa sotto agli
occhi concedendomi ogni tanto il giro da 10 
oltre a qualche divagazione che mi tiene lontano anche per 50 km ( al
posto di fare 10 giri  ne faccio uno
lungo  così posso dire che fra un giro mi
fermo a pranzo) .
C’è una coppia che litiga nei pressi della salita,  li vedo prima insieme discutere
animatamente  poi , al giro
successivo  divisi  entrambi con passo deciso in direzioni
opposte.  Si ripresentano il giorno
successivo sempre sulla salita,  lei
tenta di baciarlo ma lui non ne vuole sapere . Il giro dopo lui salirà su un
auto  mentre lei camminerà in lacrime e
con movenze altamente incavolate giù per la discesa.
Un cliente del Bar/pub 
situato poche centinaia di metri prima dell’ ingresso in piazza  mi suggerisce a voce alta che se il mio
intento era quello di farmi notare c’ero riuscito.
….proseguo nella mia strada tenendo ben presente i km totali
che stanno pian piano diventando una cifra importante.
La notizia che Lisa (rientrata dalla terra Turca) sarebbe
arrivata ad assistermi è stata di per se  accolta da ogni parte di me con estrema
felicità, sentivo il bisogno di averla vicino anche fisicamente oltre che con
il resto.  Attendere il domani   era già un altro piccolo traguardo da
raggiungere ed il premio era fantastico .
Pedalo ….., il clima salta di palo in frasca
Un forte libeccio mi costringe ad una giornata intera di
fatica nell’azione di spinta e di disidratazione estrema  con un fisico che si asciuga come  panni stesi al sole .  La borraccia da litro di acqua non mi dura
più di 20 /25 km , la gola è arsa dal caldo il corpo avvolto dal getto di un
phon impazzito .
Poi arriva il fresco e la pioggia , durante la notte,
anzi  la mattina presto.
A mezzanotte della prima giornata non ho  ancora una sensazione di sonno decisa ( sono
sveglio dalle 4 dopo una notte insonne). La voglia di non eccedere, la mancanza
di competizione  mi suggerisce di stare
dalla parte del sicuro .
Verso l’una a gentile concessione di me stesso il primo
riposo  su di un lettino da spiaggia (
grazie a Mario)  sotto alla capanna del
bar Sant’Antonio . Due cicli da 20 minuti , sufficienti per riposarmi un attimo
ma ahimè, anche per farmi entrare  in un vortice
che , probabilmente continuando , era ancora lontano. 
La risalita non è delle più agevoli ,  ore 1.40 a.m circa ……. Deambulo fino alle
4.40 circa  andando leggermente a zonzo
sulla mia Scott Solace  .
Decido per
un’altra sosta da 20 minuti per ricaricare le pile . Dormo nel solito lettino
ma questa volta sotto al “mio”gazebo  (per non soffrire il caldo e le zanzare)
in  mezzo ( a lato) alla piazza . 
Tira vento fresco e deciso, entro nel sacco a pelo e mi
spengo velocemente.
Di li a venti minuti la situazione tracima,  la scena che vedo quando aprirò gli occhi è
Lazzaro che cerca di raddrizzare il gazebo ribaltato di lato nella piazza e
che non vola via solo perchè legato al mio lettino che comincia a scarrocciare. 
L’appuntamento con Fabrizio per un paio di giri in bicicletta
  si trasforma in un riposo forzato nel
letto di casa sua vista l’impossibilità di muoversi con la bici .

         
Cosa fai domani (dopo, nel pomeriggio) Andrea
?  mi domandavo 
         
Vado in bicicletta   e ridevo da solo

Quel movimento  sta
assumendo le fattezze di un incubo  ….
ancora molto lungo .
Il fisico sta bene , sente la stanchezza , ma non è mai
attaccato da difficoltà estreme , persino il classico dolore al
collo/trapezi  che normalmente mi prende
dopo 60 /90 km  non  si fa sentire (probabilmente il ritmo
tranquillo mi permette di rimanere meno rigido)
La compagnia di Luca, Michele,  Lisa e tutti gli altri  sono preziosissime , di fatto  mi 
aiutano  a  staccare  la testa per qualche decina di km  chiacchierando del più e del meno  senza la necessità di auto rispondersi.
Infinita anch’essa  ma
quel muro invalicabile stava crollando mattone dopo mattone ad ogni mia
pedalata.
Le  poche fughe  verso  Torre Mileto o verso  Rodi Garganico  mi permettono di uscire dagli schemi  di “rischiare” quel qualcosa in più nell’allontanarmi
di per se senza avere materiale d’emergenza dietro.
Una sola giornata di merda, meteorologicamente  parlando, protetta dal santo goretex 
L’ultimo giro  è stato accolto come una sorta di liberazione ,  un ulteriore conferma della potenza mentale e
della forza  che  un importante obiettivo può creare e mettere
in campo.
Scendo dalla  bici
verso l’ora di cena , dopo 54 ore che per quanto interminabili fossero erano
già passate,
Bacio Lisa , sorrido ai ragazzi tutti  e, come da programmi mi concedo un
riposo  mangiando in casa parenti Lisa e
dormendo  in un letto  ……. Amore si, amore no rimane un segreto
Un sonno non liscio probabilmente  disturbato dall’adrenalina  ancora in circolo e  da qualche indolenzimento fisico/strutturale  che dice la sua  ad ogni accenno di  movimento richiamandomi allo stato di
sveglio  più di una volta non togliendo
però il titolo di signor riposo a quella notte .
L’ora di rimettersi in moto incrocia un uomo pimpante che
trasuda desiderio  di riuscire nella personale
impresa. Il sorriso è sempre presente come l’ottimismo e la non paura di
faticare. .
Manca ancora tanto, tantissimo, ne sono cosciente, so che
211 km saranno distruttivi  per il fisico
ed interminabili per la mente  ma so
anche che sono già a 2 su 3, che i micro traguardi formeranno tanti piccoli
traguardi intermedi , medi 
accompagnandomi in un lungo batter d’occhio a quello finale .
E’ il gioco del tempo , lo vivo , lo osservo sentendomelo
addosso, tutto, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo ; la
consapevolezza  che sta passando è
la  paziente arma vincente .
Rimettere in moto il meccanismo fisico “imponendogli” uno
sforzo come la corsa non è cosa delle più semplici e lisce.
 E’ un  movimento “leggermente” forzato , spinto,   lontano dal  naturale 
e dalla fluidità ma quello non potevo certo chiederlo ,   eppure, 
dopo neanche troppo tempo ,  in
grado di comunicare effetti completamente opposti al mio cervello regalandomi
la sensazione di correre forte (valore relativo)  o per lo meno decentemente .
E’ solo questione di passi , centinaia , migliaia  forse milioni , non so, difficile
quantificare quanti in realtà ne possano servire , non è un pensiero sano come
non lo è fissarlo  su quei  211 così lunghi e ancora lontani km .
Per me sono 5, sottodivisi in 4 ed ancora in due fino ad arrivare
alle  micro divisioni che mi
raccontano  l’arrivo al giro boa di ogni
singolo lap  piuttosto che a qualche
altro riferimento che mi rimane impresso passaggio dopo passaggio.  
Di tanto in tanto qualche divagazione di percorso per
staccare la mente .
Un passaggio sulla battigia della spiaggia ancora deserta al
mattino presto .
Percorrere qualche km con le scarpe in mano solcando l’acqua,
sebbene più affaticante per le gambe, è una goduria senza precedenti  che dona vita al corpo trasferendo la
sensazione di fresco .
Bastano un paio di km , giusto il tempo di arrivare al
Panish Beach da Mario col quale scambio due parole davanti ad una tazze di
caffè gentilmente offerto .
L’affetto delle 
persone di Varano è qualcosa di veramente prezioso, mi riempie dentro
facendomi sentire come in “dovere” di portare a termine la mia impresa.
Occhi vivi, pronti ad osservare fervidamente ogni piccolo
particolare che  passa davanti  afferrandolo e riponendolo nel cassetto della
memoria  aumentando un tesoro personale  che già mi accompagna e continuerà a farlo nel
corso degli anni.
Con Lisa  le mie
fatiche sembrano  più leggere, il
supporto in corsa , le chiacchere , il nostro amore, il suo modo di spronarmi a
non mollare ricordando però  l’obbligo di
rispettare il  fisico,   sottolineando la necessità di, una volta
conclusa la sfida, donare riposo e recupero   mi fa sentire protetto, adagiato tra due
strati di comoda bambagia.
C’è un fantastico sole , del brutto tempo non vi sarà più
traccia , il caldo si incolla a me 
diventando a tratti anche troppo forte ma …… è una sensazione che amo e
preferisco di gran lunga a quella opposta. 

Il passaggio dalla mia personale Aid Station  Enervit dotata anche di servizio  spugnaggio mi permetteva, oltre
all’assunzione delle importantissime 
sostanze di recupero/energetiche di regalarmi il piacere dell’acqua  che rinfresca 
il corpo incoscientemente esposto al sole senza nessuna precauzione
protettiva se non il fido berretto in testa.  
Lascio che siano le gambe a decidere il ritmo,  cerco la sensazione migliore , quella capace
di trasferire  positività  a  fisico e mente,   non mi preoccupo della velocità , so
benissimo che c’è un limite di movimento che il corpo ormai non riesce più a
sostenere e so altrettanto bene che il ritmo di quel determinato momento  sarà destinato a scendere , calare anche
drasticamente lasciando il passo ad una camminata lenta ed anche difficile da
portare avanti ma  che continuerà proprio
grazie alla ricarica mentale accumulata proprio durante i tratti di corsa.
E’ un gioco , un equilibrio , è un po’ il concetto delle
vetture hybride  ….la ricarica del motore
elettrico  .
L’invariabile ritmo del tempo  salta da un opposto all’altro a seconda delle
condizioni e  del momento scivolando
via  quasi senza accorgermene  quando sto bene  facendomi  
godere  ciò che sto portando
avanti  fino a diventare interminabile pesante
nei momenti in cui subisco una situazione negativa non riuscendo a svincolare
una  testa che tende a fossilizzarsi in
una buca sempre più a profonda .
Sta tutto lì,   nella
potenza della mente , nel saper reagire alle situazioni negative,
nell’accettare  e nell’essere padrone di
una filosofia in grado di trovare appagamento e soddisfazione dalla reazione
che sei in grado di metter in campo nei momenti di crisi.
Basilari i punti fissi , luoghi e persone sulle quali so di
poter contare in caso di necessità e bisogno di aiuto.  Esserne cosciente  dona una tranquillità  traducibile  un risparmio di energie non indifferente .
Il tempo passa e con lui, più o meno veloci a seconda del
ritmo , lo fanno anche i km  cominciando,
lentamente, a  limare quella distanza
così lontana dal traguardo finale.
Il ritmo, come da programmi cala, non sono in grado di
abbinarlo ad una distanza  precisa ,  ricordo solo i 7’  e qualche decina di secondi / km  che sono riuscito a raggiungere e tenere  per qualche tempo prima che la memoria del
corpo  ricordasse  quanto aveva già speso e dato nei giorni
precedenti  rallentandolo  almeno fino alla concessione del riposo.
Cade la prima maratona.

Passo dopo passo, parola dopo parola sorriso dopo sorriso la
giornata volge tranquillamente al termine, stanco , camminante o
tranquillamente correvole mi  avvicino
all’ora di cena rappresentata dall’ennesima pizza fornita dal ristorante  “ Le Terrazze sul mare” e comodamente
mangiata al bar Sant’Antonio dagli impagabili Anna E Mario.

Non ho, oltre alla stanchezza fisica,  particolari disagi ne inusuali sensazioni fisiche
e viaggio ancora con l’obiettivo, il pensiero, 
di chiudere la terza maratona entro il mattino seguente.
Supposizioni, conti fatti 
in base a precedenti esperienze su distanze minori  tenendo ben presente  che la matematica non è assolutamente una
materia sulla quale fare affidamento in casi come questo. 
Ritmi, reazioni fisiche , mentali   completamente diverse, nuove  si presentano senza preavviso
impegnandomi  in un apprendimento /assimilazione
veloce  affinchè ci siano i minori danni
possibili .
Lo  avevo studiato,
immaginato e vissuto dentro ascoltando la mia corsa, il mio passeggiare in
dissoluto per le vie di quel circuito . 
L’unico pensiero che faceva da ostacolo era legato ad una crisi profonda
di sonno  che avrei eventualmente valutato
al momento regalandomi qualche prezioso ciclo da 20 minuti di fantastico sonno.
Ma  …..il diavolo è
sempre  pronto a metterci la coda,  specialmente quando può contare con alleati
tipo il sottoscritto che con il proprio modo d’essere agevolano  il  suo perfido
operato.  
Le ginocchia sono bordeaux , bruciano è la prima cosa di cui
mi rendo conto fermandomi all’entrata della piazza  direzione pausa cena.
La cosa strana è che sono ruvide le letteralmente percorse  da dei canali le cui sponde sono fatte di
pelle rigonfia .
Chiedo il parere a Lisa …… la pelle è  piagata dal sole, mi siedo al tavolo  all’ombra della tettoia del bar  mentre  va a prendere della crema idratante per
tamponare la situazione “rovente” .
Non so se sia la pausa o se sia il connubio stanchezza ed
insolazione ma  una volta seduto e
mollato un attimo la tensione mi crolla il mondo addosso .
Forse la stanchezza 
non aspettava altro ,  mai
abbassare le armi davanti al nemico, per saltarmi addosso con tutta la sua
forza .
Vengo avvolto dal freddo, i brividi corrono sulla mia
pelle  a tal punto che chiedo a Lisa di
portarmi le maglie e calzoni lunghi presenti alla mia Aid Station Enervit
E’ una sensazione che conosco quella di quel freddo ,  si chiama stanchezza estrema , arriva al
punto in cui il corpo non riesce più neanche a produrre l’energia per scaldarsi
neanche in  movimento .
L’abbinamento con l’insolazione si rivela una bomba quasi
atomica colpendomi  proprio in un momento
nel quale mai avrei pensato .
Mangio a rilento e a fatica , respiro affannato mentre  i sensi mollano alla stanchezza che mi ruba
dal momento  facendomi cedere al sonno
per qualche frazione di secondo.
Resto in balia di  quell’attacco per una buona mezz’oretta  prima di rimettermi in movimento con l’obiettivo
della  3° chiaramente stampato in fronte.
Non sono più neanche parente dell’ Andrea Pelo di Giorgio di
due ore prima, vestito invernale deambulo lentamente per il percorso  in preda al freddo  subendo la situazione.
Rimango nei pressi attenendomi al percorso “ufficiale”  mentre pian piano  le tenebre della notte arrivano mettendo in
risalto i coni di luce arancione sparati dai lampioni del lungomare .
Occhi persi nel vuoto, incapaci di vedere  oltre al lampione successivo  che più che essere fermo sembra allontanarsi
.  E’ una crisi forte, pesante che mi
porta più volte a chiedermi cosa ci facessi 
in realtà in  mezzo a quel
lungomare a notte inoltrata.
E’ una sensazione strana , la vivo passivamente,  non ho una gran forza per fornirmi risposte  ma in fondo ho la certezza che se mi trovo lì
sicuramente  deriva da una mia scelta
precisa  parte del mio modo di vivere.
Stringo i micro traguardi fissandoli ad ogni lampione .   Li
conto per una comprova che mi sto muovendo.
I  14’56” , lunghi ,
interminabili, infiniti, distruttivi   di
quell’ultimo  km percorso  vengono percepiti dalla mente come un potente
gancio che mi fa barcollare ma capace, al contempo, di sortire una reazione
mentale che esplode un  autoironica
voglia di ridere.
Mi osservo da fuori , dall’alto , puntando gli occhi sui
particolari del visto stanco, sul’andatura ciondolante e trascinata solo dal
desiderio  di raggiungere l’obiettivo.
Rido,  “ ma ti vedi
Andrea ? “  “ lo vedi come sei messo ? “
Sono le 23 passate quando decido  di condividere questa insana allegria con
l’amico Cristian.
E’ un toccasana, tutti i contatti con gli amici lo sono ,
quelli con chi, come me, è capace di comprendere la situazione (perché vissuta
a loro volta) sono veramente un tesoro capace di darmi una spinta veramente
potente .
Rido scherzo e racconto , 
15 minuti,  forse più forse meno ,
che hanno la potenza di farmi risentire padrone della situazione per riuscire a
guardarla chiaramente  senza
l’appannamento  di un obiettivo temporaneo
in fondo  non  basilare.
Sfinito ma lucido mentalmente…….. è li la grande forza
dell’atleta.
Incapponirmi nel raggiungere la terza maratona avrebbe
voluto dire la distruzione  fisica
correndo il serio rischio di andare oltre e dover alzare bandiera bianca …..l’unica
cosa che non riuscivo a prendere neanche in considerazione .
Rispetto il fisico , 
penso alle parole di Lisa, mi concedo un ultimo e lungo sforzo raggiungo
il termine della  seconda maratona e dopo
averla chiamata la raggiungo.
È già Sabato da oltre un ora quando affronto una doccia
ballerina che fa ripetute da gelida a bollente ad oltranza e mi infilo sotto ad
un leggero lenzuolo avvolgendomi al mio amore.
I dubbi su un eventuale amore fisico risultano infondati
Alle 6,00 , forse 6.30, 
sono già un altro …..oddio la camminata ciondolante effettuata come se
avessi due  pali appuntiti che appoggiano
sugli ischi  non promette molto bene  ma so che si attenuerà col riscaldamento  …. 
Colazione ricca ,caffè espresso , 
riprende il gioco , ..…….corro 
posizionando Andrea Pelo di Giorgio nella modalità bambino  “ascolta tutto 
ma fissa solo ciò che in realtà gli fa comodo” . Mente positiva .
E’  un’altra Varano
,  il paese è vivo , siamo entrati nel
week end di gare, lo si deduce anche dall’impennata di  sana 
“sclerosi” che assale Fabrizio Cutela .
La gente,  il rumore ,
gli incoraggiamenti , i gesti di stima che ricevo  non fanno altro che far scivolare via il
tempo    mentre continuo a muovermi  lontano dalla tremenda crisi della sera
prima.
Un fuori percorso con Lisa, con visita al CampeggioViola,  mi porta proprio a ridosso della
gara sprint della quale mi godo la partenza , uscita dall’acqua e frazione
podistica nella quale sono immerso per motivi di percorso.
Correre in mezzo a quei siluri che sfrecciano mi da una
sensazione strana  permettendomi, al
contempo, di valutare il gesto atletico dei ragazzi/e ed allo stesso tempo
captare la soddisfazione dallo sguardo del 90% degli atleti partecipanti  …. è il triathlon.
La gara finisce , il tempo passa, i km anche  mentre inizio la 4° maratona e l’obiettivo
finale diventa sempre più una certezza andando a potenziare quell’auto
considerazione che si trasforma in  una
forza sempre maggiore.
E’ il giorno dei polpacci , anche loro presentano il conto ,
ormai arsi dal sole, attraverso un bruciore 
violento ogni qual volta che la pelle subisce delle variazioni di
tensione ….. praticamente ad ogni passo e per due  visto 
il doppio arto.
MI CI DIA LE  , è come
camminare con due lanciafiamme diretti direttamente sui polpacci .
La fortuna vuole che Grisù-Lisa-Draghetto  non sbagli l’intervento  avvolgendolo di creme idratante e che l’arrivo
della notte  contribuisca ad  abbassare notevolmente la  temperatura .
Un giro fino al Lido del sole seguito da qualche giro corto
mi trasportano in buone condizioni fino all’ultima cena J , ultima pizza  ….solito posto , solita ora …..CHE TRISTE
ABITUDINARIO J .
Estremamente stanco 
ma in buone condizioni .
L’obiettivo del
giorno è concludere la 4° maratona  per
poi riposare ricalcando i tempi della sera prima .
La scelta del riposo 
viene presa esclusivamente  per  riuscire ad effettuare l’arrivo in un momento
clou della  giornata non essendo questa
una gara ufficiale  ma una sfida
personale.
Arrivare a mattina presto 
non avrebbe avuto un gran senso 
specialmente nei confronti degli sforzi fatti dall’organizzazione  per dare risalto all’impresa  oltre che per 
un puro piacere personale .
Accompagnato dalle luci della notte, facendomi amici i
lampioni coi quali parlo , lentamente, raggiungo  il 42° km , rientro a casa , doccia ,Lisa e
nanna .
E’ un altra nanna, richiude in se il fremito . la
voglia  del mattino , un po come un bimbo
nella notte di Natale .  Potrà esser lunga
, difficile ,  potrò essere anche
stanchissimo ma ormai più nulla potrà togliermi ciò che sentirò in quel preciso
attimo . Le porte sono chiuse , la possibilità che qualcosa possa succedere
togliendomi quel traguardo non entra più nella mia mente , un sapore potente e
dolce sta entrando mentre mi abbandono ad un tranquillo e breve sonno .
Ciondolo , sembro Charlie Chaplin ,  fastidioso ma nulla di nuovo in fondo.   
E’ Domenica , il mio grande giorno , ho il sorriso della festa
……caffè e  …. ultimo 42 km di Africa 5 ….
il mio personale  solitario quintuplo
ironman .

Corro sulle mie fantastiche Scott T2 Palani  che mi preservano il piede  in maniera veramente eccezionale,
leggere,  protettive, grintose e
belle  (Fiero di loro)  ripercorrendo tutto ciò che è stato nei
giorni precedenti  rivivendo le
sensazioni di quel mare fantastico , l’enorme stanchezza della frazione
ciclistica  assiduamente condita da
quella domanda/risposta che ero solito farmi 
“cosa fai adesso andrea ?  …. Vado
n bici !!! 

Al di fuori c’è il triathlon medio , il Varano Lake
Triathlon , i ragazzi sono attivissimi nell’organizzazione , Fabrizio  rasenta lo stato “agitazione totale” più di
una volta .
Avanzo tranquillo , tra un saluto e l’altro , un gesto di
stima  e una foto insieme , una pausa
spugnaggio e reintegro  nella  mia Aid Station Enervit  ed un passaggio davanti allo speaker DarioDaddo Nardone  che non perde l’occasione
di citarmi al microfono ufficiale .
Passano i passi, 
la  zona cambio prende vita, il
Triathlon sulla media distanza parte mentre i miei occhi di esploratore
sportivo  registrano la grinta e
l’agonismo degli atleti.
 L’ultima divagazione di
percorso con Lisa fino al termine ultimo di Lido del Sole mi tiene fuori
praticamente per quasi tutta la frazione ciclistica del triathlon medio
assestando un duro colpo ai km rimasti .  
Sento il traguardo corrermi incontro,  il dolce sapore mi invade lentamente, i
tempi, neanche a farlo apposta, sono azzeccatissimi  , arriverò 20 minuti prima del primo assoluto
del medio , un ora fantastica per lo spettacolo del triathlon .
Torno con me ,  nella
bellezza delle mie emozioni  che
viaggiano come impazzite .
Martedì mattina 
all’alba partivo , ….. è già domenica , …..sto arrivando. 
E’  proprio vero ,
“domani arriva sempre”  ….è solo
questione di un po’ di pazienza .
Non c’è più altro da fare, non c’è più altro da dire , solo
“godere”  e  gustarmi il regalo voluto con tutte le mie
forze. 
Afferro tutti i braccialetti dei passaggi degli atleti del
Tri – medio , posso dire di non aver tagliato,  mi godo i complimenti  le strette di mano  e qualsiasi altro atto di stima  fino all’arrivo dell’ultimo giro.
Lisa si libera dall’impegno 
ristoro/gara accompagnandomi nella felicità di quel traguardo imminente  per poi sfugge 
anticipandomi al traguardo.
C’è già un grazie , un bacio ed un sorriso grande come una
casa che trasmette molto di più , il suo arrivo a Varano è stato il regalo più
bello che potesse farmi , la condivisione del mio essere la sua partecipazione fattiva
…… per me  è una favola.
Lei gira a sx , sfugge , 
io avanzo girando poi a dx 
percorrendo il perimetro della zona cambio .
Sono gli ultimi miei 500 metri ,  una sferzata violenta di emozioni  mi travolge, oltrepassa, devastandomi positivamente rigirandomi come
un calzino mentre batto qualche cinque assorbendo i complimenti.
Piazza di Varano , Daddo mi annuncia al microfono ,  lucido come mai mi gusto ogni più piccola
sfaccettatura di ciò che mi sta succedendo .
L’entrata nel piccolo rettilineo finale è  un’altra invasione  di brividi, 
 Dario Speaker , gli applausi , la
vita . Meriterebbe di esser vissuto in  slow motion ,  certe emozioni dovrebbero  di durare più a lungo .
Così non è , così non deve essere in fondo ,  alzo il sorriso,  le braccia , osservo l’arco e correndo
attraverso la potenza di ogni singolo secondo .
Quintuplo Ironman.

Sento la gioia, la vivo nel profondo , bacio Lisa in un
abbraccio senza fine ,( è  il più bello
del mondo) mentre due gioie si fondono in un emozione unica profonda e vera.
 La festa è iniziata ,
gli abbracci con  Dario e  Fabrizio 
due  grandi amici, il microfono ,
le parole che librandosi nell’aria raccontano di un quaderno (vita) che sto , a
mio modo, colorando con grandi emozioni.
Il gradino più alto del podio, il mio primo ( facile quando
si è soli J )
, anche se non ufficiale,  è una dolce
chicca inattesa che ci tengo a condividere con Fabrizio per un avventura nata,
eseguita e vinta insieme .

Infinito 5, ……è già passato
andrea pelo di giorgio
domani arriva sempre