La chiamo così, non so se esiste per qualcun altro in realtà ma mi sento di consigliarla a chi come me si diverte con l’agonismo e quando fa sport (quello sano) ci tiene ad ottenere il massimo.

Il presupposto rimane sempre quello della sfida con se stessi ……la realtà,  ovvero mettere in campo la miglior prestazione nel momento e nelle condizioni in cui siamo.
Fissato il concetto di base sappiamo tutti che il giusto agonismo ci può aiutare (se usiamo la testa) ad ottenere quel qualcosa in più che spesso e volentieri non sappiamo nemmeno dove stiviamo. 
Ma torniamo al mirino, lavoriamo con l’immaginazione, quella fervida, quella che ci dipinge le immagini nella testa.
Mettiamo il caso che stiamo affrontando una sfida podistica e, salvo che non siamo in prima posizione dove tutto cambia, abbiamo sicuramente qualcuno sul quale abbiamo messo gli occhi , che magari usiamo come riferimento. 
Perché non andarlo a prendere ?  
Perchè non metterlo alle nostre spalle ? 
Personalmente tendo a farmi questa domanda, ad esercitare questa volontà,  non mi accontento di averlo come riferimento. 
Ora immaginiamo il mirino di un arma davanti agli occhi, anzi facciamolo ancora più bello  immaginiamo di avere un mirino a cannocchiale di una odierna arma delle forze armate, di quelle che si vede illuminato per intenderci. 
Bene , attiviamolo e puntiamolo sul nostro avversario. 
Cosa fa un militare o un cacciatore quando ha un bersaglio in movimento ? 
Lo segue,  lo segue tenendolo nel mirino fino al momento ideale per esplodere il colpo. 
Facciamo la stessa cosa, fissiamo il nostro sguardo sull’atleta che abbiamo scelto, non abbandoniamolo mai mentre cerchiamo di percepire ogni piccola sfaccettatura del suo gesto atletico. 
Corre leggero ? Ha un movimento fluido o contratto ? 
Come respiro? E’ in affanno ….. tranquillo ? 
Ha una corsa composta ed economica o spreca energie esibendo una gesto atletico difficile ? 
Percepiamo la distanza tra noi, captiamone le variazioni . 
Ci stiamo avvicinando ? In quale contesto specifico del percorso?  In discesa?  In pianura, in salita ? 
Raccogliere informazioni è importantissimo, solo la conoscenza del nostro avversario ci permetterà di attuare la strategia più consona al raggiungimento del nostro obiettivo. 
Non facciamoci mai prendere dalla fretta, armiamoci della qualità di saper attendere e continuiamo a giocare. 
Ma perché è utile “giocare” al cacciatore ?
Perchè agirà in maniera potente sulla nostra mente.
– Aumenterà la nostra attenzione facendoci rimanere in ciò che stiamo facendo (vivere il presente) evitando sprechi di energie;
– aumenterà in modo esponenziali le nostre percezioni dando un valore di ricompensa anche ad un solo metro guadagnato e le ricompense, lo sappiamo tutti, ci caricano di energie aggiunte;
– ci permetterà di rimanere nel gioco, di farci divertire , di donarci un gusto saporito di cui godere nella competizione;
– sposterà la nostra mente sul campo della sfida, fissando il nostro pensiero nella monoidea di quanto stiamo attuando e una mente impegnata sente meno la stanchezza e gli eventuali piccoli dolori che infastidiscono la nostra prestazione. 
– ci farà star bene e quando stiamo bene la fatica ha meno forza da spendere nei nostri confronti.  
Pian piano , passo dopo passo, se avremo sfruttato bene i nostri punti di forza, gli arriveremo, prima, alle costole per ritrovarlo poi al nostro fianco, …… e non avremo ancora sparato il colpo. 
A quel punto potrebbero esserci mille variabili legate alla tipologia di competizione, al percorso piuttosto che ai km o al nostro obiettivo di gara ed alle nostre caratteristiche personali.
Ci si potrebbe accontentare di averlo raggiunto, affiancato e trasformarlo, reincorniciando l’obiettivo,  in un compagno di gara cosa che potrebbe anche essere una scelta molto saggia in determinati tipi di gara. 
A me piace pensare che devo concludere la caccia ed allora  pongo mentalmente col dito sul grilletto proseguendo nella mia corsa. 
90 volte su 100 l’avversario cercherà di accodarsi sfruttando il tuo passo, il tuo ritmo.
Quello è il momento di sparare mettendo sul terreno una variazione di ritmo non appena percepiremo il suo sforzo  per incollarsi a noi, forse ne serviranno anche un paio ma il più delle volte ci renderemo conto di aver guadagnato la libertà di puntare nuovamente il mirino su un altro atleta. 
Buona “caccia” 
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach 
Domani Arriva Sempre