“La potenza della sfida” da InBici di Settembre di Andrea Pelo di Giorgio

"La potenza della sfida" da InBici di Settembre di Andrea Pelo di Giorgio

Quella sensazione che
ti scatta dentro non appena un tuo senso ne percepisce l’entità .

Nemmeno il tempo di valutare , di studiare come
dove e quando che qualcosa dentro è variato e ti ha già detto : 

– Ci sarai !!!
Così nasce un pensiero
nuovo , che si crea un suo spazio e sarà presente giornalmente dentro di te
aumentando l’intensità con l’avvicinarsi del momento.
Pensiero In stretto
contatto col cuore di cui ha la capacità di variare la velocità e l’intensità
del battito 

E’ emozione vera, pura e limpida.
Ero ancora deluso per
non esser stato selezionato, per il secondo anno consecutivo, alla Bad Water
quando mi arriva una mail dal patron della NoveColli Running  Mario Castagnoli.
“Giovedì 17 maggio 20
km di nuoto
Venerdì 18 maggio
NoveColli Bike
Sabato/Domenica 19/20
maggio NoveColli Running”
Il tempo di un respiro
e dentro era già cambiato tutto.
Una sfida , una sfida
per pochi (non importava la non ufficialità- solo il Running lo era), un
qualcosa che mi proiettava ancora una volta in una dimensione misteriosa dalla
quale non sai mai come e se ne uscirai 
finisher
Iscritto , ero dentro
a quel recinto immaginario che per i mesi a venire avrebbe tenuto dentro di se
la mia mente producendo dubbi, incertezze e regalandomi emozioni.
20 km di nuoto  lunghi e sicuramente
distruttivi/alienanti  se fatti (come
abbiamo fatto) indossando la muta con l’acqua a 28°. Le 800 vasche da 25 metri  non sono un problema , ci si abitua a fare su
e giù e diventano anche mentalmente utili oltre che offrire un riposo  più riposante quando si decide di fermarsi
per mangiare/bere ; non lo sono neanche i 20 km 
in fondo , certo come in tutti gli sport la fatica si fa e provocherà
dolori , indolenzimenti vari ma  in fondo
l’abitudine  a tenere il corpo in movimento
c’è. L’effetto “distruzione” verrà fornito dai crampi che dai 5.000 metri in
poi saranno presenti e costanti su tutta la parte inferiore del corpo.
Polpacci, dita, arcata plantare  ….. una
tragedia continua , che pian piano non ti permetterà neanche di darti la spinta
da bordo vasca.
A nulla varranno  gli oltre 8 litri di liquido reintegrante/recupero
più altre bevande, compresa l’acqua della piscina (bevevo anche quella),
incamerate durante le mie oltre 7 ore di nuoto.
La lotta era divenuta
mentale, attenzione, giochi, astuzie comportamentali, pensiero positivo tutto
era valido  purchè permettesse  di combatterli senza ricorrere ad aiuti
esterni e quindi doversi fermare .
Il tempo passa
inesorabilmente,  è l’unica una certezza,
si tratta solo di trovare la strada giusta per lasciarlo passare nella maniera
più scivolosa e meno dolorosa possibile.
17 minuti dopo le 7
ore arriva, accompagnata da un gran sorriso, 
la fine della mia prova natatoria mentre 47 minuti dopo le 7 ore riesco
ad alzarmi dalla mia posizione di atleta, con la muta, steso sul pavimento con
le gambe appoggiate in  alto . L’uscita e
la prima mezz’ora fuori dall’acqua confermavano la durezza della prova  consegnandomi un fisico provato.   
       Non sono state facili.
Il riposo e il reintegro
a riposo  diventa una parte basilare per
l’affrontare in buono stato fisico e mentale lo sforzo della giornata
successiva.  Così dopo una buona cena una
serata rilassante mi accompagna ad un sonno tranquillo , con il grande
vantaggio  di essere a casa mia, tra le
mie cose, con i miei cani e soprattutto dormire nel mio letto.
E’ buffo  il pensare di come la NoveColli Bike, la
rinomata gran fondo con le sue nove salite impegnative fosse, in questa sfida,
la prova di recupero/“riposo”.  
Così doveva essere,
non aveva nessun senso “sradicarsi” le gambe per andare forte in quella
giornata e  rischiare di patire le pene
dell’inferno o  saltare nei giorni
successivi. Tutti sapevamo cosa significa  affrontare la Novecolli Running , tutti
avevamo già provato  la sofferenza  di quell’ultramaratona. 
Puntuale  7.30, dal porto di Cesenatico, con un meteo
favorevole la giornata ciclistica prende il via 
supportata da un auto di accompagnamento.  
La differenza in quella
giornata ciclistica l’avrebbero fatta in tempi di riposo/recupero che gentilmente
ci concedevamo dopo aver affrontato le salite, specialmente nella seconda
parte.
Del resto, per quanto
si possa andare piano  o prenderla
sottogamba,  rimane pur sempre la
NoveColli e la muscolatura delle gambe e del resto del corpo avrebbero comunque
registrato la fatica fisica.
L’aspetto mentale era
sicuramente la diversità più importante , il vivere “bighellonando “ quella
giornata ha fatto sì che si potesse paragonare la prova ad un uscita tra amici
(come del resto siamo) che durante un allenamento lungo parlano ridono e scherzano
tranquillamente (nella giornata precedente era un po’ più complessa visto che
la testa rimaneva per la maggior parte del tempo sotto al pelo dell’acqua)
Uno dopo l’altro  i temibili NoveColli sono scivolati sotto le
gambe riportandoci quasi tutti (purtroppo Alfiero è stato vittima di una caduta
che lo ha messo fuori gioco)  a
Cesenatico dopo 11 ore e 02 minuti (oltre un ora di sosta nell’incidente ).
Stanco fisicamente (
sempre 11 ore sono)  ma fresco
mentalmente per la leggerezza di quella giornata piena di allegria mi preparavo
al meritato riposo e reintegro  con un 2
su 3 che rappresenta sempre un ottimo potere sulla mente pur sapendo benissimo
che il duro sarebbe arrivato dal domani  
Alle ore 12,00 dal
porto di Cesenatico, dopo i convenevoli delle grandi occasioni, il classico
colpo di pistola ufficializza la partenza della NoveColli Running ultramaratona
su strada più dura d’Italia e sicuramente una tra le più dure  al mondo.
163 gli sfidanti,
ognuno col suo obiettivo, ognuno col suo traguardo in testa , tutti con il
sorriso sul viso.
La mia condizione di
pre-gara era buona, mi sentivo bene sia fisicamente che mentalmente, certo
attanagliato dai dubbi su come avrei reagito alle fatiche dei giorni prima  ma in fondo una buona   sensazione che si rivelò, ahimè, non
azzeccata appenda dopo 500 metri di corsa.
Il respiro era corto ,
l’escursione dei muscoli addominali/toracici 
breve ed ero costretto ad un respiro quasi affannato per stare dietro
alla mia corsa lenta.
Difficile non farsi
minare la testa con brutti pensieri e supposizioni ma ho imparato che, nelle
ultra, tutto può succedere e come , a volte, gare partite con impressioni
favolose si sono trasformate in “tragedie” poteva succedere anche l’inverso questo
oltre  alla considerazione che il ritiro
dalla competizione è  l’ultima
possibilità possibile dopo l’ultima.
Testa bassa e avanti
imponendomi uno stato di concentrazione iniziale molto più dispendioso e forte
del solito.  Isolato da tutti anche se mi
trovavo tra molti altri, pochi scambi di parole e più distante dal mio ruolo di
“show man” .
Questa è stata la
cura, la tecnica iniziale che mi ha portato ad arrivare al secondo start
(quello dove non ci sono più le auto che controllano il ritmo) in  ritardo 
di qualche minuto e permesso di ripartire solo con me.
Poi sono iniziati i
giochi mentali, il guardare tutto e tutti , 
l’ imprimere nella mente gli avversari , 
i loro modi di affrontare le parti in salita piuttosto che in discesa,
il cercare di capire se il ritmo di quella persona sarebbe durato ne tempo o
meno, imparare a conoscere l auto degli accompagnatori dei miei “avversari” in
modo da poter avere un parametro di distanza  e un sacco di altri giochi impegni mentali che
pian piano mi hanno portato via da quello stato di tensione causato
dall’affaticamento respiratorio (residuo delle fatiche precedenti)
restituendomi un Andrea Pelo di Giorgio in una condizione stupenda.
Andrea che sentiva si
tutta la fatica ma con una forza di reazione e resistenza al dolore fisico
provocato dalle tante ore si sforzo fisico sopra ai livelli pensati.
La mente soprattutto
lei che, grazie ad una forte motivazione, 
imponeva ordini al fisico 
gestendo poi tutto il sistema dolori, fatica ecc. ecc.
Il cambio di ritmo
nella seconda salita verso Pieve di Rivoschio, prima il momento in cui ti rendi
conto di non aver più quella sensazione di malessere poi la bellissima
sensazione fisica che si avvia ad una sorta di lenta ma proficua cavalcata
trionfale.
La preziosa assistenza
degli amici cari  con i quali ho riso e
scherzato per molto tempo sono la prova che in poco tempo tutto era cambiato
dentro di me ed avevo in pugno le sorti di quella competizione  pur essendo ancora tanto distante la linea di
finisher.  Da quella seconda salita  mai un pensiero negativo, mai un dubbio sul
fatto che avrei potuto non finire la gara, mai il morale basso , solo sorrisi
battute scherzose con  gli amici
parallele ad uno stato di concentrazione che lavorava in simbiosi col corpo.
Dal Barbotto in poi un
compagno di gara prezioso come Giuseppe Dal Priore (compagno di squadra) che mi
è stato molto utile per correre lunghi tratti nei quali magari avrei anche
camminato e al quale so di essere stato utile per la gara.  Dalla quinta salita in poi si cammina di buon
passo risparmiando le gambe che correranno poi nelle discese e pianure facendo
la differenza.
La poesia della notte
ci accompagna in mezzo a quei luoghi che in quei precisi momenti ti sembrano
così fori dal mondo, distanti dalla realtà  dove la tua caparbietà e la tua voglia di
riuscire si accentuano per raggiungere l’alba che sarà un altro tangibile segno
del tempo che  passa e del traguardo più
vicino.
Gli ultimi monti, le
ultime salite  poi il temibile Gorolo ci
srotola sotto gli occhi i durissimi (almeno 25 km su 30) km finali. Chilometri
dove la mente non può più giocare con i numeri dei Colli fatti o da fare , dove
la fatica sulle gambe sulle giunture fisiche diventa un dolore costante e
corroborante,  dove la fatica di imporre
al tuo corpo la corsa si decuplica e dove la mente impone un paraocchi
immaginario a te stesso.  Da questo punto
diventa un ordine un imposizione continua perché è la mente che ti da  la forza che ti porterà a vincere la tua
sfida . Qualsiasi appiglio pur di correre è valido, non si contano più i km
mancanti  ma i ristori (sono di meno), il
tempo tra uno è l’altro è interminabile …è vero …e la sofferenza fisica che si
prova è ai livelli estremi ma ti accorgi che pian piano ti vengono incontro
mentre senti la sensazione di fierezza farsi largo violentemente dentro al tuo
io. Non è possibile rinunciare a quell’emozione che già senti così potente e
unica . Così parti e corri fino al ristoro successivo.     
Cominciavo a “godere di me stesso” dentro, a trasportarmi con
l’immaginazione sul lungomare di Cesenatico , la percezione degli angoli della
bocca che si girano verso l’alto , gli occhi che si inumidiscono e il respiro
che varia diventando profondo e pronto ad assorbire quell’aria che stavamo
facendo diventare magica è netta

Il difficile era ormai superato, sapevo bene
dov’era il punto di conversione , il punto in cui quell’enorme fatica che ti
senti dentro comincia a tramutarsi in una possente emozione .
Sala di Cesenatico
…….. l’Ultimo Ristoro, quello era il punto 

Un rinfresco veloce  due sguardi fieri si incrociano,  imbocchiamo quella “discesa” che ci
accompagnerà sussurrandoci le emozioni fino a Cesenatico. 

Le orecchie, il corpo , la mente assorbono la
sinfonia passo dopo passo… ormai è dentro, nel sangue , nella pelle, nella
mente , ormai è tua …. Intimamente tua . 

Arrivano i capannoni di Villa Marina prima e i
due cavalcavia subito dopo ….. “ gli ultimi colli” … dico sorridendo . 

Il semianello in discesa ci butta nella pista
ciclabile verde con direzione mare, gli applausi i complimenti cominciano ad
entrarti decisamente dentro alle orecchie mescolandosi a quel tourbillon di
emozioni che ti sta sconquassando. 

– “Arriviamo con un passo allegro” . ci
diciamo in perfetto accordo io e Giuseppe

E’ un passo che non fa pensare a 200 km nelle
gambe, quello che abbiamo nelle gambe all’entrata del lungomare. Davanti a noi
, 700/800 m. , lo striscione Arrivo ci strizza l’occhio 

Corro , sorrido, mi commuovo mentre il
pensiero corre ad un veloce ma intenso ringraziamento a Giuly e a tutti loro
che dall’alto mi proteggono e accompagnano sempre , il segno della croce lo
sguardo che si perde verso l’alto 

– Grazie …grazie …grazie 
Poi c’è la gioia , c’è quella sensazione
nuova, intensa, profonda …. quella condivisione con Giuseppe.

La certezza di esser stato importante per il
raggiungimento del suo obiettivo e al tempo stesso la consapevolezza che la sua
presenza ha voluto dire la stessa cosa per me in quel lo splendido atto
conclusivo della ….. “NoveColli Challenge” sfida che, vista da fuori sembrava,
insormontabile. 

Lo speacker ci annuncia, 100 metri forse , ho
già le braccia tese al cielo mentre il rumore colorato degli applausi , le voci
della gente invadono in sottofondo il mio io.

Aria magica, emozioni uniche …. metto il mio
nome in un altro angolo di vita … della mia vita e lo faccio lasciandomi un
segno che sarà sempre in grado di riportarmi dentro a quella sensazione. 

Lo sguardo a Giuseppe :
– È la gloria !!!
Perfettamente sincronizzati attraversiamo
quella linea così grande ed importante per entrambi.
Solo tre passi e
un  sincero abbraccio avvolto “grazie”  sancisce due vittorie personali regalando  emozioni 
uniche .
Andrea Pelo di
Giorgio (7h17’ – 11h02 – 26hh56’ )