Posto queste semplici righe sulle pagine del mio amato blog  per spiegare a chi lo seguiva con simpatia ed affetto, l’accaduto  e,  molto probabilmente, per rinforzare ulteriormente in me stesso che la scelta consapevole e coscienziosa presa sia stata veramente quella giusta  ben sapendo che per quanto ciò possa essere una sicurezza lascerà sempre un varco a quel dolore profondo che alberga comodo nella stanza del “non averlo fatto”. 

Non è colpa di Alfredo, lo sottolineo con decisione. 

Alfredo, per chi non lo conoscesse, è uno splendido Bulldog Inglese che ho ….. abbiamo (insieme a tutta la famiglia) ….. deciso di adottare 1 anno e 6 mesi fa dall’associazione di recupero la Casa di Ninni  .

Aveva quasi 3 anni, il suo passato, per quanto mi è dato a sapere, non è stato dei più felici. 

E’ costellato dalla completa mancanza di socializzazione con l’uomo, di gabbie e modi violenti …. tutti inseriti di forza in un concentrato di massa muscolare e potenza di 35 kg con denti aguzzi e mascella da paura. 

Ma Alfredo è un tenerone, un bonaccione, un cane dolce, buffo e simpatico come del resto lo sono tutti i bulldog inglese e a posteriori di una conoscenza familiare lui e noi abbiamo deciso che dovevamo fare della strada insieme. 

Ma non è colpa di Alfredo se questa strada si palesa molto più difficile, complessa e pericolosa di quello che faccio trapelare dai social nei quali diviene velocemente, grazie a  presenza, sketch, foto e battute, un punto di “riferimento” per molte persone. 

Ho amato Alfredo, lo amo ancora, in modo viscerale, 

forse proprio per via della sua storia o forse perchè, in fondo, come tutti i bulldog, i cani in genere,  con il loro modo di essere sviluppano la nascita di un amore forte e potente e senza condizionamenti.  

Un’amore talmente potente da permettermi di perdonarlo ed accarezzare il suo muso pentito 10 minuti dopo un imprevedibile attacco che mi ha “quasi staccato” un polso  ed ogni altra volta che mi ha attaccato o ha attaccato Lisa provocando danni più o meno ingenti. 

Non è colpa d’Alfredo 

l’ho sempre ritenuto un comportamento derivato da ciò che aveva subito ed ho agito sempre in modo da comunicargli amore, cercando di inculcargli dentro l’assenza di pericoli nel vivere con noi. 

Sono passati così 1 anno e 6 mesi di vita insieme con bruschi e violenti balzi in stati emozionali estremamente contrapposti con tante gioie e, ahimè, imprevedibili e subdole reazioni, attacchi che alimentavano uno stato di tensione costante. 

Abbiamo attraversato, nella nostra storia, tanti cambiamenti di abitudini a seguito di consigli di educatori ed a seguito di esperienza diretta che ci hanno condotto verso una sorta di equilibrio capendo che Alfredo Bulldog Inglese stava bene a vivere in comparti stagni … come dico io ….. che ci “obbligava” a metterlo a letto (in un corridoio a li dedicato e chiuso) non appena giungevamo a casa dopo il lavoro seguendo la sua volontà . 

Un bulldog inglese a “servizio” ridotto quindi, qualche fantastica ora in cuoi lavoravamo insieme seduti per terra al mattino ed un gioioso quarto d’ora, condito da gioiose feste che ci riservava, al nostro rientro nel quale seguiva passo dopo passo tutto il suo iter sempre uguale e metodico come da prassi bulldog.

Ma andava bene. 

Vederlo tranquillo e sereno mi dava quella gioia quel piacere che sorpassava anche l’egoismo di poterlo spupazzare a mio piacimento. 

Ma non era tutto a posto  perchè ogni cambio della sua quotidianità, anche non diretto,  lo poneva in uno stato difensivo non percepibile e non prevedibile. 

Il week end o qualsiasi giorno in cui non eravamo al lavoro era divenuto, per noi, un ansia, 

un:  chissà cosa succede, chissà come è meglio comportarsi . 

Qualsiasi soluzione provata ( noi dentro casa lui fuori, lui in casa con noi, lui fuori per 30 minuti mentre attendeva la pappa o appena dopo aver mangiato) non otteneva nessun risultato o per lo meno non ci dava mai la stessa reazione.   

Si destabilizzava ogni volta per qualcosa di diverso, non permettendoci nemmeno di capire e variare il nostro comportamento.

La sua destabilizzazione si tramutava in “caccia alla preda” e attacchi …. non c’era mai una situazione in cui avvertiva digrignando i denti o mostrando il suo disappunto. 

Come se niente fosse successo si avvicinava e…… avevi già i denti addosso. 

La vita in comune chiaramente mi ha insegnato nel percepire dalla sua fisicità lo stato di tensione in dodo da  o prepararmi alla difesa o  usare strategie per calmarlo ed a subire a discapito di una tensione che schizzava alle stelle. 

Non sempre però …. a volte suoi movimenti imprevisti e più veloci piuttosto che  nostre distrazioni visive e di pensiero  ( pur non mettendolo mai in una situazione di pressione/violenza) ci hanno portato ad avere i suoi denti e la sua potenza in varie parti del corpo alimentando quella tensione divenuta una costante anche nei momenti in cui le cose erano visibilmente tranquille creandomi anche un dolore fisico muscolare in zona cardiaca (un peso è l’esatta descrizione) persistente. 

Nonostante tutto questo ho sempre continuato a interagire con lui in modo diretto e fisico, mettendogli il mio muso in faccia , le mani in bocca, tenendomelo addosso  e rotolandomi a terra donando piacere al nostro rapporto e facendolo sentire amato. 

Non è colpa d’Alfredo

Sono passati 1 anno e 6 mesi, 10 punti di sutura tra polso (dove ho rischiato i legamenti) e avambraccio (il dente è arrivato all’ulna) , morsi su avanbracci , mani  (senza andare al pronto soccorso per farmi suturare) , caviglie oltre che attacchi a Lisa subdolamente da dietro  nelle cosce, nel sedere  e tanti altri tentativi in cui abbiamo scampato il pericolo. 

Sono passate tante emozioni di amore con veloci ed ingiustificati flash d’odio, sono trascorse cosi tante tensioni che io non mi sentivo più fisicamente bene …… la situazione interna che si scontrava continuamente con l’amore che provavo e provo per Alfredo. 

L’ultimo tentativo è passato attraverso un farmaco (cosa che non è, fra l’altro, nelle mie corde) che aveva il compito di abbassare questi scatti d’ira. 

7 giorni di assestamento , di velata efficacia  poi Alfredo ha ripreso imperterrito sferrando 4 attacchi nel week end in contesti diversi ed anche nuovi che aveva portato alla decisione di creare  un recinto in cui metterlo tranquillamente ogni giorno in cui le abitudini della casa sarebbero variate. 

Era donargli un posto, un compartimento stagno dove nei giorni diversi potesse mantenersi tranquillo. 

L’ultima possibilità offerta davanti ad un amore profondo VS una situazione fisica che stava divenendo sempre più pesante. 

Poi non so ……. 

so solo che giovedì sera al rientro  è uscito dalla cuccia con tutta la sua buffa goffaggine, ci ha fatto le amorevoli feste ed ha percorso il suo classico e divertente iter. 

Lustrata la scodella si è girato venendo verso casa, l’ho chiamato con la voce da “scemo”, ha abbassato le orecchie come fa solitamente quando è felice e tranquillo e mentre attraversava la porta è improvvisamente cambiato. 

Ha rallentato il passo, ha irrigidito in modo percepibile la tensione muscolare, visto Lisa in bagno e cambiando ritmo ha attaccato addentandogli polso e mano provocandogli oltre al dolore della botta potente con cui un bulldog arriva varie escoriazioni. 

Preso per il collare a semistrozzo e portato fuori ha dimostrato immediatamente il suo pentimento e 10 minuti dopo come se niente fosse mi ha chiesto di essere portato a nanna(cosa che ho fatto) ma …… il limite, per me, era oltrepassato. 

Le forti emozioni, l’amore, ripeto, viscerale per Alfredo, andavano messe un attimo nella piazzola di sosta per proteggere la vita, la tranquillità e la famiglia. 

Avevo già parlato la settimana prima (essendo già a fondo scala) con Carla di “La casa di Ninni”, le soluzioni possibili che avevo erano 3 : 

– Ricederlo all’associazione. 

– Portarlo al Canile di Cervia. 

– l’ultima non voglio nemmeno scriverla.  

Dopo vari approfondimenti sul perchè e per come dei comportamenti (cosa che è avvenuta più volte nel corso di quest’avventura) Carla mi ha rispiegato che l’associazione ha rallentato la sua attività e riprenderlo sarebbe stata una cosa molto complessa ; 

un canile sarebbe stata una condanna a vita per Alfredo. 

Augurandosi però che in quel momento o parlassi solo perchè scosso dall’accaduto del fine settimana mi disse

– se proprio decidi dimmelo che una soluzione la troviamo. 

Così è stato, ero arrivato alla fine, dovevo “usare” un po’ di cinismo e con un gran dolore dentro a fronte di quell’evento in cui anche la sicurezza dei momenti in cui Alfredo è sempre stato un tesoro veniva a cadere gli ho detto che dovevo agire. 

Carla mi ha detto, anticipando che il cane è mio e che potevo prendere qualsiasi decisione:

– noi siamo qui per salvarli i cani, per rendere la loro vita migliore nella sfortuna che hanno avuto. Ricorda  che se lo porti al canile lui non uscirà più da lì (un bullo problematico etichettato violento molto raramente verrà adottato), se invece lo porti a Roma da Emanuela (l’educatrice che lo ha tenuto un mese per insegnargli la socialità nel passaggio tra il recupero campano e l’arrivo in Romagna) lei è disposta a prenderlo , tenerlo e provare a ridargli un altra possibilità. 

Difficile prendere un impegno del genere in qualche ora, scardinare una giornata già programmata ed anche spendere (il momento non è dei migliori per farlo) soldi per ….,  più facile portarlo in 30 minuti al canile di Cervia che, sono certo, sia il miglior canile della nostra zona.  

Ma ….io amo Alfredo e per quanto i miei sentimenti ed il mio amore mi dicano che non posso separarmene, sento forte che non devo condannarlo alla non vita del canile e che voglio dargli un altra possibilità. 

Ci vuole un gran coraggio  per decidere di allontanare la sua presenza ingombrante, buffa, fisica e sentimentale dalla mia (nostra) vita , ma sono convinto che certe decisioni vadano comunque prese cercando, nella possibilità, una soluzione che possano offrirgli altre possibilità. 

Andiamo a Roma. 

Venerdì mattina mi sembra irreale, strana, stranissima. 

Seguo la prassi di tutte le mattine, nelle azioni, nei toni , nella fisicità sapendo di mentire ad Alfredo sopratutto quando gli dico “andiamo a prendere il caffè”. 

Non sarà il nostro giretto classico in auto bensì il viaggio della separazione. 

Creo una metafora per stare meglio, 

“il figlio che esce di casa avventurandosi nella propria vita” 

mancherà sempre ai genitori anche se consapevoli che andrà a vivere la sua vita di adulto 

salutiamo Lisa versando del prime lacrime mi parto verso Fiano Romano. 

Alfredo, vista la lunghezza del viaggio è alloggiato nel retro della Opel Astra Caravan  sopra ai suoi cuscini. 

Come sempre si gode il viaggio, ha sempre amato stare in auto ma non ha mai amato essere lasciato in auto per più di 30 minuti …… lo faceva intendere con gli attacchi.

Gli parlo per buona parte del viaggio osservandolo dallo specchietto retrovisore,  è tranquillo, lo percepisco dall’abbassamento delle orecchie in concomitanza della mia voce, il viaggio scorre senza intoppi (poco traffico sull’E45) e viene interrotto solo da uno stop per un caffè e l’acquisto di un pacchetto di biscotti per ….. per un ultimo pensiero. 

In anticipo sull’appuntamento arriviamo al casello,  c’è il sole, la temperatura primaverile ed un parchetto verde nei pressi di un vicino piccolo centro commerciale. 

Parcheggio e apro il portellone. 

Baldanzoso e sorridente (per quello che può sorridere un bulldog inglese) salta giù dalla macchina, cerca le coccole avvicinandosi alle mie gambe  prima dei due passi necessari a fare la pipi n mezzo all’erba. 

Abbiamo rimasto 30 minuti per noi, 30 minuti per ……. difficile dirlo

30 minuti in cui seduto sulla panchina con Alfredo tra le gambe alla ricerca del nostro contatto fisico, chinato su di lui gli  piango sopra “pastrugnando” la sua pelle  ed accarezzandolo con la massima intensità che avevo dentro. 

Gli ho “stupidamente” parlato ( che è una delle cose più belle che si fa normalmente con un animale), gli ho chiesto perdono e l’ho assicurato che non era un tradimento ed infine più volte gli ho chiesto di fare il bravo per garantirsi un opportunità di vita migliore possibile di cui ha diritto.

Non so cosa mai possa aver percepito, no gli voglio mettere neanche parole in bocca ed raccontarmi che abbia compreso e non si sia sentito tradito, so solo che è stato li attaccato a me per tutto il tempo volgendomi lo sguardo di tanto in tanto e so che l’intensità di quella mezz’ora è stata potentissima sotto qualunque punto di vista. 

Poi è arrivata Emanuela, gli ho raccontato tutto ciò che è stato Alfredo ed i suoi comportamenti, consegnato la busta con tutte le sue cose, mi sono chinato per stropicciarlo un ultima volta, dargli un bacio e con gli occhi bagnati, mentre Emanuela mi diceva che ero stato bravo a non chiuderlo in un canile, l’ho salutato dicendogli ancora di fare il bravo. 

Alfredo mi ha guardato un attimo, ha leggermente puntato alla prima tensione del guinzaglio poi con il classico passo del bulldog ha seguito tranquillamente Emanuela. 

L’ho guardato scivolare via dalla mia vista mentre una voragine si apriva dentro di me chiedendomi la cortesia di fare una passeggiata per riportare alla normalità il ritmo del respiro. 

Ho parlato con Lisa ripetendo ancora i perchè e la convinzione della giusta azione con la speranza che farlo zittisse la flebile voce che dal fondo “si diverte” a sussurrare che forse le cose potevano andare diversamente e che forse le scelte avrebbero potuto essere altre. 

Io ?  

Io ho la sensazione del cuore trafitto da spine, ma anche quella che il dolore inferto nel strapparle riporterà tranquillità in me stesso e sinceramente, molto sinceramente, mi dico che potrebbe anche essere vero ma il forse non è stata la realtà , le scelte sono cadute coscienziosamente e consapevolmente su altre strade e la cosa più importante che , pur sicuramente commettendo degli errori, tutto quello che abbiamo fatto è stato fatto con la volontà di farlo star bene e MAI e ripeto MAI  usando violenza atta a schiacciarlo ed a farlo vivere in una prigione. 

Oggi ?

Oggi sento un vuoto devastante ma sono convinto che lui,  fra qualche giorno, tornerà a sorridere. 

Buon viaggio #Alfredo #bulldoginglese

Andrea Pelo di Giorgio 

Domani Arriva Sempre