In questo articolo Andrea Pelo di Giorgio racconta un percorso personale fatto di gioco, sfida e consapevolezza, partendo da un gesto semplice e controcorrente: indossare pantaloni corti anche durante l’inverno.
Attraverso l’esperienza diretta del freddo, l’autore esplora concetti come controllo, autoefficacia e gestione del disagio, trasformando una situazione scomoda in uno strumento di crescita fisica e mentale.
Il racconto intreccia memoria, abitudine, libertà e sperimentazione, proponendo una riflessione più ampia sul valore del disagio volontario come mezzo per rafforzare il corpo e la mente in una società sempre più orientata alla comodità e alla protezione.
Un invito a riscoprire una dimensione più primordiale dell’essere umano, capace di adattarsi, resistere e vivere meglio attraverso la consapevolezza delle proprie possibilità.
Primordialità in corto
Il gioco, l’eterno bambino che impera dentro me (dicono che sia un bene), ma anche la sfida con me stesso e qualsiasi cosa che viene dopo alla frase vuoi vedere che riesco a ……. aspetto capace nel creare motivazione, forza e decisione.
Il controllo, quanta potenza ha questa parola, l’autoefficacia, sapere di riuscire a fare ….detta in modo molto semplice, una certa dose di formazione perché …. perché insegna gestione, salute e benessere fisico e mentali
Quanti raggi sono presenti nella ruota di un gesto, un’abitudine che sto praticando negli ultimi anni.
Indosso i pantaloni corti anche in inverno.
Ho freddo come tutti, forse oggi un po’ meno, vista l’abitudine ma ….non particolarmente meno. Lo faccio gestendo la situazione perché banalmente dietro ad un gesto così strano ma anche, in fondo, semplice, si nascondono tanti aspetti che per me, sono importanti in relazione ad una mia crescita personale.
Certo oggi ci sono delle facilitazioni, non ultima il fatto che la gran parte del mio tempo la passo tra le mura (non lavoro open air) e non all’aperto dove i miei passaggi non occupano più di tanto tempo.
La crisi climatica ha sicuramente scaldato l’ambiente facendo sparire la rigidità degli inverni e non indossare il lungo è sicuramente più facile;
Una memoria storica che mi vede giocare da bimbo all’aperto nella stagione invernale mi ha aiutato verso questa strada che ho preso …. se lo facevo tanti anni fa, perché non posso farlo oggi?;
Una solida soletta creatasi nelle molteplici avventure/esperienze che mi sono regalato.
Il pensiero.
Il pensiero è nato da un’ esigenza di libertà mia, dall’amare la comodità dei vestiti corti rispetto ad un più elegante o meglio più presentabile ma più legato e costretto vestire lungo e complesso ma anche dalla libertà di non avere troppe cose addosso.
Chi mi conosce lo sa, “parte tutto da un pensiero” e quando esso si mette in moto difficilmente non arrivo a provare.
Così ho ripercorso praticamente le tappe con cui sono riuscito ad abbandonare l’uso dei calzini che tanto mi infastidivano aggrappandosi alle mie gambe rendendole pruriginose e togliendogli il piacere delle carezze dell’aria fresca ed il respiro.
È in fondo un sistema semplice, parte dall’entrarvi dentro, dal provare perché fino a quando le cose non le proviamo sulla nostra pelle sono tutte presupposizioni che non sempre, anche conoscendo perfettamente sfociano nella verità.
Naturalmente c’è anche il rischio, o per lo meno l’alta probabilità, di passare dal disagio che non è detto che sia poi una cosa così sgradevole. Io, per esempio, lo inserisco tra gli aspetti che mi attraggono verso esperienze inusuali, estreme.
Come per tante altre cose anche qui se spostiamo il punto di vista dal subire un disagio a riuscire a vivere nel disagio trovando soluzioni e strategie per…. troveremo quello spiraglio che trasforma, attraverso il raggiungimento di una ricompensa, l’aspetto negativo in un traino positivo.
Così sono entrato nel gioco allungando ad ogni fine estate il tempo di indosso dei pantaloni corti spostando man mano più avanti quelli con la gamba lunga e la tela (diciamo così) più spessa, invernale.
Il freddo c’è sempre e si sente, è un freddo che comunica perché tende a trasferirsi anche nelle parti superiori che tengo coperte (almeno ancora) ma è anche un freddo che non comunica perché spesso percepisco di avere la capacità di scindere e allora sento piedi e gambe freddi ma solo loro perché li rimane, impotente davanti ad un mio scherzoso “è un problema loro” .
Cosa c’è di bello?
C’è il gioco della sfida, il voler vedere fino a dove posso arrivare, c’è la capacità di affinare il controllo, di accorgersi che quando il freddo diventa pungente oltremodo si riesce a scoprire che semplicemente cambiando la respirazione si può attenuare l’effetto e conviverci senza farsi invadere dal freddo ma al contrario gustarne le molteplici sfaccettature positive.
Non c’è un obbligo, quando voglio indosso i pantaloni lunghi, c’è un piacere effimero che però lascia il suo segno nel tempo fortificando la mia autoefficacia attraverso la consapevolezza di riuscire a fare.
Il controllo è veramente tanta roba …come si dice in questo periodo, è un punto di forza importantissimo in molti aspetti della nostra vita, oggi più che mai.
Quindi posso dire che questi vezzi “artistici” fanno parte di un’evoluzione che sto vivendo, di un vivere meglio, di regalarmi un benessere attraverso la fortificazione del mio fisico/mente in un mondo in cui la protezione e la comodità stanno pian piano rendendoci persone sempre più volubili, attaccabili ed oltremodo vulnerabili.
Spesso mi guardo in giro, il mondo è pieno di persone che stanno andando oltre dimostrando l’esistenza di strade che fino a qualche tempo fa erano impensabili ed invece ora sono raggiungibili grazie ad un’evoluzione della nostra mente e della nostra capacità di sfruttare la caratteristiche nascoste della potentissima macchina umana che, in un modo o in un altro, ci fanno star bene oltre che in vari casi essere riconosciute come attività benefiche da enti che studiano l’uomo.
Ad esempio l’abitudine ad immergersi in acque ghiacciate e/o concedersi il freddo (rispettando i giusti tempi) si è dimostrato un toccasana*. Si tratta, fra l’altro, di una cosa che mi attrae tantissimo ma ancora mi spaventa.…. In effetti nella parte sopra tendo ancora a stare molto coperto, ma chissà, forse ci arriverò.
Ad ogni modo la considerazione verso la quale stavo andando con questi discorsi e che mi piace un casino non è altro che la nostra evoluzione, presa di coscienza delle nostre possibilità, non è altro che un tornare indietro a quando l’uomo era resistente per effetto di una legge di natura e per la non scoperta di tante comodità.
Non voglio dire che dovremmo tornare alla preistoria, ma forse che concederci qualche prova disagiata ci fortifica, ci avvicina maggiormente ad uno stato primordiale e, aspetto potentissimo, ci rende estremamente più forti e capaci di gestire le situazioni scomode/disagianti.
Evviva i calzoni corti primordiali.
*Disclaimer: è necessario per questa pratica un buono stato di salute o per lo meno determinate caratteristiche non generalizzabili, consultate sempre il vostro medico e/o allenatore, in generale specialisti accreditati.
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta


