Oggi ho corso (domenica 24 Gennaio 2021).
A dire il vero non ne avevo una gran voglia viste le gambe devastate sommate ad una battente e insistente pioggia.
Mi ero già detto di no più volte, raccontandomi comodamente che quel riposo mi avrebbe fatto bene (che non è neanche una bugia).
Lo avevo ribadito fino alla decisione che in quella domenica arancione (zona covid) un azione “trasgredente” avrebbe livellato la sbarra su cui tutti camminiamo da un anno a questa parte garantendomi un miglioramento nell’equilibrio personale .
Niente di esageratamente “chissà che”, solo un posto diverso che servito ad una mente senza un momentaneo stimolo rimescolava le carte ridonando enfasi.
L’attesa e la decisione hanno premiato, se n’è accorta anche la pioggia che ha deciso di scemare tramutandosi in qualche diradata e timida goccia.
Corsa libera quindi, senza ritmi da rispettare, seguendo solo le sensazioni in una zona insolita per i miei allenamenti su di un tracciato vallonato composto da un andata e un ritorno.
Il giro boa dopo 25 minuti per rispettare in tranquillità l’appuntamento con la ricompensa.
Niente di più se non la voglia di offrire recupero al corpo ed alla mente.
Torna anche il piacere di correre in condizioni meteo precarie cosa che in fondo, con i materiali di oggi, che permettono di effettuare il gesto atletico protetti dal freddo nella piena leggerezza e libertà di movimento, è molto bella
Mi avvio tranquillo mentre Lisa rispettando il ginocchio malconcio fa una camminata con i bastoni (nordic walking), il percorso, tutto in asfalto, si immerge, dopo il primo km, nella campagna circostante.
Passato questo le gambe dimenticano i dolori, lasciando la possibilità alla falcata di allungarsi, alleggerirsi e scivolare via.
In quel frangente ciò che non scivola è la mente, è sempre impegnata a controllare il tempo, sono i 25 minuti che la tengono accesa.
– se ho detto 25 minuti a 25 minuti voglio girare la boa e rientrare (questioni di rispetto e chiavi dell’auto).
Quel compito, sebbene io abbia un ottima sensazione temporale, non mi lascia libero di godermi a fondo ciò che sto facendo ma so che sarà per poco, proprio giusto fino al giro di boa, appena dopo al maneggio.
Li tutto cambia, non c’è più il compito, la strada la conosco (è la stessa), la gamba è libera ed ora lo è anche la mente che è anche bisognosa, come lo sono io, di entrare veramente dentro alla prestazione che sto mettendo sul terreno .
E’ in quel frangente che lascio andare,
lascio che qualcos’altro guidi tutto, togliendo il mio pensiero, varcando la porta verso quel luogo dove solo il rumore dei passi che si appoggiano delicatamente sull’asfalto, il respiro tranquillo, il fumo che esce dalla bocca per invadere il mio spazio visivo e la strada che si srotola davanti ai miei occhi , fanno percepire la loro presenza .
Tutto scivola magicamente, nessuno stress, nessun pensiero …. è come essere trasportati da un invisibile tapis rulant.
Non c’è la sensazione della fatica ad accompagnarmi ma solo il ritmo più giusto per quell’esatto momento di corsa.
Tutti i fattori svolgono il loro lavoro, la perfezione di quel momento mi permette di entrare nel flow, di lasciarmi rapire e condurre dall’inconscio che mi fa vivere qualche km in una sorta di situazione di presenza/assenza.
Non mi rendo conto di tutto ciò che succede, so solo che sto correndo, che sto benissimo e che riesco a percepire ogni piccolo segnale del mio corpo e di ciò che mi circonda.
Al bivio che mi riporta all’entrata della frazioncina l’interruttore si sposta sull’off.
Lo noto nettamente, vivo veramente la sensazione dell’essere passato da una situazione agiata a qualcosa di più scomodo ….. come passare da un comodo materasso ad un sacco pelo.
– Il garmin non ha funzionato. Questo è il primo pensiero, la prima considerazione che faccio.
Non ricordo di averlo sentito emettere il segnale acustico del km, non ho percepito la vibrazione e non ricordo nemmeno di averlo osservato per leggere l’andatura (cosa che faccio sempre, … anche quando sono in relax)
– Strano, all’andata andava bene.
Ragiono, faccio mente locale riavvolgendo il film di immagini in possesso del mio hard disk mentale mentre continuo a correre verso l’auto .
Poi sento un “BEEP” una vibrazione, è il 9° km e d’improvviso vedo e ricordo tutto.
I suoni, le vibrazioni, i miei gesti di controllo ed anche il ritmo dei km percorsi …… i tre km di cui non ricordavo nulla.
Sorrido, ….mi gongolo;
che sia stato il caso o che sia stato io, rimane comunque un passo verso quello stato personale in cui la fusione mente e corpo diventa realtà lasciando all’inconscio il compito di guidare.
E’ l’attimo in cui noi possiamo mollare completamente le briglie con la grande sicurezza che quello sarà proprio il momento che non sbaglieremo assolutamente niente.
A volte pensiamo, quando ci parlano di trance ipnotica, che sia qualcosa da cui ci dobbiamo difendere, allontanarci. La perdita del controllo, probabilmente memori dell’ipnosi show che maghi come Giucas Casella portavano in televisione, ci spaventa talmente da non permetterci di andare oltre.
In realtà la trance ipnotica è uno stato di rilassamento estremo del quale siamo “vittime inconsapevoli” più volte nella nostra vita di tutti i giorni.
Ogni volta che leggendo un libro o guardando un film ci lasciamo rapire entrando dentro al personaggio, ogni volta che molliamo dandoci il permesso di lasciarci trasportare dentro, assentandoci dal presente, siamo in una trance ipnotica dalla quale ci “risveglieremo” sorpresi, a volte increduli ma felici di esservi entrati.
“Tutto sfuma, tutto sparisce, ci sono solo io, la mia corsa e l’ambiente che mi circonda”
Ipnotic Run, prima della ricompensa termale, entrare in quella porta è veramente tanta roba.
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach
Domani Arriva Sempre
Assenza di Confini

