Durante un’esperienza d’ipnosi guidata, l’autore vive simbolicamente la propria morte: un incidente, il respiro che si spegne, la voce che dichiara “Sei morto!”.

Dal panico nasce poi una rinascita profonda, fatta di pace, gratitudine e consapevolezza.
L’esperienza si rivela un viaggio interiore di trasformazione, in cui la morte diventa metafora della vita ritrovata.

“Sei morto !!!  Sei morto !!!  Sei morto !!!” 

La voce decisa, imponente, forte mi risuona ancora nelle orecchie miscelata ad uno sfondo musicale che la fortifica ancor di più.

Il mio corpo frigge incessantemente dalla punta delle dita all’estremità dei capelli ed io non ne sono più padrone. 

Ho il respiro corto in affanno ed io sono morto, trapassato da una sensazione possente capace di creare uno squarcio tra due mondi.

Non è una storia negativa, ma illuminante (per certi aspetti) e non sono morto, sono solo consenzientemente stato uno dei viaggiatori che si sono volontariamente sottoposti all’induzione post morte al residenziale “autoipnosi” di alcuni giorni fa. 

Beppe ci aveva garantito che ne sarebbe valsa la pena, che non c’erano pericoli e che ognuno di noi avrebbe potuto scegliere fino a che punto spingersi dentro. 

È un viaggio che inizia con un sottofondo musicale tranquillo ed una voce pacata e serena mentre sono tranquillamente sdraiato a terra su un tappetino.

Attenzione al respiro, all’aria che entra e all’aria che esce, l’aria che entra, l’aria che esce, l’aria che entra, l’aria che esce e così, seguendo la voce, corpo e mente si rilassano unendosi e lasciandosi trasportare in una dimensione in cui la voce prende la forma di un faro che ti guida nella nebbia ed il razionale si affievolisce fino a diventare dormiente.

È sera, sto rientrando dopo una giornata lavorativa, sto serenamente  guidando verso casa, la strada è bagnata, scivolosa, la radio suona e sono tranquillo. 

Piove forte, una pioggia persistente che amplifica la stanchezza e la strada è scivolosa, la strada è molto scivolosa talmente scivolosa che il viaggio che sto vivendo mi trasporta nell’immagine successiva con la mia auto fuori strada pesantemente sbattuta contro un albero. 

L’auto è distrutta, non ho una visione chiara, mi accorgo del personale medico intorno a me, respiro con molta difficoltà, un respiro affannato, corto e frequente alla ricerca di ossigeno che fatico a trovare, fatico veramente molto. 

Percepisco le voci del personale medico, percepisco un “difficilmente ce la farà”. 

La musica ora è più forte, il mio respiro precipita nell’affanno e sento ben scandita la voce dei medici ….. “difficilmente ce la farà”.

Lì dentro a quella situazione in cui per un certo verso sai, forse ragionandoci a posteriori, che sei dentro ad un esperienza, c’è una sensazione stranissima che forse ti può permettere di invertire la marcia ma io sento solo una speranza che vacilla, suoni e parole che rimbombano nella mente mentre percepisco di perdere la sensibilità del corpo. 

È un vortice caotico di rumori in cui la tranquillità, la calma, l’autocontrollo vanno a farsi benedire spinti da una musica allarmante sempre più pressante e da una voce sempre più insistente, alta e decisa:

Non c’è più niente da fare !!! Non c’è più niente da fare !!! Non c’è più niente da fare !!!

Il respiro è ormai affannatissimo, ti impegni nel cercare l’aria che non c’è mentre il tuo corpo frigge in ogni suo millimetro, puoi solo ascoltare una sensazione che ti sta ribaltando fisicamente e mentalmente che è padrona completa di te stesso rubandoti completamente il controllo. 

Impotente attendi, ti aggrappi a qualsiasi cosa fino a quando percepisci a chiare e scandite lettere un, forse atteso a quel punto, “SEI MORTO !!!” che si ripete nell’aria in una modalità sempre più incisiva e potente inserendosi nelle tue orecchie con un tono sempre più alto.

“Sei morto !!! Sei Morto !!! ….Sei morto !!!!” 

Sono attimi di panico di ….. e adesso ? 

Attimi di nebbia fitta, di non so fino al momento in cui una melodia calmante forse con uno spirito celestiale si inserisce a volume alto ma per nulla sgarbata nelle tue orecchie infilandosi dentro di me a piccole dosi di continua serenità, dolcezza mentre il corpo, l’anima, riprende il possesso del respiro che pian piano si allunga irrorando tutto il corpo e l’anima. 

Cosa succede lì non lo so di preciso, ricordo un corpo che freme, che si gira assumendo la posizione fetale come per regalarsi un’intima coccola; ricordo la bellissima sensazione della bocca che porta gli angoli verso l’alto sorridendo per la gioia di esserci, di esserci ancora, ricordo il naso che si riempie impedendo il respiro mente le lacrime fuoriescono garbatamente dagli occhi solcando il viso, ricordo la magia indotta dalla sensazione di riprendere il controllo del corpo, il piacere immenso del respiro che si fa profondo rifiorendo pian piano  un po’ come le foglie inaridite di una pianta quando arriva la pioggia ad innaffiarla.

Poi mi ricordo seduto, visibilmente emozionato con il cuore gentilmente agitato che mi sussurra ci sono. 

Ricordo le parole rivolte a Beppe in segno di gratitudine nel raccontare la mia esperienza, la vita profonda di questa esperienza vissuta nel poco più di un metro quadro di un ambiente protetto, in compagnia di fantastici compagni di viaggio, una se non la più potente esperienza avvenuta grazie alla potenza dell’ipnosi. 

È un regalo che a distanza di una settimana ancora si fa sentire ed ancora racconta cose incuriosendomi nell’esplorazione di alcune “stanze” ancora ignote. 

A mente fredda, pensandoci, forse la felicità espressa non era tanto nella consapevolezza dell’esser vivo ma nella certezza della beatitudine provocata dallo star bene successivo, ovunque sia il posto in cui ci troveremo dopo. 

 

Andrea Pelo di Giorgio 

Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta