Dopo un periodo di corsa a ritmo tranquillo seguito alla stanchezza accumulata nell’organizzazione di eventi, Andrea “Pelò” di Giorgio decide di divertirsi con un allenamento improvvisato di ripetute al parco. Racconta il piacere di riconoscere il ritmo dalle sensazioni, il respiro rumoroso che lo aiuta durante lo sforzo e un incontro inatteso con una frequentatrice del parco, infastidita dagli sbuffi. Ne nasce un episodio ironico che restituisce il suo modo personale di vivere fatica, allenamento e quotidianità.
Tutto quel rumore
Ho deciso di correre, o più precisamente di salire un po’ sulla “giostra del luna park”, per incominciare a smuovere quella linea di corsa statica che ho imparato a mantenere dopo il periodo di stanchezza seguito all’organizzazione di eventi impegnativi, con tutto ciò che ne consegue.
Dopo un po’ mi rompo “le cosiddette” a rimanere in quella sorta di inermità mobile e, anche se non ho obiettivi prefissati, sento la necessità di divertirmi.
Certo, definire divertimento il portarsi al gancio è sempre difficile da far comprendere. È un incastro particolare, non sempre così scontato, ma con una sua logica, specialmente nella testa degli sportivi, o di certi sportivi.
Ad ogni modo, come già detto, decido di andare sulla giostra e, forte di una programmazione da vero atleta professionista, invento l’allenamento mentre appoggio il mio Fiat E Scudo alla colonnina di carica veloce vicino alla stazione, poco distante da Just U Studio.
Mi lancio sulla strada inventando un percorso che mi porti al parco della buca (chiamato così per la sua conformazione a catino, con un periplo di 600 metri e spicci su ciclabile asfaltata). I due chilometri per arrivarci li faccio diventare abbondanti, per scaldarmi meglio prima di mettere in campo il “lavoro” senza rischiare infortuni.
Viste le caratteristiche ad anello del percorso, ho ben pensato di basarmi sui giri al posto della distanza, mantenendo ferma l’idea di non esagerare con il lavoro spinto. Sfruttare il numero dei giri è, secondo me, una mossa vincente: mi permette di avere maggiori ancoraggi e fa scivolare via l’allenamento.
La proposta che accetto è
1 giro veloce (max) · riposo 1’30”
X 2 volte (arriva fino lì)
2 giri veloci (max) · riposo 2’00”
+
1 giro veloce (max) · riposo 1’30”
X 1 volta (vai un po’ più avanti)
3 giri veloci (max) · riposo a sensazione prima di tornare all’auto trotterellando
Mi applico… non ho dubbi: specialmente nella corsa, quando decido di fare, mi applico in pieno. Mi piace, mi diverte… quella fatica mi diverte e, in quel divertimento, vado a cercare gli aspetti che più mi gratificano. Come, in questo caso, la capacità di capire dalle sensazioni di aver scelto il ritmo pensato per la ripetuta, senza la necessità di basarmi sul device che porto al polso.
Corro, spingo e sbuffo.
Rumoreggio, quindi: quando comincio a essere impiccato muscolarmente e cardiovascolarmente, il respiro si sente.
Certo, potrei anche controllarlo tenendolo silenzioso, ma quell’azione mi costerebbe energia aggiuntiva nel momento dello sforzo. E poi sbuffare mi carica e, aspetto molto importante, mi aiuta a rimanere nel ritmo, inteso come fattore della prestazione.
Rumoreggio un po’, ne sono consapevole, ma siamo all’aperto e, se passo davanti a persone intente a godersi il parco, sparisco nell’arco di qualche secondo, senza mettere mai nell’aria decibel estremamente imponenti.
Chiudo l’allenamento in modo molto soddisfacente (giudizio di Pelò… indiscutibile), recupero quanto basta e, corricchiando, prendo la direzione del Fiat E Scudo. Attraversando il parco, incrocio una ragazza che avevo notato soltanto all’ultimo giro per via del suo cane labrador che gironzolava libero.
All’incrocio, anzi, prima di incrociarla fisicamente, mi guarda ed esclama:
— Pensavo che morissi! Con tutti quegli sbuffi pensavo che saresti morto in poco tempo.
Sorrido, tranquillizzandola e specificando che, in quella condizione, ho abbastanza autonomia prima della morte e che, comunque, in determinati allenamenti lo sbuffo mi aiuta.
Lei non scuote un’orecchia, rimane impassibile, lascia passare una pausa silenziosa e poi aggiunge:
— Certo che se una viene al parco per rilassarsi… tutto quel rumore…
Mi limito a risorridere, rimanendo in silenzio. In fondo, l’indifferenza è la cosa più proficua e, mentre nel mio stato di felicità mi allontano da lei corricchiando, riesco ancora a sentirla dire:
— Se ne facevi un altro, mandavo il cane a darti un morso. 😀
«Cosa vuoi andarci a dire, vuoi menarci?», avrebbe detto il Pelò di qualche tempo fa.
Ad ogni modo, arrivato all’E Scudo, mi lascio il tempo per gongolare un po’, guardando l’app Garmin:
186 battiti raggiunti, passo più veloce messo per terra: 3’46”/km… ma sempre Attenti al Cane!!! GRR GRR Bau Bau
Pelò soddisfatto
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta
