“Un altro giro” non è soltanto il racconto di una gara. È un viaggio dentro una delle discipline più affascinanti e imprevedibili dell’ultrarunning: la Backyard Ultra. Attraverso una scrittura ritmica, quasi ipnotica, Andrea Pelo di Giorgio accompagna il lettore nel susseguirsi dei loop, delle pause e dei pensieri che caratterizzano questa particolare sfida di resistenza. Tra strategia, osservazione, gestione delle energie e ricerca dell’equilibrio perfetto tra corpo e mente, emerge una riflessione profonda sul significato del tempo, della fatica e della capacità di esplorare i propri limiti. Un racconto che parla di corsa, ma soprattutto di consapevolezza e crescita personale.
Un altro giro – The Last Loop
Un altro giro,
un altro giro ancora,
sempre lo stesso percorso,
sempre lo stesso ritmo,
sempre le stesse facce.
Non serve forzare,
serve andare piano,
serve “forzare” per andare piano.
Non serve mettere alle tue spalle il maggior numero di atleti,
serve trovare un equilibrio,
serve pazienza,
serve immaginare la tua prestazione,
serve vederla continuare nel tempo,
oltre, poi ancora oltre, poi ancora oltre,
senza un confine all’orizzonte ma dentro ad un’immagine fissa,
60 minuti, la regola,
60 minuti,
il tempo max per un giro,
il timing ogni cui si deve ripartire.
Un altro giro,
un altro ancora e poi un altro,
sempre lo stesso percorso,
sempre uguali,
sempre le stesse facce,
sempre lo stesso ritmo.
È così che funziona la backyard,
si corre diversamente,
si gareggia diversamente.
6.710 metri,
60 minuti di tempo ….….tantissimi oggi,
molti di meno domani,
pochi ancora oltre,
insufficienti ad un certo punto
60 minuti per ripartire,
riposare,
nutrirti,
dormire,
cambiarti,
andare in bagno.
Un altro giro,
sempre lo stesso percorso,
sempre uguale,
sempre piano,
frenato,
economico.
Un altro giro in cui osservo,
ascolto il mio corpo,
gioco con la mente e gioco con il corpo,
una volta ogni tanto, ho necessità di variare.
Non ha senso,
lo so,
ancora sento di “doverglielo” e voglio accontentarla (ndr: la mente).
Un altro giro in cui mi impegno per raggiungere lui, l’altro e magari anche l’altro, mentre mi ripeto che non conta assolutamente niente.
È solo energia sprecata,
al 60° minuto saremo tutti a pari,
davanti o dietro che fossi.
Serve conoscersi,
anzi, serve conoscersi in quel preciso contesto,
trovare l’equilibrio perfetto tra corsa (lenta) e riposo.
L’equilibrio che permette ai muscoli di rilassarsi senza raffreddarsi,
che permette a te di riposare, reintegrare, regalarti una coccola,
che ti permette essere presente,
che permette alla tua mente di nutrirsi, motivarti, spingerti,
oltre la stanchezza
oltre il dolore.
Un altro giro,
un altro ancora,
sempre lo stesso percorso,
sempre uguale,
sempre le stesse facce.
Serve strategia,
organizzazione,
metodo,
economia d’esercizio per allontanare il più possibile il momento in cui la sofferenza diventerà potente,
il momento in cui ti sentirai bene,
il momento in cui il tuo stato di l’ultra atleta avrà un senso,
il momento in cui sentirai la vita incollata addosso,
la bellezza del tempo che non passa mai.
Un altro giro,
sempre uguale,
sempre lo stesso percorso,
un altro Loop,
un Loop di Dolomites Last Loop, l’evento Backyard che ho scelto per esplorare questa folle specialità Run.
Dobbiaco, una location fantastica, un loop incantevole, un’organizzazione al top, giovane, precisa e allegra ….sempre …… un week end in paradiso.
Vedere cosa succede lì dentro,
cosa succede ad Andrea,
alla sua mente,
al suo fisico,
esplorare me stesso,
esplorare la gara da dentro per migliorare Last Man Backyard Cervia, per crescere personalmente.
Una “casa” base, molto essenziale, per il riposo e recupero resa attiva e funzionale dalla presenza, conoscenza e passione di Lisa.
Sereno, tranquillo, divertito, deciso, curioso come un bimbo che vuole giocare e con idee ben chiare in testa.
Ore 12,00 si parte,
sole limpido e potente a 90° sulla testa
vestito leggero, spalle protette.
102 atleti pronti a partire
10 -> 9 -> 8 -> …..3 -> 2 -> 1-> Via !!!
Il primo giro,
Il primo dei sempre uguale,
del sempre lo stesso percorso,
dei sempre le stesse facce (che caleranno poi nel tempo).
Parto dietro, in fondo in fondo, dietro tutti
curioso di scoprire cosa succederà in corsa e nei riposi.
Un passo dopo l’altro,
osservo,
studio le caratteristiche del percorso, il terreno, le salite e le discese
serve capire bene dove correre, dove è meglio camminare,
affiancare ai diversi ritmi dettati dal percorso l’equilibrio per il tempo giusto finale ( 50’ — 52’)
Rimango dietro,
punto gli occhi su chi è già esperto,
su chi so capace di andare avanti con i giri,
osservo i comportamenti,
immagazzino dati,
registro sin dalle prime battute tutto ciò che mi sembra possa essere utile per il corso della gara e per la prossima Last Man.
Il giro finisce,
il primo degli altri giri
intervallati dalle pause, sempre le stesse pause,
lo stesso percorso per raggiungere “casa”,
lo stesso iter per garantire a me relax e quanto possa essermi utile,
senza pensare più di tanto (lo fa Lisa),
automatizzato nell’eseguire attendendo il vibrare del garmin
4 minuti: ancora riposo
3 minuti: ancora riposo
2 minuti: ancora riposo
1 minuto: mi alzo (a volte più contento a volte meno),
bevo un ultima volta e mi reco in partenza (a volte mi toccherà correre – che male ai muscoli – a causa di qualche dimenticanza)
Un altro giro,
sempre uguale,
sempre lo stesso percorso,
sempre gli stessi giochi mentali,
ma sempre una nuova benzina interiore,
sempre con una capacità di giocare godendo nel trovare sfumature che rendono ogni volta diverse, nuove le stesse cose.
Un altro giro,
un altro ancora,
come una spugna assorbo nuove sensazioni,
emozioni,
gioco con i dolori fisici che mi fanno sentire incredibilmente vivo,
trasformo così il negativo in positivo.
Un passo avanti l’altro,
lasciando che tutto scivoli,
lasciandomi libero di girovagare certo di una mente consapevole e di un obiettivo ben integrato in me stesso.
Un altro riposo,
mangio del riso,
vietato abbuffarsi,
ingurgitare,
avere fretta,
solo quello che ci sta.
Lisa è preziosa,
non spreco energie mentali,
lei mi organizza.
Un altro giro,
lo stesso percorso,
le stesse facce, tutte, almeno fino al 7° giro (primo obiettivo generico –oltre i 42 k)
Poi un altro giro,
sempre lo stesso percorso,
sempre meno facce,
inizia un nuovo gioco,
inquadrare gli atleti, supporre fino a quando ripeteranno i loop.
Ora, proprio ora mentre scrivo, sorrido,
sorrido pensando a Raphael,
spesso al mio fianco,
sempre più ricurvo su se stesso,
sempre più scomposto e sofferente nella camminata.
Sorrido al mio pensiero,
“lui dura poco” ,
troppo dispendio energetico nel suo gesto,
troppa sofferenza meccanica,
troppa sofferenza nel suo viso.
38 giri conclusi per Raphael, tantissimi,
non c’è una legge, c’è un equilibrio, una motivazione, un obiettivo,
c’è da crederci.
E allora
un altro giro,
un altro giro ancora,
sempre uguale,
sempre lo stesso percorso,
sempre qualche faccia in meno.
Poi un altro riposo,
tutto sempre uguale,
la stessa strada,
lo stesso iter,
lo stesso timing.
Ogni tanto, parto davanti,
ogni tanto faccio un giro tutto di corsa,
non ci sono variazioni di tempo, ci sono variazioni nel gesto.
Rimango in perfetto equilibrio,
fisico reattivo,
mente padrona.
Continuo a giocare,
continuo a correre seriamente,
in perfetto equilibrio, con un chiaro obiettivo:
“Vado a vedere cosa succede”
Succede una cosa molto bella,
faccio una scelta,
col sorriso, con la voglia di farla,
sentita e decisa nel corso dei giri.
Al decimo comunico a Lisa che sto molto bene, sono esaudito nell’arrivare alla 12° ora,
poi l’impulso dei traguardi prefissati,
almeno 15 giri, i 100 km,
prima di un altro giro
sempre uguale,
sempre nello stesso percorso,
sempre con le stesse facce,
ma come ogni momento, sempre diverso, sempre divertente, sempre motivante.
Il 14° poi il 15°,
corro ancora bene, 7 minuti più o meno dentro l’ora,
c’è ancora spazio,
ci starebbero ancora 4, forse 5…. o chissà quanti loop l’ultra-atleta sarebbe stato capace di portare a casa.
Suono la campana col sorriso,
felice di ciò che ho fatto,
felice di andare a dormire con la mia famiglia,
felice di potermi godere una domenica ed un lunedì di relax,
ma soprattutto felice di aver ancora davanti un ignoto che potrò andare a sfidare in un futuro prossimo alla ricerca di “vado a vedere dove arrivo”
Può anche essere tutto esattamente la stessa cosa,
ma ogni cosa uguale può essere tutte le volte diversa,
sta solo a te deciderlo.
Backyard, sempre un giro diverso.
Andrea Pelo di Giorgio
Mental Coach, Speaker Motivazionale e Ultra Atleta




